Si chiama “Il tè delle mamme” l’iniziativa lanciata dal circolo Acli “Associazione incontro” di Dronero, Cuneo, in occasione della Festa della mamma.
“Il tè delle mamme” è un momento di incontro in cui le neo mamme possono conoscersi, confrontare le loro esperienze e pensieri, e rilassarsi insieme ai loro bimbi (da 0 a 9 mesi). A ogni incontro sarà presente Sonia Chiardola, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva.
L’iniziativa prende il via giovedì 9 maggio e proseguirà poi per tutto maggio, giugno e settembre, ogni giovedì pomeriggio, dalle 16.00 alle 17.00, nella sala delle Acli, in Via Roma 15 a Dronero.
Il costo di ogni incontro è di 5 euro; 3 euro per i tesserati del circolo Acli.
Per informazioni: tel. 3298854214.“Ripartire dalla famiglia per guardare oltre la crisi”. Questo il tema della giornata di riflessione e di festa organizzata dalle Acli di Pesaro per il 7 aprile presso palazzo Granari in via Rossigni.
Il programma prevede una tavola rotonda alle 17.00, alle 18.00 lo spettacolo “Pop economy” a cura di Banca etica e alle 19.00 un aperitivo.
Partecipano alla tavola rotonda: Melania Macchiarola, presidente Forum associazioni familiari Pesaro; Michele Ricci, presidente Mcl Pesaro; Maurizio Tommasini, presidente Acli Pesaro; Riccardo Milano, giornalista.
Alle 17.00 per i più piccoli sarà attivo il laboratorio “Suoni e colori” a cura di Michele La Paglia. I partecipanti al laboratorio devono portare una scatola di cartone.Aziza, Natalia e Salifou, vengono da Paesi diversi e lontani fra loro, ma vivono tutti a Treviso. Ad accomunarli è l’esperienza del ricongiungimento familiare, percorso in cui sono stati sostenuti ed aiutati dagli operatori del Patronato Acli di Treviso.
Alle famiglie ricongiunte e a tutte quelle che vogliono compiere questo percorso di “ricostruzione” di un nucleo familiare qui in Italia, è stato dedicato un ciclo di incontri realizzato nell’ambito del Progetto Famiglia del Patronato Acli nazionale. «Abbiamo pensato alle famiglie che hanno scelto di vivere qui, alle persone che abbiamo seguito e anche a quelle che a vario titolo sono interessate alla pratica del ricongiungimento familiare offrendo loro un’opportunità di incontro e confronto» spiega Silvia Danaro, operatrice del Patronato trevigiano. È stata lei a seguire le pratiche che hanno permesso a Natalia di farsi raggiungere dal marito e dal figlio, a Salifou di raggiungere suo padre e quelle che, si spera, porteranno presto in Italia la madre di Aziza dopo l’arrivo di suo marito e della figlioletta.
«Le persone vengono da noi – racconta
E come Natalia sono centinaia le persone che dopo lo svolgimento delle prassi burocratiche hanno bisogno di un aiuto: «“E se le cose non vanno bene?”, “Fai presto. Ho paura di quello che può succedere con mio marito da solo così lontano”, “I miei fratelli vogliono venire, da noi non c’è nulla”, “Mia madre è sola e molto triste, temo si stia ammalando”»: sono le parole che al Patronato arrivano ogni giorno e che nascondono «mille storie». Quella di Aziza è una di quelle da ricordare: è partita dal Marocco, a 27 anni, moglie da pochi mesi in dolce attesa da qualche settimana. «I miei zii – racconta la donna – vivevano in Italia, mia madre ed io eravamo sole e lei ha sempre chiesto, inutilmente, ai suoi fratelli di accogliermi. Subito dopo le nozze, con mio marito abbiamo deciso che sarei venuta e che lui mi avrebbe raggiunto. Sono arrivata in Italia che ero incinta di 4 mesi. Dopo il parto ho portato la bimba in Marocco e sono tornata. Ho trovato un lavoro e ho avviato le pratiche per far venire mio marito. È qui da 2 anni e mezzo. Il ricongiungimento – continua – è stato come rinascere: non avevo goduto del mio matrimonio, della mia vita nuova; venire in Italia era stata una sfida. Adesso fatichiamo, io lavoro tutto il giorno come badante e mio marito resta con la bambina, abbiamo cominciato un’altra volta le pratiche per il ricongiungimento: quando mia madre sarà in Italia, mio marito cercherà un lavoro, la nonna starà con la bambina e io sarò felice. E tutto il merito è di chi mi ha aiutato nelle pratiche e mi ha spiegato mille volte tutto quello che dovevo fare».
La gratitudine è comprensibile se si pensa che presentare una pratica di ricongiungimento è un processo piuttosto complesso: «Vedo le persone anche 5 o 6 volte per assicurarmi che la pratica vada a buon fine – spiega Silvia Danaro del Patronato – per questo spesso imparo a conoscere le persone che ho davanti e le loro mille storie. Andiamo dai casi di ricongiungimento di familiari malati, al richiamo di figli affidati in tenera età a vicini o a parenti, di madri rimaste sole. La distanza appesantisce tutto: il 70 o 80 per cento sono casi particolari che mi colpiscono molto». Come Salifou, arrivato in Italia dal Bourkina Faso a 17 anni, richiamato dal padre che, però, poco dopo l’arrivo del ragazzo, perde il lavoro, subisce lo sfratto e, sfiancato, decide di tornare a casa. Suo figlio no, lui decide di restare a qualunque costo: «Mio padre - racconta il ragazzo in un italiano impeccabile - mi diceva di non venire in Italia perché c’era la crisi e il lavoro non si trova facilmente come prima. Ma in Burkina Faso c’erano problemi anche per mangiare, non c’era nulla. Volevo la mia – come si dice in italiano chance? – la mia possibilità. Lui ha avuto la sua, è stato un uomo e io voglio la mia, anche se è dura, anche se non so bene dove vivrò, anche se per vivere devo accettare l’aiuto della mia insegnante di italiano e di alcuni suoi amici. Ho smesso di chiamare a casa: anche i miei tre fratelli vogliono venire ed ogni volta mi chiedono di avviare le pratiche di ricongiungimento, ma non ho un alloggio fisso né un lavoro, non saprei come accoglierli e la pena davanti alle loro richieste è troppo grande. Non ho tempo per piangermi addosso, devo trovare una soluzione anche se le cose non vanno come speravo. Posso solo dire che lì non c’era nulla e qui anche se è dura ho trovato persone pronte ad aiutarmi e ho dei sogni da realizzare: un lavoro, una casa, una moglie e dei bambini. Far venire anche i miei fratelli in Italia sarebbe bellissimo, ora non saprei come fare, ma spero nel futuro”.
Non si tratta di una missione impossibile. Tra gli esempi concreti, il settimanale riporta la storia di Paola Vacchina: sposata, con due figli e una laurea in giurisprudenza, è da poco eletta presidente dell’Enaip, l'Ente di formazione delle Acli.
Caso poco comune: in Italia ci sono circa 10 milioni di donne in età da lavoro che non cercano impiego – spiega la rubrica A4Women – un quarto proprio a causa dell'attività di cura della famiglia.
Eppure, le donne che lavorano sono efficaci strumenti per combattere la crisi: i dati provano che il Pil cresce di più nei Paesi dove l’occupazione femminile è maggiore e dove il reddito familiare è più alto e sicuro. Spiega Roberta Marracino, direttore della comunicazione e ricerca McKinsey & Company: “Non è solo questione di diritti, ma di potenziale economico inespresso”.