Il quinto Congresso nazionale delle Acli: Bologna 1955

Il V Congresso Nazionale delle Acli, che si svolse a Bologna dal 4 al 6 novembre 1955 “Un grande movimento operaio cristiano, guida della classe lavoratrice e alternativa al mito marxista”, nacque  sotto l’influenza del successo e del significato della storica giornata del «primo maggio cristiano».

Per i loro primi dieci anni di vita le Acli organizzarono a Roma una manifestazione popolare in una piazza del Popolo gremita da oltre 200.000 aclisti provenienti da ogni parte d’Italia, il presidente Dino Penazzato tenne il discorso delle tre fedeltà.

Una triplice fedeltà guida ed illumina il nostro impegno, di oggi, di sempre.

Fedeltà alla classe lavoratrice: una fedeltà che ci è facile e naturale, che abbiamo nel sangue perché siamo lavoratori, … È la fedeltà a noi stessi, alle nostre origini, alle nostre famiglie.

Fedeltà alla democrazia, come alla strada che consente ogni sviluppo e garantisce il progresso nella dignità. La democrazia nel nostro paese è stata in pericolo e non ha cessato di esserlo: qui rinnoviamo il nostro impegno di essere vigili e fermi contro ogni ingannevole lusinga, di essere forti nella libertà per essere forti nella giustizia, come uomini e non come servi o strumenti.

Fedeltà alla Chiesa: una fedeltà dolce e forte, che segna e accompagna tutta la nostra vita. Fedeltà a un insegnamento morale che pone le basi di ogni saldo rapporto tra gli uomini, che ispira il superamento degli egoismi, la sola via per costruire per sempre.

(Dino Penazzato, “Una forza nuova nel mondo del lavoro” – Discorso tenuto il 1°maggio 1955)

Nel pomeriggio in piazza San Pietro Pio XII battezzò il 1°maggio come festa cristiana e la pose sotto il patrocinio di San Giuseppe artigiano. Il primo maggio, ben lungi dall’essere risveglio di discordie, di odio e di violenza, è e sarà un ricorrente invito alla moderna società per compiere ciò che ancora manca alla pace sociale […] (Dal discorso di Pio XII in piazza S. Pietro – 1°maggio 1955)

Sul tema della guida della classe lavoratrice, Penazzato, nel discorso di apertura del congresso , riconobbe che essere guida della classe lavoratrice era un obiettivo da raggiungere per il quale occorreva rafforzare le Acli in ogni settore, soprattutto sul piano delle idee e della capacità di operare.

La relazione generale aveva, comunque, presentato delle cifre organizzative molto incoraggianti: quasi 750.000 tessere distribuite valide per il congresso (con oltre 200.000 soci in più rispetto al congresso del 1953) e oltre 6.000 circoli con l’aggregazione (cioè una quota annuale da versare per avere il diploma di riconoscimento e la spedizione della stampa aclista: un metodo di indubbia utilità per evitare statistiche fittizie). In sostanza si trattava di un bilancio ampiamente positivo per un’organizzazione che festeggiava i suoi primi dieci anni di vita, e quindi una base forte per l’auspicato rilancio.

Nella mozione conclusiva del V Congresso Nazionale si può leggere:

Il V congresso nazionale … si impegna a una sempre più approfondita opera di formazione religiosa, morale e civica dei lavoratori cristiani, realizzando in tal modo compiutamente il mandato del IV congresso nazionale di Napoli, il quale volle le Acli tutte trasformate in “scuola di formazione, al fine di fornire alla classe lavoratrice italiana un principio operativo di rinnovamento personale e sociale” adeguato alla sua responsabilità storica.

Le Acli, coerenti alla loro vocazione operaia e cristiana, si sentono impegnate verso la chiesa e verso la società italiana a contribuire allo sviluppo della coscienza sociale cristiana, premessa di maggiore giustizia nella libertà e garanzia della completa espansione della persona umana.

Le Acli sono consapevoli che tali obiettivi vengono contrastati dalla chiusura che caratterizza tanta parte della classe dirigente economica e dalla massiccia presenza marxista in Italia. Pertanto giudicano loro dovere porsi quale autentica forza sociale sostitutiva del mito marxista e quale matrice di una nuova classe dirigente preparata a partecipare – con le altre forze e ceti sociali convinti della necessità storica dello sviluppo democratico del paese –  alla realizzazione del benessere nazionale, all’attuazione della costituzione, al raggiungimento della pace fra i popoli e dell’unione dei popoli liberi.

Le Acli, nel loro sforzo di approfondire la situazione italiana e di interpretarla alla luce del Vangelo, affermando la volontà di impiegare tutti i mezzi e gli strumenti operativi a propria disposizione, indicano nell’interesse della classe lavoratrice e della comunità nazionale gli obiettivi essenziali in armonica ascendenza e in contemporanea attuazione:

nel campo aziendale;

nel campo sindacale;

nel campo amministrativo;

nel campo politico;

nel campo economico.

 (Mozione conclusiva del V Congresso Nazionale Acli – Bologna, 6 novembre 1955)

Il quinto Congresso nazionale delle Acli: Bologna 1955
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