Immobile in comodato: Chi paga Tasi, Imu e Irpef?

Ho concesso in comodato a mio figlio un immobile acquistato come seconda casa. Vorrei sapere come dobbiamo comportarci ai fini dell’Imu, della Tasi e dell’Irpef.

Fondamentalmente ai fini dell’Imu, della Tasi e dell’Irpef, le maggiori responsabilità ricadono sempre a carico del proprietario.

Ai fini dell’Imu, il soggetto passivo è il padre, che dovrà pagare l’imposta piena sulle seconde case non essendo dimorante nell’immobile. Se però il Comune ha deciso di assimilare a prime case gli immobili concessi in comodato d’uso gratuito a parenti entro il terzo grado o affini entro il secondo, il padre potrebbe essere esentato dal versamento dell’Imu (a ogni modo, per averne la certezza assoluta, bisognerebbe comunque fare riferimento alla delibera comunale).

Venendo poi alla Tasi, entrambi i soggetti, cioè il padre in quanto possessore e il figlio in quanto occupante, sono chiamati a versare il tributo. La Tasi infatti è dovuta sia dai proprietari che dagli occupanti. Per questi ultimi la quota da versare può variare da un minimo del 10 a un massimo del 30 per cento, calcolata comunque sulla base dell’aliquota cui è soggetto il possessore.

Infine, per quanto riguarda l’Irpef, potenzialmente il soggetto passivo è sempre il padre, con l’obbligo quindi di dichiarare l’immobile nel 730. In questo caso, però, bisogna considerare alcune variabili. Di norma infatti le seconde case già soggette a Imu non pagano l’Irpef, proprio perché l’Imu la sostituisce. Se però l’immobile è stato assimilato a prima casa, e in quanto tale è esente da Imu, ecco che l’Irpef sarebbe dovuta visto che verrebbe a mancare l’effetto sostitutivo Imu/Irpef.

Vi è infine la possibilità che il padre, oltre a possedere la casa concessa in comodato al figlio, sia anche proprietario della sua casa d’abitazione, e che i due immobili si trovino nello stesso Comune.

A tal riguardo la Legge di Stabilità 2014 ha disposto che il reddito degli immobili ad uso abitativo non locati, assoggettati a Imu, concorre nella misura del 50% alla formazione del reddito imponibile qualora siano ubicati nello stesso comune ove si trova l’abitazione principale.

Da precisare che per “abitazione non locata” si intende non solo un’abitazione a disposizione, ma anche un immobile che sia stato concesso in comodato gratuito a parenti entro il terzo grado o affini entro il secondo.

In questo caso, quindi, le possibilità sono due: se l’immobile in comodato non ha beneficiato dell’assimilazione a prima casa, ed è stato quindi soggetto a Imu, trova applicazione la regola appena indicata, cioè l’imposizione, comunque, dell’Irpef nella misura del 50% del valore catastale dell’immobile; viceversa, se l’assimilazione è stata deliberata, non essendo più soggetto a Imu l’immobile paga per intero l’Irpef (in assenza appunto dell’effetto sostitutivo sopra descritto).

 

Per informazioni: www.caf.acli.it

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