Il primo Congresso nazionale delle Acli: Roma 1946

Le Acli nascono nel corso di una serie di incontri che si tengono a Roma dal 14 giugno al 5 luglio del 1944, a pochi giorni dalla liberazione della città dall’occupazione nazi-fascista e all’indomani della firma del Patto di Roma, che sancisce la costituzione del sindacato unitario.

Quale deve essere il ruolo delle Acli in un simile contesto? Nell’idea di Achille Grandi devono servire per curare la formazione religiosa, morale e sociale dei lavoratori cristiani, contribuendo a salvaguardare la specificità e il patrimonio ideale del cattolicesimo sociale all’interno della Cgil unitaria.

Lo strumento politico-giuridico che renderà possibile la nascita della nostra associazione è una comunicazione aggiuntiva al Patto di Roma in cui si dichiara che l’esistenza del sindacato unico non esclude che i lavoratori possano organizzarsi in “associazioni libere e formate per scopi educativi, politici, assistenziali e ricreativi e in altre opere di carattere cooperativo e professionale”. Le Acli, dunque, nascono come strumento per formare i cattolici nel sindacato unitario.

La prima uscita pubblica delle Acli si ha con un convegno svoltosi a Roma nei giorni 26-28 agosto 1944, nel convento di S. Maria sopra Minerva. L’incontro è indicato talvolta come la nascita “ufficiale” delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani. In questa occasione viene nominato Achille Grandi come presidente nazionale.

L’11 marzo 1945, quando Pio XII le definisce “cellule dell’apostolato cristiano moderno,” le Acli ottengono una sorta di investitura ufficiale da parte della gerarchia ecclesiastica.

Le basi sono gettate, con la fine della guerra e dopo il referendum istituzionale del 1946 col quale nasce la Repubblica Italiana, le Acli possono indire il loro I Congresso nazionale, che si tiene a Roma dal 26 al 28 settembre 1946. Non vi partecipa Achille Grandi, che aveva già lasciato la presidenza a Ferdinando Storchi nel febbraio 1945 per dedicarsi interamente all’impegno nella Cgil e che muore proprio nei giorni del congresso.

Il presidente Storchi nella relazione d’apertura del Congresso scrive chiaramente quale deve essere il ruolo delle Acli: «Perché è questa davvero l’originalità delle Acli e in ciò anche la loro specifica differenza da ogni altra associazione: quella di voler agire sulle masse lavoratrici  intervenendo nella loro vita, nei loro problemi anche tecnici, anche economici, anche sindacali, in quello cioè che è effettivamente e concretamente il mondo del lavoro, per preparare lavoratori onesti, moralmente sani, conoscitori dei loro problemi e fermamente decisi ad agire in tutti i campi che si sono aperti alle loro attività» (Relazione del presidente centrale Ferdinando Storchi – Roma, 26 settembre 1946)

Al termine dei lavori congressuali, che lo vedranno riconfermato come presidente centrale, Storchi spiega il significato del Congresso e il programma delle Acli: «Nessun dubbio, nessuna incertezza, nessuna esitazione sulla sostanza del nostro programma, sull’idea posta alla base della nostra azione; il nostro programma e l’idea che lo sorregge sono costituiti dalla dottrina sociale del cristianesimo. Ed è proprio per realizzare questo compito di cui sentiamo l’assoluta urgenza di fronte al premere e all’incalzare di masse scardinate da quello che è il loro centro vitale ed agitate nella ricerca – al di fuori dell’anima cristiana – di una vita sociale rinnovata, che noi abbiamo sentito come la sostanza del nostro impegno debba assolutamente tradursi nella necessità di riprendere immediatamente contatto con questo mondo del lavoro che in troppi casi si è allontanato da noi, anche perché noi lo abbiamo abbandonato, assumendo su di noi il peso di una responsabilità gravissima, di cui forse un giorno, se non provvedessimo a contrastarla, dovremmo amaramente misurarne le conseguenze. E poiché è proprio sul terreno sindacale in cui con maggiore urgenza dei problemi concreti è necessario portare i cattolici ad un intervento e ad un’azione che sia veramente decisa e che non ammetta incertezze né titubanze, né dispersioni, né soprattutto assenteismi, è stato veramente col grido unanime di tutti i Delegati raccolti al Congresso, che le Acli hanno preso solenne impegno di dedicarsi – in conformità alla loro precisa funzione e cioè al loro scopo primario – al compito di svolgere tra le masse dei lavoratori una funzione di orientamento e di guida nel campo sindacale» (Ferdinando Storchi, Significato del Congresso, ne “Il Giornale dei lavoratori” n.39 del 6-13 ottobre 1946).

Lo Statuto approvato dal Congresso ribadisce questi concetti: Le Acli sono l’espressione della corrente cristiana in campo sindacale. Esse raggruppano coloro che, nell’applicazione della dottrina del cristianesimo secondo l’insegnamento della Chiesa, ravvisano il fondamento e la condizione di un rinnovato ordinamento sociale in cui sia assicurato secondo giustizia il riconoscimento dei diritti e la soddisfazione delle esigenze materiali e spirituali dei lavoratori. Le Acli intendono pertanto promuovere l’affermazione dei principi cristiani nella vita, negli ordinamenti, nella legislazione, integrando l’opera delle organizzazioni sindacali unitarie per tutto quanto esula dai compiti specifici riservati ai sindacati, ai quali intendono assicurare la completa e la più efficace partecipazione dei lavoratori cristiani. (art. 1 – Statuto Acli 1946)

Il primo Congresso nazionale delle Acli: Roma 1946
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