Il presidente Bottalico sul voto sulle riforme costituzionali

«Il superamento del bicameralismo paritario, una riforma a lungo attesa e potenzialmente in grado di accelerare l’iter legislativo, richiede una legge elettorale che rassicuri sul mantenimento di un adeguato equilibrio dei poteri fra governo e parlamento». Questo è il commento di Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, sul disegno di legge sulle riforme costituzionali approvato oggi alla Camera.

«La riforma del Senato – prosegue Bottalico – lascerà una sola Camera elettiva: per questo è importante riflettere sugli effetti che produrrà la nuova legge elettorale, di modo che questi siano compatibili con l’attuale forma di governo parlamentare. Qualora invece si ritenesse, legittimamente, di imboccare la via della forma di governo presidenziale, apparirebbe più prudente trovare il modo per eleggere in momenti diversi i componenti dell’Assemblea di Montecitorio e il capo dell’Esecutivo con i dovuti contrappesi costituzionali.

È pur vero che l’equilibrio costituzionale dipende in buona parte dalla saggezza delle persone che incarnano le istituzioni, e quindi alla prova dei fatti, ciò che suscita dubbi in astratto potrebbe comunque funzionare nel concreto, ma forse non rappresenta un dettaglio trascurabile considerare che siamo in un periodo di consistente oscillazione degli orientamenti elettorali tra l’astensionismo e la ricerca di nuovi leader carismatici.

Una domanda appare fondata: cosa potrebbe succedere il giorno in cui forze populiste ed autoritarie, anche con dei consensi molto minoritari, vincendo le elezioni, arrivassero ad avere il simultaneo controllo della Camera e del Governo? Chi oggi ha avuto il merito e dimostrato il coraggio di varare questo ampio disegno di riforme, ha la responsabilità anche di tenere in considerazione preoccupazioni di questo genere.

Gli aspetti della riforma costituzionale che riguardano il Titolo V, – conclude Bottalico – sembrano recepire le esigenze di un riordino delle competenze fra i vari livelli di governo a condizione che sulle nuove materie che tornano allo Stato si dia luogo una legislazione rispettosa delle autonomie locali».

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