Il nodo nevralgico del lavoro

L’immagine che emerge sul lavoro nella società italiana, dal 44° Rapporto Censis, è estremamente grave.Nella consueta analisi economico sociale emerge un sistema affaticato che sopravvive, ma non è in grado di rilanciare. Così mentre la disoccupazione rimarrà alta, denunciano gli autori del rapporto, molti lavori che si svolgono non servono a creare “valore aggiunto” ma si limitano ad essere un mero strumento di intervento sociale.Proprio il lavoro è uno dei nodi nevralgici da sciogliere se si vuole immaginare una ripresa per il nostro Paese.SI riscontrano tre indicatori della crisi che vanno afforntati per promuovere il lavoro: – disinvestimento individuale, – despecializzazione imprenditoriale, – stagnazione del risparmio.

– Il disinvestimento individuale: Il lavoro diventa meno importante per le persone. Lo si noterebbe, ad esempio, osservando la diminuzione delle partite Iva, l’iniziativa autonoma è sempre meno appetita nel mercato del lavoro italiano. Si agiunga poi la scarsa attrattiva che il lavoro ha verso i giovani, secondo i quali – spiega il Censis – esso non è più il veicolo principale per la propria realizzazione; oppure la passività dei lavoratori più tutelati che non si appassionerebbero ai destini della loro azienda, perché esclusi dalla partecipazione d’impresa.- La despecializzazione imprenditoriale: le aziende italiane perdono le loro specificità, così, pian piano il made in italy diventerebbe meno attraente. La questione sembrerebbe risiedere nell’incapacità a fare sviluppo che porta lentezza nel sistema economico. Il confronto con l’incremento dei Pil è impietoso secondo le previsioni l’Italia chiuderà con un +0.7 contro la crescita del 3% della Germania, del 2% degli USA e dell’1,7% del Regno Unito «Il pericolo di despecializzazione altro non è che l’effetto di una mancata crescita, di una spinta propulsiva che da tempo sembra venire meno nel sistema Paese».- La stagnazione del risparmio familiare: il consumo che incentiva la domanda di beni interna nel nostro Paese, non cresce ed è dovuto alla situazione di dfficoltà dei nuclei familiari che vedono una contrazione dei nuclei che riescono a risparmiare, mentre aumenta l’esborso economico per l’aumento fiscale e per il pagamento di servizi pubblici (salute e servizi sociali).Insomma, la crisi economica in Italia non sembra finanziaria ma di sistema, tocca le persone che lavorano, le imprese e le potenzialità delle famiglie.Per uscirne alcune strade proposte dal rapporto potrebbero essere plausibili a partire da quella che auspica una nuova riscoperta del lavoro e della creatività dell’impresa che siano in grado di alleviare le fatiche economiche delle famiglie.Però non sembra sufficiente. Se uno dei problemi fondamentali è la crescita dell’occupazione, non basterà cercare di produrre di più, ma capire dove indirizzare gli investimenti per rendere il lavoro capace di costruire società e quindi di dare senso alle persone.Quel che appare è l’esigenza di un forte cambiamento che parta dalle motivazioni delle persone, che comprenda un nuovo modo di concepire il lavoro, un nuovo modo di leggere il mondo della produzione ed i legami tra lavoro e vita individuale e familiare.

Il nodo nevralgico del lavoro
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR