S. Onorato - Giovedì 23 Maggio 2013
Lunedì, 13 Maggio 2013 09:52

Benevento: Al via lo sportello antistalking

Le donne di Benevento e provincia dal 14 maggio avranno un aiuto in più: lo sportello Doim contro lo stalking e il mobbing. Nato da un progetto delle Acli Benevento e dal Simposio immigrati, lo sportello fornirà ascolto, orientamento e aiuto psicologico alle donne.

Il servizio prevede due tipi di intervento: uno con Francesca Campiti psicologa clinica dell'infanzia, dell'adolescenza e della famiglia, che interviene in situazioni di disagio familiare e lavorativo, o quando la donna è vittima di violenza.

Il secondo intervento è quello legale, in cui opera l’avvocato Sabrina Ricciardi, esperta in ambito civile, che accoglierà i casi segnalati dalla psicologa, indirizzando le donne verso la soluzione più adeguata. In entrambi i casi, le donne che chiederanno un sostegno avranno la certezza di poter essere protette e assistite con la garanzia dell’anonimato.

Le Acli spiegano che “Insieme allo sportello dedicato alle Donne saranno realizzate, anche, iniziative di sensibilizzazione e denuncia dei fenomeni di stalking e mobbing: reati in continua espansione che ogni giorno, purtroppo, non mancano di far emergere tristi storie di abusi ai danni dei soggetti più deboli ovvero le donne”.

Lo sportello Doim si trova in via Francesco Flora 31 ed è aperto il martedì dalle 15.30 alle 18.00. L’inaugurazione è per il 14 maggio in via Francesco Flora 31 alle 15.00.
Pubblicato in news dal territorio
Mercoledì, 08 Maggio 2013 09:30

Colf: Risarcimento per infortunio in itinere

La mia colf è stata investita da un’automobile mentre veniva a lavorare. Devo pagarle comunque la retribuzione? Ho qualche obbligo che devo adempiere?

Anche chi lavora in ambito domestico ha diritto alle prestazioni Inail, per gli infortuni sul lavoro, compreso l’eventuale “infortunio in itinere”, quello che capita al lavoratore sul normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, oppure nel tragitto tra due posti di lavoro o ancora nel tragitto tra il luogo di lavoro e la mensa.

Il risarcimento e il comportamento del datore di lavoro cambiano a seconda che l'Inail riconosca o meno l'infortunio in itinere come inccidente sul lavoro o meno.

In caso di riconoscimento
e di prognosi superiore ai 3 giorni, il datore di lavoro sarà tenuto a pagare per i primi 3 giorni la retribuzione globale di fatto, e a garantire la conservazione del posto di lavoro, che è di 10 giorni se la colf/assistente familiare lavora da solo sei mesi, 45 giorni se è al lavoro da oltre sei mesi e fino a due anni, 180 giorni per anzianità di servizio superiori al biennio.

A partire dal 4° giorno di assenza, sarà l’Inail che verserà al lavoratore l’indennità giornaliera (che comprende anche i giorni festivi) e che è pari per i primi 90 giorni al 60% della retribuzione convenzionale fissata secondo le tabelle Inps, che sale al 75% per i successivi giorni sino alla guarigione. Durante questo periodo il datore di lavoro dovrà pagare le indennità di ferie, il Tfr e la quota di tredicesima non liquidata dall’Inail (40% o 25% a seconda del periodo).

Nei casi di infortuni sul lavoro, il primo obbligo del datore di lavoro è inoltrare denuncia di infortunio sia all’Inail che all’autorità di Pubblica sicurezza entro due giorni dal ricevimento del primo certificato medico o del referto del Pronto soccorso (che deve essere allegato alla denuncia) oppure in caso di pericolo di morte, entro 24 ore anche con telegramma o fax. Il mancato adempimento di questo preciso obbligo fa scattare l’applicazione di sanzioni elevate.

Se l’infortunio non è invece riconosciuto come incidente sul lavoro, la prestazione dovuta sarà quella di malattia, che però ha una scarsa copertura per i lavoratori domestici: la malattia non è infatti indennizzata dall’Inps, ma resta totalmente a carico del datore di lavoro per un massimo di 8, 10 o 15 giorni a seconda dell’anzianità di servizio (rispettivamente 6 mesi, fino a due anni e oltre) dopo di che si avrà diritto esclusivamente alla conservazione del posto, ma senza retribuzione.

In tali casi, se è stato pagato il relativo contributo, potrà anche intervenire la Cassa Colf, che, a determinate condizioni, prevede il pagamento di una indennità giornaliera in caso di ricovero e successiva convalescenza, oltre al rimborso dei ticket di alta specializzazione.


Per informazioni: Aclicolf on line
Pubblicato in ci pensano le Acli
Mercoledì, 01 Maggio 2013 10:30

Dipendente pubblico: quando la pensione?

Sono nata il 5 febbraio 1953, sono dipendente civile del ministero della Difesa dall’1 luglio 1980. Ho ricongiunto 5 anni, 9 mesi e 14 giorni di lavoro prestato nel privato e ho ottenuto l’accredito di 5 mesi per maternità extra rapporto di lavoro. Quando posso andare in pensione?

Lei dovrebbe raggiungere i 41 anni e 6 mesi di servizio nel mese di ottobre 2015, dal giorno successivo potrà avere quindi liquidata la pensione anticipata. Avendo lei a tale data già compiuto i 62 anni di età, la sua pensione non sarà soggetta ad alcuna penalizzazione.

Se vuole c'è anche la possibilità di andare in pensione subito con l'opzione donna ma in questo caso la pensione viene interamente calcolata col sistema contributivo.

Poiché l’importo della pensione calcolata col sistema contributivo è generalmente assai penalizzante, prima di fare una simile scelta è opportuno rivolgersi al patronato per farsi predisporre un calcolo.

In linea generale infatti, dopo la riforma Fornero per una dipendente pubblica le prestazioni pensionistiche possibili sono: la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata.

La pensione di vecchiaia è riconosciuta con almeno 20 anni di servizio (requisito che lei ha già raggiunto) e raggiunta l’età pensionabile, che per una donna nata del 1953 sarà pari a 66 anni e 11 mesi (se confermati gli ipotizzati incrementi dell’aspettativa di vita).

La pensione anticipata è riconosciuta indipendentemente dall’età in presenza di un requisito contributivo minimo non inferiore a 41 anni e 5 mesi nel 2013 e 41 anni e 6 mesi per gli anni 2014 e 2015, cui si dovranno aggiungere gli incrementi dell’aspettativa di vita del 2016 (ipotizzati 4 mesi), 2019 (ipotizzati 4 mesi), 2021, ecc.

Con l'opzione donna le lavoratrici possono, fino al 2015 in regime sperimentale, accedere alla pensione di anzianità con i requisiti in vigore al 2007, cioè con almeno 57 anni di età (58 per le lavoratrici autonome) e 35 anni di contributi, accettando però che la pensione sia calcolata con il sistema di calcolo contributivo, invece che con il retributivo. Con l’opzione donna, le lavoratrici andranno in pensione prima, ma la pensione potrebbe essere più bassa.


Per informazioni: www.patronato.acli.it
Pubblicato in ci pensano le Acli
Mercoledì, 17 Aprile 2013 11:09

Treviso: Donne nella crisi

Anche le Acli di Treviso tra gli organizzatori del convegno “Donne nella crisi. Italia, Grecia, Tunisia” organizzato a Treviso per il 19 aprile alle 17.00 nella sala conferenze della Camera di commercio di Treviso.

Tema dell’incontro la maggiore fragilità femminile durante i periodi di crisi: perdita del lavoro e abbandono da parte dei mariti che cercano impego all'estero accompagnano spesso le donne nei momenti difficili.

Durante il convegno sarà presentato il rapporto “The impact of the economic crisis on the situation of women and men and on gender equality policies” dell’Enege, la fondazione europea di esperti di studi di genere.

L’analisi copre i ventisette paesi membri dell’Unione europea, i paesi dell'Efta (European free trade association) e tre paesi candidati. Lo studio va dal 2005 e al 2010.

Intervengono: Paola Villa, sociologa veneta rappresentante del rapporto europeo “Donne nella Crisi”; Sonja Mitralia, responsabile del movimento europeo “Women against austerity”; Hafidha Chekir, costituzionalista tunisina e rappresentante dell’Association des femmes democrates; Katia Marchesin, imprenditrice trevigiana e ambasciatrice per la rete europea degli imprenditori.
Pubblicato in news dal territorio

La responsabile Agnese Ranghelli: un ideale da vivere anche nell’Associazione

Le donne del direttivo del Coordinamento Donne Acli riunitesi a Roma, il 5 aprile scorso, accolgono con entusiasmo le belle parole di Papa Francesco espresse il 3 aprile 2013.

"Le donne hanno un ruolo primario e fondamentale" nei Vangeli, ha detto il Papa  sottolineando come furono proprio le donne a vedere per prime Gesù risorto. Un altro elemento che assicura veridicità al racconto delle Sacre scritture, "giacché nel mondo ebraico le donne non avevano dignità di testimoni". "E se i Vangeli glielo assegnano, vuol dire che il racconto è autentico", ha quindi rimarcato il loro ruolo nella testimonianza della fede ancora oggi.

"Questo è bello - ha detto mentre veniva applaudito - perché è un po' la missione delle donne, delle mamme e delle nonne, avanti con questa testimonianza. Per Dio conta il cuore, quanto siamo aperti a lui, se siamo come bambini che si fidano, ma questo ci fa riflettere su quanto le donne abbiano fatto nel cammino di fede e quanto ancora facciano nell’aprire le porte al Signore, nel comunicarlo".

La responsabile nazionale Agnese Ranghelli afferma: “con lo stesso entusiasmo,  passione e speranza le donne delle Acli  rinnovano la loro mission associativa e il loro impegno nell’essere testimoni di fede attraverso la loro vita quotidiana”.

Pubblicato in news nazionali
Giovedì, 04 Aprile 2013 10:35

Colf: La maternità nel contratto nazionale

La mia colf incinta al terzo mese ha una gravidanza difficile e non può lavorare. Ha diritto alla  “maternità”? Posso assumere qualcuno in sua sostituzione?

Come tutti i lavoratori, anche le lavoratrici domestiche hanno il diritto e l’obbligo di astenersi dal lavoro in caso di maternità, per il periodo di maternità obbligatoria, ovvero 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo, oppure, su richiesta, 1 mese prima del parto e 4 mesi dopo.

In caso di maternità a rischio le colf possono chiedere la maternità “anticipata” come tutte le lavoratrici, ottenendo il relativo certificato presso l’Asl, mentre non è prevista alcuna “maternità facoltativa” né “allattamento” per cui al termine del periodo obbligatorio la lavoratrice deve necessariamente tornare a lavoro, osservando il normale orario concordato, altrimenti il datore di lavoro decorsi i 15 giorni di preavviso può procedere con il licenziamento.

In questo periodo, la lavoratrice ha diritto ad ottenere l’indennità di maternità dall’Inps, pari all’80% della retribuzione convenzionale stabilita ex lege, presentando apposita domanda entro i due mesi antecedenti la data presunta del parto, liberando così il datore di lavoro dal versamento della retribuzione e dei relativi contributi, che vengono accreditati figurativamente dall’Inps stesso.

Rimangono comunque a carico del datore di lavoro l’indennità di ferie, Tfr, e tredicesima, per la parte non liquidata dall’Inps.

La maternità è uno dei motivi per cui l’art. 7 Ccnl prevede espressamente la possibilità di stipulare con altra lavoratrice un contratto a tempo determinato, che eventualmente, nel caso in cui la lavoratrice non si sentisse di rientrare, può essere convertito a tempo indeterminato.

Attenzione però ai costi: con la riforma Fornero dal 1 gennaio 2013 i contributi per la colf a tempo determinato sono più salati, salvo la possibilità di ottenere un parziale rimborso in caso di conversione a tempo indeterminato.
Pubblicato in ci pensano le Acli
Lunedì, 25 Marzo 2013 12:10

Brindisi: Animazione in ospedale

Più vicini ai malati. Questo il senso dell’iniziativa “Animazione e auguri delle Acli in Ospedale” che le Acli di Brindisi e il circolo Acli “Città di Brindisi”, realizzeranno il 26 marzo 2012, dalle 16.00 alle 18.00 presso l'ospedale Perrino di Brindisi.

Gli aclisti animeranno i reparti di pediatria, ostetricia e geriatria dell’ospedale per donare in vista della Pasqua serenità alle donne e agli anziani e divertire i bambini. Durante la visita, i pazienti riceverannopiccoli doni e cioccolata.
Pubblicato in news dal territorio
Lunedì, 25 Marzo 2013 00:00

Gesù e il sepolcro vuoto

31 marzo 2013 - Domenica di Pasqua e Resurrezione di Gesù - Anno C

Dopo la morte di Gesù, chi si avvicina al sepolcro e lo trova vuoto rimane sconcertato. Solo la memoria della vita di Gesù, del suo insegnamento, della sua fiducia nel Padre, e l'incontro personale con lui risorto, possono aprirci la via della fede e proclamare la sua resurrezione quale buona notizia della vittoria sul peccato e sulla morte per tutti gli uomini e le donne.


Giovanni 20,1-9

1 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

3 Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7 e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

I l protagonista di questo racconto di resurrezione è il sepolcro vuoto. Il sepolcro è la memoria di chi vi è sepolto. Al sepolcro si va per ricordare e ci si allontana con il ricordo del morto e della nostra futura morte. Questo sepolcro vuoto, invece, ci invita a credere (Gv 20,8: vide e credette) che la morte non è l’ultima parola della nostra vita. Il sepolcro vuoto ci aiuta a comprendere la Scrittura che annuncia l'amore del Padre per il Figlio diletto e per ogni uomo e donna.

Questo amore ha una forza così grande da ridare la vita al Figlio che si è affidato al Padre, fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2,6-11). E' la fede nel Padre che dà la salvezza al Figlio e a chiunque crede nel Figlio (Gv 3,16: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna»).

 

(leggi tutto nel documento correlato sotto l'immagine a sinistra)

Venerdì, 08 Marzo 2013 12:42

Che carica, signora presidente

Donne e presidenti nelle Acli. Il primo articolo della nuova rubrica "Esperienze".


Alle donne delle Acli piace proprio “fare le Acli” e si sente: la loro passione associativa è contagiosa, quasi sorprendente nello scenario della crisi a tutto campo.

Grande entusiasmo, zero istituzionalità burocratica, un ricorrente senso pratico. Ecco le donne presidente delle Acli: da Trieste a Siracusa, sono al momento 11 le presidenti provinciali e 3 regionali. Non nascondono le fatiche e le difficoltà ma sono contente di quel che tentano di fare ogni giorno.

Alcune di loro sono fresche di nomina, ma c’è chi presidente lo è da qualche anno ed è stata la prima dalla sue parti, come Erica Mastrociani di Trieste: “Un giorno nel mio camminare nella vita sono ‘inciampata’ nelle Acli. E dal 2007 sono presidente: oggi lo dico con naturalezza, ma 4 anni fa, quando sono stata eletta, l'emozione è stata fortissima”. C’è poi chi come Flavia Chitarrini, 66 anni, presidente di Terni, ha accompagnato la storia dell’associazione e solo da poco è stata eletta presidente: “Marito aclista e anche io aclista da sempre: ho cominciato giovanissima col nuoto nell’Unione sportiva Acli e poi ho fatto una lunga trafila associativa”.

Tra conciliazione e innovazione

Per alcune le Acli sono anche un luogo di lavoro, per altre “solo” la dimensione di impegno sociale che hanno scelto, anche accettando acrobazie complesse con la propria attività professionale e la famiglia. Marina Bisio è la presidente delle Acli di Alessandria: “Io lavoro fuori dalle Acli, ma tento di girare per i circoli: vengo da un circolo di campagna e ci tengo, soprattutto il sabato. Il venerdì pomeriggio ho deciso di dare un giorno fisso di presenza e rintracciabilità in sede. Per il resto delego molto. Mio marito mi asseconda: mi ha fatto anche da autista instancabile per tutta la provincia prima del congresso che mi ha eletto ”. E Maria Luisa Seveso, presidente delle Acli di Como, racconta: “Una volta in Russia, in una comunità ortodossa il pope chiese a una delle mie figlie cosa pensava del fatto che la madre fosse sempre fuori e molto impegnata. Io mi aspettavo la bastonata e invece rispose: ‘Mia mamma mi manca, ma so che per lei è importante fare questo per cui è giusto che lo faccia’. In quel momento ho avuto una grande soddisfazione”.

Che poi dalla propria esperienza quotidiana di conciliazione scaturisce anche innovazione nello stile e nel tempo di lavoro proprio dentro le Acli. A Terni “per ogni iniziativa o anche una riunione – ci dice Flavia Chitarrini – si cerca sempre di organizzare le cose a misura di famiglia, con spazi idonei e volontari che gestiscano i bimbi per chi ne ha”. A Trieste “da quando ci sono – sottolinea con soddisfazione Erica Mastrociani – non fissiamo mai riunioni più tardi delle 17.30 e quasi mai durante i fine settimana e garantire a tutti momenti di stacco”. Per Luisa Anna Trione, presidente di Aosta da un anno “la parola chiave è equilibrio: tra impegni professionali e famiglia è importante non farsi travolgere dalle urgenze. Io vivo comunque qui un’associazione dalla tradizione femminile consolidata. Anche a lavoro, all’Enaip, siamo tutte donne e si vede: lo stile organizzativo e di lavoro, senza sacrificare la professionalità, è diventato fisiologicamente flessibile e il più possibile attento alle esigenze di cura della famiglia”.

E in cosa altro consiste l’innovazione al femminile nelle Acli? “Considero le donne – dice Silvia Paoletti, presidente delle Acli di Gorizia – le sentinelle del territorio. Le migliori per fare le Acli proprio vicino ai bisogni delle persone”.  È una percezione ricorrente tra le presidenti: per la Mastrociani è così perché “il governo della quotidianità è comunque sempre in mano alle donne”; per la Seveso “le donne si parlano e fanno comunità, un po’ come avveniva qualche anno fa nei cortili dei condomini. Credo che questo venga riportato anche nell’attività associativa e quando devi tessere reti e contatti con altre realtà sul territorio”.

Ricorre anche nelle parole delle presidenti la prerogativa femminile della “capacità di mediazione” e dell’attenzione alle dinamiche personali: “Credo che una donna – conferma Cecilia Cecconi, freschissima presidente delle Acli di Roma – porti fisiologicamente una maggiore capacità di accoglienza in tante situazioni, uno sguardo più interno; gli uomini sono più proiettati verso l’esterno anche nel gestire un’organizzazione”.

E infine spicca la cura quasi “domestica” delle loro Acli. In sede chiudono per ultime la sera, spengono le luci e se c’è bisogno “passo anche lo straccio a terra, perché no?”, dice Maria Concetta Di Gregorio, presidente delle Acli di Siracusa da marzo 2012: “Controllo i cestini della carta, condizionatori accesi. E faccio pure il giro dei bagni. Non sapete quanto mi criticano. Ma come il presidente…”.

Quote Rosa, no grazie

E il rapporto con gli uomini fuori e dentro l’associazione? Alcune emergono in un contesto in cui le donne sono da sempre molto importanti; altre hanno aperto la strada ed è più dura: “Sono una novellina – è Rosaria Parnenzini, presidente delle Acli di Teramo – in un’associazione dominata dalla presenza maschile: non è facile farsi sentire e a volte ho la sensazione che qualcuno pensi che siccome sono una donna 'ho altro di cui preoccuparmi' e magari romperò meno le scatole e lascerò fare”. “Io non sono sposata né ho figli – dice Anna Cristofaro, presidente delle Acli Campania – ed è già complicato così, da pendolare tra Caserta e Napoli. Temo che se una segnalasse la difficoltà di tenere insieme le cose, verrebbe penalizzata in un contesto con tanti uomini perché diventerebbe quella che ‘tanto non ha tempo’”.

Le “quote rosa” però non appassionano le presidenti delle Acli (“mi fanno sentire una specie di panda” dice una di loro) e preferiscono conquistarsi credibilità sul campo: ci sono e ci mettono del loro, con altri tempi. Per esempio, per Sabrina Simone, presidente delle Acli Molise che è appena diventata mamma, è anche tempo di allattare. Auguri!

Pubblicato in Esperienze
A-Anna dedica un ampio spazio alla difficoltà femminile di coniugare amore e lavoro.

Non si tratta di una missione impossibile. Tra gli esempi concreti, il settimanale riporta la storia di Paola Vacchina: sposata, con due figli e una laurea in giurisprudenza, è da poco eletta presidente dell’Enaip, l'Ente di formazione delle Acli.

Caso poco comune: in Italia ci sono circa 10 milioni di donne in età da lavoro che non cercano impiego – spiega la rubrica A4Women – un quarto proprio a causa dell'attività di cura della famiglia.

Eppure, le donne che lavorano sono efficaci strumenti per combattere la crisi: i dati provano che il Pil cresce di più nei Paesi dove l’occupazione femminile è maggiore e dove il reddito familiare è più alto e sicuro. Spiega Roberta Marracino, direttore della comunicazione e ricerca McKinsey & Company: “Non è solo questione di diritti, ma di potenziale economico inespresso”.

Pubblicato in rassegna stampa
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 Succ. > Fine >>
Pagina 1 di 7