Il Rapporto Cesos sulle relazioni sindacali in Italia e in Europa 2008-2009

Un rapporto sulle relazioni sindacali in Italia e in Europa nei due anni della crisi globale.
E’ stato presentato lo scorso 14 luglio presso il parlamentino del Cnel, a Roma, e dedicato allo scomparso segretario generale Domenico Paparella, il consueto Rapporto biennale Cesos (Centro Studi Economici Sociali e Sindacali) sulle relazioni industriali.
Si tratta di una ricerca che affronta un biennio, il 2008-2009, che sarà certamente ricordato, in una prospettiva storica, come uno dei passaggi più difficili per la congiuntura economica internazionale.
Il Rapporto, che si avvicina al proprio trentennale, è stato coordinato quest’anno da Francesco Lauria, e si è avvalso, come di consueto, di un ampio e plurale gruppo di collaboratori, scelti tra i massimi esperti di relazioni industriali, tra i quali,: Marco Cilento, Serafino Negrelli, Cesare Vignocchi, Lorenzo Bordogna, Lauralba Bellardi, Vito Leccese, Gianni Roma, Fedele De Novellis, Federica Origo, Andrea Ciarini.
Di seguito si riportano alcune delle principali analisi della ricerca, consultabile integralmente sui siti internet del Cnel e del Cesos.

Per quel che riguarda le dinamiche occupazionali, esse hanno comportato una perdita di posti di lavoro non sempre proporzionale alla caduta della produzione. I casi più evidenti di sofferenza occupazionale sono stati quelli di Stati Uniti e Regno Unito e, nell’area euro, della Spagna. Altre economie hanno registrato risposte del mercato del lavoro alla crisi meno accentuate anche per effetto delle politiche che hanno cercato di incentivare schemi di lavoro ad orario ridotto volti ad evitare il distacco del lavoratori dal loro posto di lavoro. Le perdite occupazionali (relativamente al solo lavoro subordinato) sono state più contenute nelle grandi economie dell’Europa continentale: Italia, Francia e Germania.
Il dialogo sociale europeo è stato, da un lato, fortemente condizionato dalla crisi economica e finanziaria, dall’altro ha anche interamente interagito con essa con un ruolo crescente delle parti sociali rispetto ai processi di ristrutturazione delle imprese, dei settori e dei territori.
L’attività legislativa europea è stata caratterizzata, nel periodo considerato, dall’approvazione della Direttiva sui dipendenti delle Agenzie di lavoro interinale, dalla revisione della Direttiva sui Comitati Aziendali Europei (Cae) e dalla (per ora fallita) revisione della Direttiva sull’orario di lavoro.
Un focus particolarmente approfondito del Rapporto Cesos di quest’anno è legato, nell’ambito delle norme europee e di regolazione di rapporti di lavoro, al ruolo crescente tendono ad assumere le decisioni della Corte Europea di Giustizia (ECJ) nel 2008 si ricordano i casi Ruffert e Lussemburgo che hanno fatto seguito alle sentenze Viking e Laval risalenti alla fine del 2007 che hanno condizionato le politiche degli stati membri rispetto al distacco transazionale di manodopera, le forniture dei servizi, l’esercizio del diritto di sciopero e la nozione di ragioni di “ordine pubblico”.
Nel periodo considerato rispetto alla dimensione intersettoriale del dialogo sociale (anche alla luce dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona) si rilevano gli accordi tra le parti sociali europee sulla cura dei figli dei lavoratori e sulle violenze sul posto di lavoro mentre, in funzione di contrasto alla crisi, ha assunto particolare rilevanza il “Tripartite Social Summit” del 29 ottobre 2009. Infine va ricordato il lancio della Strategia post Lisbona (Europa 2020) da parte del Presidente della Commissione Europea Barroso.
Per quel che riguarda l’evoluzione degli assetti contrattuali nei principali paesi dell’Ue si riscontra, dopo una significativa divaricazione tra gli assetti di relazioni industriali dei paesi membri (dovuta sostanzialmente all’allargamento) una parziale convergenza dei sistemi nazionali di regolazione del lavoro. Rispetto ai sistemi a debole sindacalizzazione si riscontra inoltre  una, pur variegata, tendenza alla centralizzazione a livello nazionale degli assetti contrattuali. Per quel che riguarda l’Unione Europea a 27 gli iscritti ai sindacati hanno superato i 42 milioni di unità con tendenze piuttosto varie per quel che riguarda l’evoluzione del tasso di sindacalizzazione che risulta stabile nella paesi della vecchia Unione a 15.

Per quel che riguarda l’Italia che, a parità di ciclo economico, aveva mantenuto ritmi di crescita inferiori agli altri paesi, la caduta del prodotto è stata molto marcata e, soprattutto, nella seconda parte del 2009, i segnali di recupero dei livelli produttivi sono risultati deboli. Il Pil, diminuito dell’1,3 % nel 2008 ha registrato una flessione del 5% nel 2009.
Con l’irrompere della crisi gli ammortizzatori in deroga si sono realisticamente presentati come l’unico strumento attivabile in maniera immediata ed efficace. In questo senso sono intervenute alcune norme del c.d. “decreto anti crisi” convertito nella legge 2/2009 e l’accordo tra Governo e Regioni sul finanziamento ed i criteri di gestione degli ammortizzatori sociali in deroga (Febbraio 2009).
L’attuazione dell’Accordo Governo Regioni, in particolare nella parte relativa, al collegamento tra politiche attive del lavoro e ammortizzatori sociali, si è rivelata una sostanziale innovazione nel sistema di welfare italiano, innovazione che ha dimostrato, pur in un momento segnato dalla gravità della crisi economica e dalla divaricazione politica tra le principali confederazioni sindacali, l’importanza del ruolo e dell’azione delle parsi sociali.
Si riscontra inoltre anche un rilancio della concertazione e della contrattazione sociale territoriale, con un’azione di “welfare di fonte contrattuale” nel campo del sostegno al reddito, della formazione professionale, dell’assistenza medica, della previdenza complementare ed interessanti incroci di dinamiche di sussidiarietà verticale ed orizzontale.
Sul fronte delle relazioni sindacali, se il 2007 si era chiuso con l’approvazione della Legge 247 di applicazione del Protocollo su previdenza, lavoro e competitività per l’equità e la crescita sostenibili raggiunto tra Governo e parti sociali e con l’approvazione di una piattaforma unitaria CGIL CISL e UIL sul fisco, dal titolo Per valorizzare il lavoro e far crescere il paese.
La riforma del modello contrattuale, introdotto dall’accordo tripartito del luglio 1993, diviene il principale filo conduttore delle relazioni industriali del biennio 2008-2009.
Nell’estate del 2008 quando il confronto sulla riforma del modello contrattuale entra nel vivo i rapporti tra i sindacati confederali portano ad una tensione crescente fra Cisl e Uil da un lato e Cgil dall’altro.  Il 12 settembre 2008 Confindustria presente una propria piattaforma.
Il 10 ottobre 2008 Cisl e Uil sottoscrivono con Confindustria un testo intitolato: Proposta di linee guida per la riforma della contrattazione collettiva, mentre il 30 ottobre 2008 un accordo tra Governo e Cisl e Uil dà il via libera al rinnovo dei contratti collettivi dei dipendenti pubblici.
Il 22 gennaio 2009 viene firmato da Palazzo Chigi da Cisl, Uil, Confindustria, Governo (in quanto uno dei datori di lavoro dei dipendenti pubblici) ed altre 35 organizzazioni (ma non la Cgil) un Accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali, cui faranno seguito una serie di accordi interconfederali settoriali.
Se affrontiamo l’evoluzione della contrattazione, nel corso del 2009 si registra, per la prima volta, rispetto agli anni predenti, una riduzione estremamente significativa dei dipendenti con contratto scaduto mentre la dinamica delle retribuzioni contrattuali risulta complessivamente allineata con la crescita dell’inflazione (anche se nel 2009 la caduta dell’inflazione stessa è seguita solo parzialmente dalle retribuzioni).
I contratti di comparto per le pubbliche amministrazioni sottoscritti nel 2008-2009 sono destinati a lasciare traccia, più che per i contenuti, per il fatto di essere gli ultimi siglati prima delle rilevanti modifiche apportate dal d.lgs 150/2009.
Per quel che riguarda il rapporto tra accordi interconfederali e contrattazione nazionale di categoria nel settore privato si sottolinea come i contratti nazionali abbiamo recepito le principali disposizioni contenute negli accordi interconfederali pur con una certa flessibilità
Il modello dell’Accordo quadro, come quello del Protocollo del luglio 1993, è pertanto caratterizzato da un certo tasso di fluidità che consente lo sviluppo di sistemi contrattuali di categoria e di settore diversi e molteplici.

Una particolare attenzione è stata posta in alcuni rinnovi sull’individuazione di strumenti e procedure utili per la diffusione della contrattazione di secondo livello, sul presupposto che nelle aziende di minori dimensioni un ostacolo al raggiungimento di questo obiettivo sia costituito dalla difficoltà di individuare e gestire indicatori di produttività, qualità ed altri elementi di competitività.
Per il particolare intreccio tra tempi di stipula del rinnovo, tempi di erogazione degli aumenti ed effetti connessi, devono citarsi i due rinnovi del 2009 dei metalmeccanici e dei chimici. Questi si segnalano non solo per aver dato applicazione alle nuove regole sulla durata del contratto, ma anche per essere stati stipulati – rispettivamente – il 15 ottobre e il 18 dicembre, prima della scadenza naturale del contratto rinnovato fissata al 31 dicembre 2009). Ciò ha determinato significativi effetti sui termini di vigenza del nuovo contratto e sulla corresponsione degli aumenti pattuiti, che sono stati corrisposti dalla data di decorrenza senza soluzione di continuità.
Per quanto concerne, la contrattazione decentrata, l’analisi sembra confermare che nei periodi di crisi economica diminuisce, in generale, l’intensità di contrattazione, ma aumenta la contrattazione connessa alla soluzione di problemi occupazionali. In particolare, se nei periodi di più elevata intensità di contrattazione (cioè fino al 2005) questa coinvolgeva numerose materie, almeno in taluni dei settori considerati dall’analisi (Alimentare, Chimica e Materiali per costruzioni), nel periodo di minore intensità (ivi compresi il 2008 ed il 2009) il numero delle materie trattate si restringe, riducendosi frequentemente al solo trattamento economico o alla gestione delle eccedenze. Il trattamento economico risulta, in generale, la materia con la più elevata frequenza di contrattazione, mentre quella della gestione delle eccedenze ha un andamento tendenzialmente opposto a quello dell’intensità di contrattazione, poiché cresce negli anni nei quali quest’ultima decresce.

Per quel che riguarda le retribuzioni contrattuali esse hanno reagito alla crisi meno di quanto accaduto per la media dell’area europea, ma le componenti aggiuntive della retribuzione hanno risentito della crisi in misura più ampia. Si può quindi affermare che la crisi ha condizionato i salari in Italia essenzialmente sulle componenti di secondo livello.
Le differenze retributive di genere, siano esse frutto di discriminazione salariale o di segregazione occupazionale, continuano ad essere un tema rilevante a livello europeo e italiano. Il tema delle pari opportunità risulta ancora più cruciale in una fase di severa crisi economica, in cui c’è il rischio che i costi di aggiustamento si distribuiscano in maniera diseguale nella popolazione, andando a colpire soprattutto le donne (CE, 2010).

Nell’analisi delle relazioni sindacali 2008-2009 particolare attenzione va prestata, infine, alla contrattazione sociale e alla bilateralità, ovvero a quelle pratiche di concertazione locale che vedono le organizzazioni sindacali a vario titolo coinvolti nei processi di policy making in funzione di rappresentanza della cittadinanza in generale. Accanto quindi alla contrattazione e alla rappresentanza sui luoghi di lavoro possiamo mettere in evidenza un nuovo ambito di radicamento sindacale che soprattutto a livello locale tende a saldarsi con i processi di governo del welfare e dello sviluppo.
Rapporto completo CESOS

Il Rapporto Cesos sulle relazioni sindacali in Italia e in Europa 2008-2009
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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