In Svizzera la mensa per tutti

Una casetta gialla, qualche tavolo e tante sedie colorate. A Porza, vicino Lugano, l’edificio è famoso per due motivi: per le attività della prima squadra dell’Hockhey Club Lugano sezione giovanile e, dal 5 agosto 2013, perché ospita la mensa sociale “Centro Bethlem” delle Acli di Lugano, aperta per gli stranieri, i poveri, gli homeless. Molti sono cittadini elvetici.

Anche se nessuno presenta una tessera o una carta di identità per entrare, i volontari e gli operatori sociali si sono fatti un’idea sulla provenienza degli ospiti: la maggior parte sono svizzeri, un 25% provengono dall’Africa, un 10% dall’Est Europa e dai paesi di lingua spagnola, come il Perù o l’Ecuador, il 15% sono italiani. “Fa impressione – commenta Giuseppe Rauseo, vicepresidente delle Acli Svizzera – vedere oltre il 40% dei frequentatori sono svizzeri, non persone di passaggio né stranieri. C’è una parte di popolazione locale che non ce la fa e non trova risposte nei paracadute del welfare svizzero e che non riescono a reinserirsi nel mercato del lavoro”.

Anche nella ricca Svizzera cominciano infatti ad aumentare i casi di povertà: per l’Ustat, l’ufficio di statistica svizzero, a gennaio 2014 la disoccupazione nel Canton Ticino è arrivata al 4,9% con 7.255 disoccupati totali. Un dato che di certo ha pesato sul recente referendum sulla libera circolazione degli stranieri: il cantone italofono ha registrato il 68,17% dei sì per limitare la presenza degli immigrati provenienti dall’Europa occidentale. È il dato più alto di tutta la Confederazione Elvetica.

Per Giuseppe Rauseo, di mestiere formatore in un sindacato, il risultato della consultazione è stato causato “dall’inattività della politica. Da molto tempo come Acli e come sindacato denunciamo la mancanza di contratti collettivi che possano proteggere i lavoratori svizzeri dal dumping salariale, ma non è stato fatto nulla. Ho visto datori di lavoro licenziare una persona per assumere due stranieri allo stesso costo, ma non si può fare nulla per arginare il fenomeno dato che in Svizzera esiste la libera contrattazione tra il lavoratore e il datore di lavoro e non abbiamo l’articolo 18”.

Alla mensa delle Acli, invece può entrare chiunque, non importa da dove vengono gli utenti e per accedere non è necessario annunciarsi, basta rispettare il regolamento interno: si pranza dalle 12.15 alle 13.00 e l’ambiente deve rimanere sereno. Comportamenti scorretti, atti di violenza, consumo di alcool e di sostanze illegali non sono permessi e gli ospiti che si comportano male possono essere ammoniti o allontanati.

Con una media di 40 utenti al giorno, ma con punte di 50 pasti offerti e una capienza di 70 posti, la mensa gestita dalla società Acli servizi Ticino, accoglie le persone che si trovano in difficoltà economica o hanno una situazione di disagio sociale.

Molti utenti sono homeless che gravitano intorno alla stazione. Ma ci sono anche disoccupati di lungo corso, giovani che non riescono a trovare un lavoro, tossicodipendenti, persone con problemi psichici, famiglie monoparentali, stranieri senza permesso di soggiorno o persone che non possono rivolgersi agli aiuti sociali. “Tantissimi – ricorda ancora Rauseo – arrivano perché si sentono soli e hanno bisogno di fare quattro chiacchiere con gli operatori, vengono per ricreare una rete di relazioni”.

Al Centro Bethlem gli utenti, soprattutto uomini, non trovano solo un pasto caldo, ma possono farsi una doccia, lavare i vestiti, ricevere abiti puliti usati, accedere a internet e ottenere informazioni sulla rete sociale del Cantone e consulenze su problematiche legate all’alloggio, al lavoro e alle prestazioni sanitarie. In cambio dei servizi offerti, agli ospiti è di chiesto di svolgere qualche lavoretto o di offrire un piccolo contributo, per esempio 5 franchi (4,09 euro) per il pranzo.

A ricevere gli utenti c’è fra Martino Dotta, padre cappuccino, accompagnatore spirituale delle Acli Svizzera e animatore del banco alimentare “ Il tavolino magico” di Lugano. “Chiediamo dei soldi – spiegava il religioso in un’intervista del 2013 – perché non vogliamo fare solo della carità vogliamo valorizzare la persona. E questo è per noi un modo di coinvolgere, rendere attive, responsabilizzare e riconoscere un valore a queste persone”.

All’inizio la mensa era ospitata all’interno della Missione popolare evangelica riformata di Viganello, ma l’impossibilità di utilizzare i locali nei giorni il sabato e i giorni festivi e l’aumento dei frequentatori hanno spinto le Acli a cercare una sede da tenere sempre aperta. Con il cambiamento degli orari di apertura e grazie al passaparola degli utenti, dal 2010 i pasti distribuiti annualmente sono cresciuti notevolmente: erano 3.090 nel 2010, 5.678 nel 2012, ma nel 2014 il numero potrebbe essere ancora più alto.

Per poter accogliere chiunque si trovi in difficoltà, senza vincoli istituzionali, la mensa non riceve sussidi pubblici, ma è finanziata da fondazioni, associazioni, ristoranti, parrocchie negozi e singoli con donazioni di soldi, generi alimentari vestiti e altro materiale utile che una trentina di volontari distribuiscono dalle 10.00 alle 16.00, 365 giorni l’anno.

Da Lugano le Acli vogliono portare la loro esperienza anche in altre zone del Canton Ticino e aprire altre mense anche a Bellinzona, Locarno e Chiasso.

 

 

Per informazioni e donazioni: Centro Bethlem delle Acli Svizzera.

In Svizzera la mensa per tutti
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