Il Ri(S)catto del presente. Giovani e lavoro nell’Italia della crisi

Gli studenti di Roma Tre approfondiscono le strategie di adattamento al nuovo mondo del lavoro e le proposte Acli per la formazione, con alcuni docenti dell’ateneo e i curatori della ricerca Iref

 

Roma, 9 maggio – Cosa significa e cosa implica essere “nativi precari”? A queste domande inizia a dare risposta il saggio Il Ri(s)catto del Presente. Giovani e lavoro nell’Italia della crisi di Iref – Istituto di Ricerche Educative e Formative delle Acli Nazionali, attraverso il seminario agli studenti di Roma Tre tenutosi oggi al Dipartimento di Scienze della Formazione.

Il Ri(s)catto del Presente è un’indagine statistica realizzata da Iref in un anno di lavoro – nella modalità web survey coinvolgendo 2.500 under30 italiani. Scopo di questo studio: indagare le modalità di approccio al mondo del lavoro e la capacità di adattamento dei Millennials, al nuovo mercato professionale.

Uno studio condotto con un disegno di ricerca innovativo. I giovani – intervistati via web – sono stati suddivisi in 3 gruppi: “cervelli in fuga” scappati dal Paese per lavorare all’estero (gli expat), giovani delle seconde generazioni (figli di immigrati) e gli under30 rimasti in Italia. L’indagine vuole comprendere meglio le strategie e le forme di riscatto messe in atto nella ricerca di lavoro e nell’approccio a questo mondo instabile, precario e poco remunerativo, da questi giovani lavoratori nati negli anni ‘90 e cresciuti con la crisi economica.

Due delle circostanze più interessanti emerse dalla ricerca sono legate alle forme di “lavoro in deroga”. Dal punto di vista dei giovani, infatti, questa modalità di sospensione volontaria ma forzata dei propri diritti viene vissuta come una forma di adattamento dovuta al sistema del “nuovo” mondo del lavoro. Un 27% degli intervistati rinuncerebbe ai giorni festivi per mantenere il posto di lavoro, ma le percentuali scendono a favore di diritti più elementari come i giorni di malattia retribuiti (soltanto il 10,5% chiuderebbe un occhio); una busta paga equa (un 12,4% si farebbe pagare meno del dovuto per tenersi il posto di lavoro); le ferie (il 16,7% non andrebbe in vacanza pur di lavorare), contro un 32,8% che ha dichiarato che non rinuncerebbe mai ai propri diritti di lavoratore, per farsi assumere o mantenere il posto di lavoro.

“La sensazione è che quando si affronta il tema del lavoro dei giovani si sbagli prospettiva – dichiara Paola Vacchina, Presidente Iref – In questo saggio e nel dibattito che ne consegue volevamo parlare bene dei giovani, senza fare loro la morale. L’Italia che gli stiamo lasciando richiede coraggio: il coraggio di studiare quando il valore della formazione è messo in secondo piano dal produttivismo; il coraggio di cercare lavoro quando tutti dicono che non ce n’è; il coraggio di fare la valigia e andarsene dall’Italia. Il coraggio di scegliere: senza questa risorsa il futuro non può esistere. Questi giovani – conclude Vacchina – fronteggiano con realismo le difficoltà e manifestano forme di resilienza che si concretizzano spesso in conformazioni sociali auto-organizzate per sostenersi reciprocamente. È nostro dovere ascoltare questi giovani e dotare il nostro Paese di un’adeguata infrastruttura formativa, che li prepari al lavoro di oggi e di domani”.

Anche il Presidente Nazionale delle Acli Roberto Rossini sottolinea l’urgenza di implementare un piano di azione per la formazione professionalizzante.

“La storica assenza di un forte sistema formativo in Italia – spiega Rossini – è la causa principale della dispersione scolastica, universitaria e del fenomeno dei Neet. I giovani in formazione non entrano in contatto con le reali richieste di profili professionali del mondo del lavoro. Occorre un piano di interventi articolato su tre fronti principali: potenziamento della filiera dell’istruzione tecnica superiore non accademica, con relativo aggiornamento delle qualifiche e dei diplomi professionali richiesti dal tessuto produttivo attuale e futuro, per rispondere alle evoluzioni del mondo del lavoro. Inserimento della formazione tra i “nuovi” diritti dei lavoratori, intesa come formazione professionalizzante e formazione continua a chi è già entrato nel mondo del lavoro, come parte integrante delle politiche attive del lavoro, anche nei confronti dei migranti. Rilancio degli enti di formazione accreditati con misure fiscali agevolate e accesso facilitato ai fondi strutturali”.

Tra le altre proposte delle Acli per un piano di riscatto concreto del lavoro, anche il rafforzamento del piano formativo legato al programma nazionale Garanzia Giovani; una speciale pianificazione di interventi di tutela a favore dei lavoratori delle piattaforme; l’istituzione di un social bonus dedicato al lavoro giovanile: una modifica a favore del Terzo Settore promosso da giovani o rivolto ai giovani, che preveda trattamenti fiscali agevolati e per terminare; un’ultima proposta dedicata alle madri: il riconoscimento del valore sociale della maternità e del lavoro di cura, proponendo un aumento del valore dello stipendio netto in caso di figli.

Al termine del seminario, gli studenti di Roma Tre hanno dibattuto le proposte e i commenti degli autori, rendendo giustizia alla ricerca IREF e confermando i dati statistici raccolti dalla web survey.

 

Guarda il Contenuto su RaiPlay (è necessario registrarsi):

https://www.raiplay.it/video/2018/05/Le-parole-della-settimana-25bd3c9f-ace4-4d71-b1fc-f9e380e0926c.html