42 anni, cuneese, alla guida delle Acli dal 2006, Andrea Olivero è il dodicesimo presidente nazionale nella storia delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, che a più di 65 anni dalla fondazione contano oggi 1 milione di iscritti e 7500 strutture territoriali, di cui oltre 3000 circoli, 106 sedi provinciali e 21 regionali; con una presenza all’estero in 30 diversi Paesi.
Laureato in lettere classiche a Torino, insegnante, Olivero ha iniziato la sua storia nelle Acli nel 1992, promuovendo progetti di cooperazione internazionale in Bosnia Erzegovina, Kenya e Brasile. Nel 2000 è divenuto membro del Consiglio nazionale dell’associazione. Eletto presidente nel 2006 dal Consiglio nazionale delle Acli, ha ricevuto il primo mandato dal Congresso nazionale nel 2008. Dallo stesso anno è portavoce unico del Forum del Terzo Settore.
Il presidente delle Acli è membro del Forum del Progetto culturale della Cei, dell’Osservatorio nazionale dell’Associazionismo presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’Osservatorio nazionale sulla Famiglia presso la Presidenza del Consiglio. Componente del consiglio di amministrazione della Fondazione con il Sud.
Andrea Olivero, il cui mandato potrà durare per statuto altri 2 anni, ha chiesto all’associazione di «rilanciare con forza la presenza dei circoli nei territori»; ha proposto di lavorare, entro l’autunno, ad un “piano per l’occupazione giovanile” per «dare risposta concreta ad una istanza sociale che ha assunto in questi mesi una drammaticità crescente»; ha lanciato l’iniziativa dei “Comitati territoriali per il bene comune”, in grado di mantenere «una mobilitazione permanente propositiva e costruttiva su alcune questioni cruciali di questa fase di transizione: la legge elettorale, il finanziamento pubblico, la riforma dei partiti e della politica».
Il ministro della Cooperazione parla al Congresso nazionale di Roma. “Riconosco in voi gli eredi del Concilio”
“Nel nostro Paese ci vogliono più Acli, e le Acli devono essere più Acli per rigenerare la comunità”. Il ministro della Cooperazione e dell’Integrazione Andrea Riccardi è intervenuto sabato 5 maggio al Congresso Nazionale delle Acli.
Portando i saluti del Governo e del presidente del Consiglio Mario Monti, Riccardi ha ricordato la sua antica amicizia con l’associazione e con il presidente Andrea Olivero: “Riconosco in voi gli eredi del Concilio Vaticano II, chiamati al grande compito di stimolare la politica”. Aperto 50 anni fa a Roma da papa Giovanni XXIII, il Concilio “ha rilanciato la teologia dell’essere insieme e comunità in un tempo con il nostro”.
La risposta alla crisi, che non è solo economica ma “culturale e sociale”, è quindi il rafforzamento del dialogo e dei legami di comunità.
“Voi aclisti – ha ricordato Riccardi – siete stati tra i primi europeisti. Togliamoci oggi dalla testa che il nostro futuro possa sussistere con meno Europa. Noi cattolici rischiamo di lasciare il sogno europeo ad altri”. Il ministro alla Cooperazione ha così stimolato ad allargare lo sguardo: “Comunità non è un fatto intimista e provinciale, ma il modo cristiano di vivere la globalizzazione”.
Si comincia domattina dalle ore 9.30 presso lo Sheraton Golf Parco de' Medici (Viale dei Rebecchini 39 – Roma). Tra gli interventi previsti: Gianni Pittella, vicepresidente vicario del Parlamento europeo; Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione (ora 10.00 circa); Pier Ferdinando Casini, leader Udc (ore 11.30 circa); Stefano Ceccanti, senatore Pd; Susanna Camusso, segretario generale Cgil; Francesco Belletti, presidente Forum associazioni familiari.
Sempre nel corso della mattina, si svolgono le operazioni di voto per l'elezione del presidente nazionale delle Acli. La proclamazione avverrà in assemblea nel primo pomeriggio (ore 15.00 circa) davanti ai 670 delegati dell'associazione.
Alle ore 16.00, tavola rotonda su "Il futuro dell'Europa dei popoli". Con David Sassoli, capo delegazione Pd al Parlamento europeo; Mario Mauro, presidente della delegazione Pdl al Parlamento europeo; Bernadette Segol, segretaria generale della Confederazione europea dei sindacati.
«L'attuale contesto economico e sociale – ha scritto il presidente della Camera dei deputati – richiede una sempre più proficua collaborazione tra le Istituzioni e gli operatori del Terzo Settore al fine di sperimentare modelli di intervento innovativi, nel segno dei valori della solidarietà e dell'inclusione sociale».
«Oggi più che mai – continua Gianfranco Fini – si percepisce l'esigenza di porre le ragioni della persona umana al centro di una buona politica e di un impegno civico e sociale teso a garantire migliori condizioni di vita per tutti».
«L'auspicio formulato per le Acli dal presidente della Camera è che «l'intensa attività da voi svolta possa continuare a rafforzare il valore della partecipazione attiva e responsabile alla vita democratica del Paese».
Il presidente del Senato della Repubblica Renato Schifani ha espresso nel suo messaggio la «ideale adesione» all'iniziativa delle Acli e il «vivo apprezzamento per l'opera svolta dalle vostre associazioni per lo sviluppo della democrazia nel nostro Paese».
«La partecipazione dei cattolici italiani alla vita civile – ha aggiunto Schifani – si svolga sempre nel segno dei valori della nostra tradizione, così preziosi per lo sviluppo della comunità nazionale».
Mons. Capovilla ripercorre la storia dei giorni del Concilio, che hanno aperto «una fessura nel muro spesso e spaventoso delle divisioni, degli odi e delle guerre, e attraverso quella frattura è passato lo Spirito. Adesso io so che siamo in cammino, e che la parola di Gesù si avvererà. Ma ci vorranno millenni».
11 ottobre 1962, papa Giovanni XXIII apre dalla Basilica di San Pietro il Concilio: «Di qui – ricorda mons. Capovilla 50 anni dopo - abbiamo preso il cammino che durerà secoli. Possono cambiare le istituzioni, i metodi, il linguaggio, ma la strada segnata è questa: andiamo verso l’unità della famiglia cristiana».
Nell’intervista presentata al Congresso nazionale, che prosegue i lavori fino a domenica 6 maggio presso l’Hotel Sheraton Golf Parco de’ Medici, mons. Capovilla ricorda la messa celebrata in San Pietro in occasione della festività del 1° maggio del 1959, alla presenza di migliaia di lavoratori cristiani delle Acli, «questa grande associazione che ho visto nascere».
Alle Acli, "espressione dei valori e dell'esperienza del cattolicesimo sociale, che è parte essenziale della storia del nostro Paese", Bersani riconosce il "contributo essenziale" di proposte e azioni "sui temi del lavoro e della politica sociale, sia direttamente che come componente importante del vasto movimento di organizzazioni del Terzo settore che innerva il tessuto sociale del nostro Paese".
Nel momento di "crisi devastante che investe il mondo del lavoro e le condizioni di vita dei ceti popolari", sostiene Bersani, è necessario "creare le condizioni di quella ricostruzione economica, sociale ma anche morale e civica del nostro Paese", tema al quale è dedicato il Congresso nazionale di Roma.
"Sono convinto – conclude Bersani nel suo messaggio di saluto – che le Acli saranno a questo appuntamento, in ragione della loro storia come del loro presente, animate come sempre dalla loro ispirazione cristiana, per cambiare e far progredire il nostro Paese".
Il rapporto Iref per il 24° Congresso nazionale delle Acli. In dieci punti, la “Cattiva economia” del nostro Paese. Con i soldi dei caccia F35 si potrebbe finanziarie per 5 anni e mezzo la “nuova social card”.
Il tasso di occupazione dei giovani tra i 25 e i 29 anni con alte competenze (titolo di studio universitario o superiore) è in Italia il più basso tra i paesi europei: 55,6% contro una media dell'80%. In Gran Bretagna, Francia, Belgio e Germania supera l'85%, in Olanda addirittura il 90%. «Il mercato del lavoro non riconosce la qualità dei giovani». E’ uno dei dati più significativi che emerge dal rapporto sulla “Cattiva economia” elaborato dall’Iref, l’istituto di ricerca delle Acli, in occasione del 24° Congresso nazionale dell’Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, in corso di svolgimento a Roma presso lo Sheraton Golf Parco de’ Medici.
La ricerca mette in luce in dieci punti le debolezze dell’economia italiana, elaborando e comparando i dati da fonti nazionali e internazionali. «La ripresa economica – scrivono le Acli – è ostacolata non solo da una congiuntura internazionale negativa. La crisi ha ingigantito alcuni dei problemi storici del sistema Italia. La cattiva economia è quella che non investe sul capitale umano, sull’ambiente, sull’innovazione, non sostiene le eccellenze produttive, non riesce a contrastare inefficienze, illegalità ed evasione fiscale, non punta al riequilibrio demografico, preferisce investire in spese militari piuttosto che contrastare la povertà assoluta».
IL SISTEMA DELLE IMPRESE. Tra il 2009 e il 2011 – afferma l’Iref elaborando dati Movimprese - sono 249.678 le imprese in meno nei settori del commercio (-88.269), agricoltura (-72.136), manifattura (-51.806) e costruzioni (-37.467). «La crisi ha rivoluzionato la struttura produttiva italiana, indebolendola nella dorsale produttiva». L’abbigliamento ha perso in tre anni oltre 6000 aziende, l’alimentare 4.663, il comparto del mobile quasi 3.200, il tessile 2.690, il segmento pelle 2.484. Nel complesso, il comparto del gusto e del saper fare italiano – eccellenza del nostro Paese – ha perso in tre anni 19.080 aziende, pari al 36,8% delle aziende manifatturiere venute meno.
INNOVAZIONE. Le imprese private italiane investono in ricerca e sviluppo un terzo in meno (0.6% su PIL) di quelle tedesche (1.85%), la metà di quelle francesi (1.27%). Solo le imprese turche (0.32%) tra i principali Paesi industrializzati investono in questo campo meno delle nostre. Il supporto diretto dello Stato nell'innovazione è appena dello 0.04% del PIL, contro lo 0,12% della Spagna, lo 0,15% della Francia, lo 0,18% degli Stati Uniti. Il supporto indiretto, attraverso incentivi fiscali, è di fatto inesistente (Dati Oecd, Main Science and Technology Indicators Database, marzo 2010).
ENERGIA. Il 42.1% del fabbisogno di energia è coperto oggi dal petrolio, il 30.1% dal gas, il 27.7% da altre fonti. Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia (IEA), nei prossimi vent’anni l’Italia sarà chiamata a portare a compimento una netta differenziazione delle fonti energetiche, arrivando nel 2030 ad un sostanziale pareggio tra petrolio, gas e altre fonti di approvvigionamento. «L’autonomia energetica italiana passa attraverso la capacità di produrre più energia usando risorse, metodi e strumenti diversi».
CAPITALE UMANO. Tra disoccupati, “scoraggiati” e sotto-occupati, sono più di 5milioni e mezzo (5.577.000) quanti vivono una condizione di mancato inserimento o inserimento imperfetto nel mercato del lavoro: il 12% della popolazione tra i 15 e i 74 anni (Istat 2011). «Il deterioramento del mercato del lavoro ha un costo economico oltre che sociale»: al netto dei contributi incassati – stima l’Iref su dati Inps – la disoccupazione costa 11 miliardi in prestazioni di sostegno al reddito.
INFORTUNI. Malgrado il calo degli ultimi anni, gli incidenti sul lavoro sono ancora più di 800.000 l'anno. Il costo economico degli infortuni, per i soli risarcimenti, è pari a 20,3 miliardi di euro (stime Inail per il 2012). «Il lavoro sicuro – osserva l’Iref – è anche una leva per migliorare l’efficienza del sistema economico. Se per il miglioramento della congiuntura dovessero riprendere a salire anche gli infortuni sarebbe una sconfitta, innanzitutto per i lavoratori, ma anche per il sistema delle imprese e il Paese in generale».
INVESTIMENTI. L'Italia è nelle ultime posizioni (30° su 34) nella graduatoria degli stati industrializzati per la facilità di fare impresa. La Gran Bretagna è quinta, la Germania tredicesima, la Francia diciottesima, la Spagna è al 24° posto. (dati World Bank, Doing Business). Il nostro Paese è al 133° posto nella classifica mondiale per la facilità di pagamento delle tasse. Al 54° posto per numero di pagamenti, al 127° posto per tempo necessario ad assolvere gli obblighi fiscali. In Italia sono necessarie 285 ore all'anno per pagare le tasse, 99 ore in più della media dei Paesi industrializzati (dati PriceWaterhouseCoopers, Paying Taxes 2012)
SOMMERSO ED EVASIONE. Secondo i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, nel 2008 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico risultava compreso tra un minimo di 255 miliardi di euro e un massimo di 275 miliardi di euro, pari rispettivamente al 16,3 e al 17,5 per cento del PIL. Nel 2000, l’ampiezza dell’economia sommersa oscillava tra i 217 e i 228 miliardi di euro, rispettivamente il 18,2 e il 19,1 per cento del PIL.
La percentuale di evasione dell'IVA in Italia è del 22.1%, superata in Europa dalla sola Grecia (30.2%). Due terzi degli accertamenti fiscali realizzati in Italia nel 2010 hanno riguardato persone fisiche, con un importo medio ricavato per accertamento di 7.475 euro. Gli accertamenti sui grandi contribuenti sono stati 2.609 (0.4%), con un ricavo medio di oltre 2 milioni ad accertamento. «Si punta sulla quantità dei controlli piuttosto che sulla qualità» scrive l’Iref. «Si interviene sull’ampia base della piramide contributiva, limitando i controlli sulla sommità perché più complessi e laboriosi. Si tratta di una strategia che sta dando in parte i suoi frutti. Resta che i controlli su 460mila “piccoli evasori” hanno prodotto due miliardi in meno degli accertamenti su 2600 “grandi evasori”».
CREDIBILITA' INTERNAZIONALE. Secondo Corruption Perception Index, un indice internazionale che misura la percezione di corruzione di una nazione, l'Italia è uno tra i paesi europei maggiormente corrotti, superata in questa infelice graduatoria solo da Romania, Grecia e Bulgaria. Secondo il parere degli stessi italiani (registrato dal Global Corruption Barometer), negli ultimi tre anni la corruzione è aumentata anziché diminuire (65%), e l'impegno del governo per contrastarla è risultato inefficace (64%). «L’illegalità e la corruzione – affermano le Acli – sono un ostacolo oggettivo alla rilancio della nostra economia».
RIEQUILIBRIO DEMOGRAFICO. Il rapporto tra popolazione attiva (15-64 anni) e popolazione inattiva (over 65) era pari a 3,7 nel 2000 (Potential Support Ratio). Stando alle previsioni demografiche delle Nazioni Unite, questo tasso di “supporto” potenziale della popolazione attiva nei confronti di quella inattiva scenderà a 2.5 nel 2025, per arrivare a 1.5 nel 2050. «La questione demografica – scrivono le Acli - è il grande tema dell’Italia del futuro. Se non si riesce a contrastare queste tendenze nei prossimi decenni la popolazione attiva si ridurrà al punto da rendere insostenibile il sistema di assistenza pubblica».
POVERTA' E SPESE MILITARI. Secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute, nel 2011 l'Italia è il settimo esportatore mondiale di armamenti. Il volume dell'export è in forte crescita, con un +76% rispetto all'anno 2010. Il totale delle transazioni bancarie legate all'import-export di armamenti ha superato i 4 miliardi di euro nel 2009 e i 3 miliardi e mezzo nel 2010. Un contributo di solidarietà dell'1% su queste operazioni – calcola l’Iref – avrebbe fatto ottenere risorse per 40 milioni di euro nel primo anno e 35 milioni di euro nel secondo.
Il contestato acquisto da parte dello Stato dei caccia-bombardieri F35 avrà un costo complessivo di 13 miliardi di euro, 732 milioni di euro all'anno: 4 volte l'ammontare per il 2011 del Fondo nazionale per le politiche sociali destinato alle Regioni. Con i soldi dei caccia si potrebbe finanziarie per 5 anni e mezzo la “nuova social card”, il piano di contrasto alla povertà assoluta presentata dalle Acli al precedente Governo.
La relazione di apertura del 24° Congresso nazionale. Tra antipolitica e tsunami sociale. Il presidente delle Acli lancia i “comitati per il bene comune”
«E’ il riformismo il compito e lo spazio dei cattolici nella vita pubblica del nostro Paese». Lo ha affermato il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, aprendo i lavori del 24° Congresso nazionale delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani. «Un riformismo democratico e sociale, che parte dagli ultimi, che ha come compito civilizzare l’economia e civilizzare la politica».
«Il riformismo cattolico – ha ricordato Olivero – nella sua forma sociale e democratica, ha avuto un ruolo decisivo nella costruzione dello Stato repubblicano e anche dopo, negli anni in cui l'Italia rinasceva e si avviava a diventare una delle grandi protagoniste della storia europea e dell'economia mondiale. Nel moto riformatore impresso alla nostra società in tutti i campi, dall'agricoltura alle infrastrutture, dalla casa alla scuola, dalla famiglia al lavoro sono grandi cattolici a segnare la svolta e a dare sostanza alla vita democratica secondo lo spirito del dettato costituzionale».
Il presidente delle Acli cita i nomi di De Gasperi, Fanfani, Vanoni, la «forza visionaria» di La Pira, il rigore appassionato di Dossetti o di Lazzati, fino alla «prudentissima audacia di Moro, che ha dato al riformismo cattolico la palma del martirio, anzitutto da intendersi nel senso originario di coerente testimonianza fino alla morte violenta». «Ora – afferma Olivero - ci viene chiesto un impegno riformatore non meno audace di quello passato. Il pericolo non è meno grande, la crucialità del momento non meno decisiva di quelle lontane stagioni».
Il presidente delle Acli indica alcune delle priorità: «Creare nuova e buona occupazione per i giovani, trovare nuove forme di contrasto alla povertà e all’impoverimento crescente, ridare attraverso una nuova legge elettorale ai cittadini la possibilità di scelta dei rappresentanti (la proposta sul tappeto è valida, ma ci preoccupano i tempi del suo iter). Occorre anche lavorare sui temi cruciali della fiducia tra i cittadini e la sfera pubblica: dalla legge contro la corruzione, quanto mai necessaria anche per rilanciare la nostra economia, al problema del finanziamento pubblico dei partiti, connesso con la trasparenza dei loro bilanci».
LO “TSUNAMI SOCIALE”
«La sfiducia dei nostri concittadini nella politica così com’è – continua il presidente delle Acli - , rischia di impantanarsi in una deriva anti-politica senza sbocchi. O peggio in soluzioni populistico-demagogiche di cui non mancano segnali evidenti»
«L'affidamento alla competenza dei tecnici non basta a dare risposte ai cittadini sempre più impoveriti dalla crisi, impauriti dall'insicurezza del futuro, dal drastico ridimensionamento del sistema di protezione sociale del welfare. Paradossalmente, la relativa libertà dalla ricerca del consenso da parte del governo dei “tecnici” può accentuare la distanza tra i cittadini e le istituzioni governative, se non è accompagnato da un ascolto costante dei bisogni reali e del disagio sociale, vero “tsunami” latente ma avvertibile di una crescente disuguaglianza non più solo di “opportunità” (tipica preoccupazione di una fase di crescita ) ma di condizioni e di tutele reali».
«La fragilità di questa compagine governativa – aggiunge – oltre che dalle ragioni di carattere emergenziale che conosciamo, nasce dalla sua difficoltà a comunicare al Paese qual è il disegno, il progetto complessivo a cui è chiamato, attraverso sacrifici di notevole entità. Questo è proprio e solo il compito della politica quale noi la conosciamo e la intendiamo. Compito che si può sospendere, ma non delegare e non troppo a lungo. C’è bisogno di politica, c’è bisogno di buona politica. Di politici competenti, appassionati, moralmente rigorosi»
IL LAVORO, IL WELFARE, LA PATRIMONIALE
Il presidente delle Acli parla della riforma del mercato del lavoro: «Non bisogna fermarsi a pur importanti questioni di principio – come per larga parte si è fatto in questi mesi nel dibattito intorno all’articolo 18 – ma avere la lungimiranza di costruire nuovi servizi integrati a supporto dei lavoratori. Oggi il sistema pubblico di intermediazione è del tutto assente, la formazione professionale è marginalizzata e maltrattata, le tutele assistenziali e previdenziali sono spesso inadeguate ai nuovi lavoratori».
«Il welfare – ha aggiunto Olivero - è stato la prima vittima illustre di questa crisi. Un lusso che non possiamo più permetterci, secondo alcuni, un residuato del passato, per altri. Pochi si sono accorti, invece, che proprio in questa situazione difficile il nostro modello sociale ha dimostrato tutta la sua efficacia garantendo, fino ad ora, la tenuta della coesione sociale e, quindi, di una autentica democrazia». Ma il modello di welfare necessita una «profonda revisione»: «dobbiamo superare le forme assistenzialistiche e risarcitorie con cui si è sviluppato, correggerne lo sbilanciamento sulla previdenza, a tutto danno dei più giovani e a detrimento dei servizi, riorganizzarne l’offerta allargando lo spazio pubblico attraverso il concorso del Terzo Settore. Tutto il contrario, lo dobbiamo dire, di cosa si è fatto in questi anni, con tagli lineari progressivi che hanno lasciato intatti i problemi strutturali e cancellato le poche risposte innovative messe in campo con l’associazionismo e la cooperazione».
E ancora: «Costruire una misura universalistica di contrasto alla povertà assoluta, come quella che stiamo elaborando con gli amici della Caritas e di Sant’Egidio, ricostituire i fondi per le Politiche Sociali, avviare la riforma dell’assistenza, per anziani e per disabili, secondo le specifiche necessità, sbloccare i pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni nei confronti del Terzo Settore – non capitalizzato, per sua vocazione, e quindi più fragile in questi tempi – anche in deroga al Patto di stabilità, sostenere e professionalizzare il lavoro di cura nelle famiglie, iniziando una politica di sgravi che possano permettere emersione di lavoro sommerso e dignità con costi risibili per l’erario».
Olivero invoca quindi «il riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, associando lo ius solis allo ius sanguinis», e ribadisce la richiesta di «una robusta patrimoniale in grado di disincentivare la rendita speculativa rispetto al rischio di impresa e di una riforma fiscale che metta le famiglie nella condizione di far ripartire i consumi e, soprattutto, di ridistribuire il reddito in modo equo».
GLI IMPEGNI DELLE ACLI: IL PIANO PER L’OCCUPAZIONE GIOVANILE
Il presidente delle Acli lancia quindi l’impegno per l’associazione di «dare vita, entro l’autunno, ad un “piano per l’occupazione giovanile” in grado di dare risposta concreta ad una istanza sociale che ha assunto in questi mesi una drammaticità crescente. Le Acli dovranno mettere in campo tutte le loro energie, facendo tesoro e sintesi delle esperienze già in atto nella cooperazione sociale e nella formazione, ma ancor più dovranno coinvolgere nel progetto partner qualificati, a partire dalle organizzazioni del Forum dei cattolici nel mondo del lavoro. Dovrà in primo luogo essere portata avanti un’azione politica volta a rendere questa una priorità del governo e di tutte le forze politiche, ma contestualmente il sistema Acli dovrà sviluppare al suo interno competenze capaci di promuovere nuova cultura sociale d’impresa, in particolare tra i giovani».
I “COMITATI PER IL BENE COMUNE”
Olivero, infine, lancia l’idea della creazione di “comitati per il bene comune” diffusi su tutto il territorio ed in grado di mantenere «una mobilitazione permanente propositiva e costruttiva su alcune questioni cruciali di questa fase di transizione»: la legge elettorale, «che deve assolutamente essere modificata prima delle elezioni»; la «definizione dei partiti come soggetti di diritto pubblico, e quindi democratici e trasparenti – ed il finanziamento pubblico, che è giusto mantenere ma a condizione di regole certe e di importi nettamente inferiori a quelli attuali».
Un’azione da portare avanti cercando «l’interlocuzione e l’apporto di tutti i soggetti disponibili, a partire dalle organizzazioni del mondo cattolico e da quelle del Forum del Terzo Settore».