Ilo: il Rapporto sulla discriminazione sul lavoro nel mondo

L’Ufficio Internazionale del Lavoro (Ilo) ha presentato il Rapporto Globale sulla discriminazione: “Uguaglianza nel lavoro: una sfida continua”.Il rapporto mostra come la discriminazione sul lavoro sia una fenomeno sempre più rilevante che la crisi ha per certi versi accentuato e che ha colpito sopratutto le categorie più vulnerabili – donne, migranti, lavoratori non specializzati – ma persino i laureati alla ricerca del loro primo impiego.  Le donne, infatti, continuano ad essere pagate meno, in media il 70-90% in menodi quanto guadagnino i loro colleghi uomini; sono maggiormente vulnerabili alle molestie sessuali e la gravidanza spesso compromette la loro carriera, portandole persino al licenziamento.Gli immigrati, nonostante rappresentino in alcune regioni il 20% della forza lavoro, continuano ad essere esclusi dai sistemi di protezione sociale (malattia, pensioni, ecc…).

La crisi di questi anni spesso ha generato un malessere sociale che ha visto proprio questa categoria al centro di politiche xenofobe. Religione, status sociale, etnia e razza ancora vengono utilizzati per stigmatizzare chi è diverso da noi.Anche chi esprime la propria idea politica può andare incontro a gravi conseguenze, e ciò vale soprattutto per chi lavora nella pubblica amministrazione. In alcuni paesi, la legislazione prevede un determinato orientamento politico per poter avere accesso ad un posto nel settore pubblico. Per non parlare dell’omosessualità, considerata un crimine in alcuni paesi.Nonostante siano 470 milioni le persone disabili in età lavorativa, il tasso di occupazione risulta ancora essere molto basso e nei paesi in via di sviluppo, secondo quanto stimato dall’Onu, l’80% vive nella povertà. Obesità, tabagismo e malattie come l’Hiv/Aids possono condizione all’accesso e al mantenimento del posto di lavoro.L’obiettivo dell’Ilo è quello di favorire una crescita più sostenibile e delle società più giuste. L’Europa, come altri paesi del mondo, ha registrato progressi positivi nella legislazione e nelle politiche contro la discriminazione. Ma il problema deve essere affrontato non solo a livello internazionale e nazionale, ma anche sul posto di lavoro, favorendo il dialogo tra le organizzazioni datoriali e dei lavoratori. Il principio di non-discriminazione è stato incluso tra le priorità dei programmi Nazionali per il Lavoro dignitoso (Decent Work Country Programme) di 36 paesi, ponendo l’attenzione soprattutto sulla equa retribuzione, l’eliminazione della discriminazione razziale e il potenziamento dei mezzi legislativi.Il contesto economico e sociale, l’insufficienza di dati necessari a monitorare il fenomeno, l’assenza o la scarsità di istituzioni e ispettori del lavoro in grado di attuare azioni di controllo e denuncia costituiscono gli ostacoli più difficili da superare. Ostacoli, questi, che hanno dato spunto alle quattro azioni prioritarie dell’Ilo per il futuro:

promozione della ratifica e applicazione universale delle due Convenzioni fondamentali dell’Ilo (n. 100 del 1951 e n. 111 del 1958) sull’uguaglianza e la non discriminazione;
sviluppo e condivisione delle conoscenze relative all’eliminazione della discriminazione in materia di impiego e di professione;
sviluppo della capacità istituzionale dei costituenti dell’Ilo affinché realizzino in modo efficace il diritto fondamentale alla non-discriminazione nel lavoro;
rafforzamento dei partenariati internazionali con i principali attori impegnati nella promozione dell’uguaglianza.

Ilo: il Rapporto sulla discriminazione sul lavoro nel mondo
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR