Il Signore si fa presente in Gesù

La festa della dedicazione della Basilica Lateranense, che si svolge il 9 novembre,  vuole fare memoria della prima basilica cristiana a Roma, luogo dove risiederanno i papi per lungo tempo, basilica di pietra su cui si fonda la comunione della comunità e che è simbolo del Signore presente in essa.

La cacciata dei venditori dal tempio di Gerusalemme viene anticipata da Giovanni all’inizio del ministero di Gesù, rispetto ai sinottici che pongono questo episodio dopo l’ingresso di Gesù a Gerusalemme appena prima della passione.

Il significato di questo gesto profetico è che Gesù vuole indicare che il tempio è contaminato dalla condotta peccaminosa del popolo, che proprio con il suo peccato lo distruggerà se non convertirà la propria vita.

Tutto quello che serviva per la gestione ordinaria dei sacrifici porta con sé il rischio di fare del luogo della presenza di Dio, il santuario, non un luogo di preghiera, ma una piazza di mercato, pervertendo così il senso del tempio.

Davide avrebbe voluto costruire una casa al Signore, al posto della tenda in cui erano deposte le tavole della legge, ma è il Signore che invece costruisce un casato a Davide, da cui uscirà il Messia che salverà il popolo.

Gesù si presenta con un gesto simbolico, come quello compiuto dagli antichi profeti, che viene riconosciuto dai discepoli e messo in discussione dai Giudei. I discepoli riconoscono che Gesù è guidato dallo zelo per il Signore (cfr. Sal 69,10, salmo ritenuto messianico). I giudei invece chiedono un segno, come normalmente si faceva a chi avanzava pretese messianiche.

Gesù non comanda la distruzione del tempio, ma constata che il peccato del popolo lo distruggerà, come era già accaduto al tempo dell’esilio a Babilonia.

I tre giorni qui menzionati rimandano al segno di Giona, come segno della resurrezione di Gesù.

Qui si inserisce l’evangelista che esplicita quanto è implicito nelle parole di Gesù, e che si avvale della sua condizione di testimone della morte e resurrezione di Gesù.

E’ nella vita di Gesù, nel suo corpo morto e risorto, che oramai il Signore si fa presente nella storia. Non più in un tempio di pietra, ma in un corpo vivo che vivifica.

Giovanni testimonia che i discepoli hanno compreso tutto questi solo dopo la resurrezione, riprendendo la testimonianza delle Scritture e della parola di Gesù.

 

9 novembre 2014 – Dedicazione della Basilica Lateranense

Giovanni 2,13-22

13 Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

14 Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.

15 Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, 16 e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».

17 I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

18 Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». 19 Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». 20 Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». 21 Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

22 Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

 

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Il Signore si fa presente in Gesù
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