Incontro di studi 2010/Le sfide che possono unire gli italiani

Perugia, 11 settembre 2010 – Quali sono le sfide che possono unire gli italiani? Se lo sono chieste le Acli nella giornata conclusiva dell’incontro di studi di Perugia. Sul piatto i temi del federalismo; della laicità: il ruolo dei cattolici; dell’immigrazione: i nuovi italiani.Il federalismo «può contribuire alla crescita del Paese», ha sostenuto Gianfranco Viesti, economista dell’Università di Bari, ma solo se la perequazione delle risorse sarà basata su «premi e punizioni per chi fa crescere o diminuire la qualità dei servizi». «I risultati di un buon decentramento, però – avvisa l’economista – arrivano solo dopo molto tempo» e implicano «regole precise da rispettare», cosa che in Italia non accade.

«Non si può creare il federalismo – ammonisce invece Aldo Bonomi, direttore di Aaster – mettendo insieme quelli che hanno paura di tutto e si vogliono rinchiudere. Così non c’è speranza che si possa ricostruire l’Italia». Sulla laicità, altre grande sfida, si è concentrato lo storico Giorgio Campanini: «Esiste una laicità all’italiana – ha detto – sancita dai patti lateranensi del 1929 e dalla loro revisione del 1984. È una via che prevede la collaborazione tra Stato e Chiesa». Quest’ultima «ha il diritto e il dovere di parlare quando sono in gioco i valori della convivenza civile». Lo storico ha però messo «in guardia dall’uso dei valori cattolici per meri fini di potere: non è facendosi paladini di certi valori che si fa crescere lo spirito religioso, ma è attraverso una rigorosa fedeltà all’Evangelo e ai suoi valori che si serve la comunità civile in uno stile di autentica laicità». Per mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia, «la laicità non è l’assenza della fede. Noi cristiani non dobbiamo restare in chiesa ma invadere le piazze, a noi deve interessare tutto». «La vera laicità – ha continuato – è offrire a tutti la prospettiva del futuro, del paese che vogliamo costruire. Nessuno ha il monopolio, tutti siamo responsabili, cattolici e Chiesa compresa». Il vescovo ha quindi affrontato il tema dei “nuovi italiani”: «L’invito a tutto il Paese – ha detto il vescovo – è quello di pensarsi in maniera diversa oggi che siamo abitati da molte culture e fedi» perché «la pluralità è una ricchezza ed è parte del disegno di Dio». Ricordando poi l’11 settembre 2001, ha aggiunto: «Il crollo delle torri gemelle nasce dalla tentazione diabolica di far prevalere una sola cultura. Sia la monocoltura che il parallelismo tra culture che non riescono a incontrarsi portano alla dissoluzione della società e al totalitarismo». Alla “monocultura” il prelato contrappone invece l’interculturalità, ovvero «la fatica dell’incontro e del dialogo» da applicare anche per quanto riguarda i migranti. La mattinata è proseguita con gli interventi di Marco Morganti, amministratore delegato di Banca Prossima, che partendo dall’esperienza del suo Gruppo, ha parlato di come gli istituti di credito possono sostenere il Terzo settore e le imprese del Sud. Quindi l’on. Enrico Letta, vicepresidente del Pd, che si è concentrato sulla frattura Nord Sud in Italia e sulla grave situazione dei giovani che non trovano lavoro, invocando la necessità di una politica che sappia dare le risposte ai problemi concreti delle persone. Il presidente nazionale delle Acli, nelle conclusioni, ha ribadito innanzitutto la necessità per il nostro Paese di «ricostruire la memoria», elemento «tutt’altro che scontato» proprio alla luce delle testimonianze raccolte nei giorni precedenti, da Gian Antonio Stella ad Agnese Moro. Ha quindi sottolineato la vocazione profonda dell’unità nazionale come «unità spirituale», comunione di intenti e prospettive, al di là del sistema politico o della forma dello Stato. «Il federalismo che ci interessa – ha detto – è quello delle risposte concrete, non solo in termini di servizi. Anche in termini di democrazia e partecipazione dei cittadini».
 

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