L’anno successivo, nel 1906, si sposa con Maria Croato che rimarrà sua fedele compagna per tutta la vita. Nel 1908 viene eletto consigliere provinciale e comunale di Como.
Durante la prima guerra mondiale si schierò su posizioni neutraliste. Achille Grandi fu tra i pochi del Partito popolare che non votarono a favore del governo Mussolini, formato all’indomani della marcia su Roma. Scelse con altri parlamentari (popolari, socialisti, repubblicani e comunisti) la strada dell’Aventino. Grandi era pienamente cosciente di ciò che attendeva l’Italia negli anni futuri, tanto è vero che il 2 agosto 1926 scrisse il suo testamento spirituale.
Così, a 43 anni, Achille Grandi si trovò disoccupato, politicamente e intellettualmente. Fu costretto a fare i lavori più disparati: amministratore del Caffè Carminati di piazza del Duomo, del ristorante Biffi e Grande Italia in Galleria a Milano. Furono dieci anni circa di estrema precarietà economica.
Intorno al 1940 Grandi prende parte ai primi incontri clandestini tra i cattolici di Milano. Nel 1942 il gruppo di Milano si incontrerà più volte con il gruppo di Roma di Alcide De Gasperi. Da questi incontri nascerà la futura Democrazia cristiana.
Negli stessi anni Achille Grandi maturò l’idea di dar vita a quelle che poi, con il nome coniato da Vittorino Veronese, si chiameranno le Acli. Dall’agosto del 1944, Grandi è presidente delle Acli, ma nel 14 febbraio 1945 rassegna le dimissioni. Le sue condizioni di salute si aggravano e per questo dovrà ricoverarsi presso l’ospedale Fatebenefratelli di Roma.
Achille Grandi rimane nella storia del nostro Paese come uno dei più limpidi interpreti del cattolicesimo sociale, artefice dell’unità sindacale, antifascista e democratico.
Fu uno dei più decisi fautori della scena sindacale unitaria, e il clima creatosi nella prima ricostruzione democratica consensuale delle tre grandi forze politiche e sociali, permise alle Acli di superare le diffidenze iniziali di buona parte delle forze di sinistra e di giocare un ruolo di animazione e crescita popolare della coscienza civile tra i lavoratori nella breve stagione della Costituente.
Di Achille Grandi è quel motivo che più di tutti ha segnato la rigenerazione permanente delle Acli, ancora oggi:
«Non so se faremo un tentativo destinato a fallire o se faremo un esperimento di portata storica. Abbiamo il merito di aver affrontato un grande compito».
Ma le Acli nacquero nel cuore dei lavoratori italiani prima ancora della loro nascita ufficiale.
Questa è la testimonianza che ci offre direttamente il fondatore, Achille Grandi, il quale scrive: «Quell’organismo che poi prese il nome di “Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani” sorse nel pensiero dei vecchi sindacalisti cristiani fin dal periodo clandestino, quando andavano concretandosi le trattative con i vecchi esponenti della Confederazione rossa per ottenere l’unità sindacale. Era convincimento di noi tutti che i lavoratori cristiani, pur entrando in una organizzazione sindacale che affermava solennemente di rispettare tutte le opinioni politiche e religiose, avessero bisogno di una organizzazione che li formasse solidamente nella dottrina sociale cristiana. Noi volevamo che rivivessero nelle Acli le nobili tradizioni della dottrina leoniana e di quelle mirabili opere che sorsero in Italia in seguito all’importante Enciclica, e che raggiunsero il massimo della loro efficienza dopo l’altra guerra».
(tratto da I presidenti delle Acli, collana "Profili", n°11, Editoriale Aesse, 2002).




