Immigrati: una direttiva UE per voto alle amministrative

Olivero: «È tempo di costruire finalmente una politica comune europea sul tema dell’immigrazione»Una direttiva dell’Unione europea per concedere il diritto di voto nelle elezioni amministrative ai cittadini stranieri stabilmente residenti nei Paesi membri. È la richiesta che viene da Palermo dove le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani sono impegnate in una quattro giorni sul tema del lavoro e dell’immigrazione in Europa (La migrazione nell’Unione europea tra mercato del lavoro, diritti e sicurezza). 
Sono circa 20 milioni gli immigrati non comunitari legalmente residenti in Europa (oltre 3 milioni e mezzo in Italia, secondo l’Istat). Ma solo alcuni Paesi europei concedono il voto agli stranieri che non provengano dai Paesi membri. La Svezia dal 1975. La Danimarca dal 1981. L’Olanda dal 1985. La Norvegia dal 1993. E poi la Svizzera, l’Irlanda, il Belgio e il Lussemburgo. In altri Paesi, tipo la Francia, la questione è dibattuta da decenni. In altri ancora, l’Italia tra questi, «è forte l’azione di ostruzionismo da parte di alcune forze politiche», affermano le Acli, che con altre organizzazioni della società civile sostengono la campagna “L’Italia sono anch’io”, per il riconoscimento della cittadinanza ai figli degli stranieri che nascono in Italia e il voto alle elezioni amministrative agli immigrati stabilmente residenti.
«È tempo di costruire finalmente una politica comune europea sul tema dell’immigrazione – afferma il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero – che porti i singoli Paesi a favorire l’integrazione sociale e il riconoscimento dei diritti dei cittadini migranti, a partire dal lavoro e dalla cittadinanza. Le istituzioni europee stanno tentando da tempo di realizzare a questo scopo un’armonizzazione delle normative e degli strumenti di intervento. Ma fino ad oggi gli Stati dell’Unione hanno coniugato la questione immigrazione soprattutto sul piano della sicurezza, allontanando di fatto il raggiungimento dei diritti di cittadinanza».
Già da oggi in tutta l’Unione europea è valido il “permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo”. È un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, introdotto per forza di una direttiva europea, che viene concesso dopo cinque anni di residenza e a fronte di un reddito minimo di sussistenza. «Ora occorre fare un passo in avanti – afferma Olivero – ed emanare una nuova direttiva per arrivare in tutti i Paesi dell’Unione al riconoscimento del diritto di voto alle elezioni amministrative».
 «La scommessa dell’integrazione – conclude il presidente delle Acli – si gioca in gran parte sul piano dei territori, delle comunità, degli enti locali, e quello del voto rappresenta un passaggio ineludibile per l’assunzione di precisi diritti e doveri da parte degli immigrati e delle stesse istituzioni. Un passaggio fondamentale per la stessa costruzione dell’unità politica e non solo economica dell’Unione europea»
In Italia, secondo l’Istat, i cittadini non comunitari regolarmente presenti sono 3.637.724 (+102mila dal 2011), di cui oltre la metà (1.896.223, 52%) “soggiornanti di lungo periodo” (erano 1.638.734 nel 2011). I Paesi di cittadinanza più rappresentati sono Marocco (505.369), Albania (491.495), Cina (277.570), Ucraina (223.782) e Filippine (152.382). I minori non comunitari presenti in Italia rappresentano il 23,9% degli stranieri non comunitari regolarmente soggiornanti.

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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR