S. Onorato - Giovedì 23 Maggio 2013
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Giovedì, 16 Maggio 2013 09:39

Torino: Famiglie e lavoro di cura

“Famiglie e lavoro di cura” è il tema del convegno organizzato a Torino dalle Acli provinciali insieme alle Acli Colf. L’incontro si terrà il 20 maggio dalle 9.00 alle 14.00 nella sala conferenze del Centro polivalente in via Dego 6 a Torino.

Due le situazioni che il seminario affronta: da un lato i tempi di lavoro e le difficoltà delle famiglie italiane di prendersi cura dei propri anziani, bambini e disabili; dall'altra la situazione dei migranti che vengono in Italia per curarsi dei nostri cari lasciando i loro familiari senza assistenza. In questa situazione si è innestata la crisi degli ultimi anni che ha ridotto le speranze lavorative degli italiani e degli stranieri.

Al seminario si confronteranno: Massimo Guerrini, presidente circoscrizione 1 del Comune di Torino, Roberto Santoro, presidente Acli Torino, Massimo Marasco, presidente Acli Piemonte, Raffaella Dispensa, vicepresidente Acli Torino, Marcelo Barros, segretario dell’associazione dei Teologi del Sud del mondo, Daniela Grassi, responsabile Welfare Acli Piemonte, Laura Malanca, responsabile Acli Colf Torino, don Daniele Bortolussi, responsabile diocesi Torino e commissione piemontese della Pastorale sociale e del lavoro, Barbara Graglia, dirigente del Comune di Torino, Paola Vacchina, presidente nazionale Patronato Acli, Michele Consiglio, presidenza nazionale Acli con delega a Politiche estere e reti internazionali, Stefano Tassinari, vicepresidente vicario delle Acli nazionali.

L'iniziativa  è inserita all’interno del progetto NordOvest “Acli contro la crisi”, promosso dalle Acli del Piemonte, della Liguria, della Valle d’Aosta e dei rispettivi patronati Acli.
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Le Acli sulla Giornata internazionale della famiglia

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Il presidente nazionale delle Acli Gianni Bottalico interviene il 15 maggio 2013 alla Tavola rotonda “Quali politiche per lavoro e giovani famiglie. Associazioni e politica a confronto” nell'ambito della celebrazione promossa dal Forum delle associazioni familiari della Giornata internazionale della famiglia, indetta dall'Onu nel 1994.

È per il Forum il principale appuntamento annuale, dal forte carattere simbolico, nel quale si intende proporre alla attenzione pubblica i temi che contraddistinguono la dimensione civile e sociale della famiglia.
Quest'anno si è deciso di dedicare particolare attenzione alla questione delle giovani famiglie e del lavoro giovanile, con un doppio evento pubblico che coinvolga le Istituzioni, le parti sociali e imprenditoriali su quella che è una vera e propria emergenza sociale, oltre che lavorativa ed economica.

La Giornata si inserisce nel cammino di preparazione alla 47a Settimana sociale che si terrà a Torino dal 12 al 15 settembre 2013 sul tema "Famiglia, speranza e futuro per la società italiana".
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Giovedì, 09 Maggio 2013 09:30

Cuneo: Il tè delle mamme

Si chiama “Il tè delle mamme” l’iniziativa lanciata dal circolo Acli “Associazione incontro” di Dronero, Cuneo, in occasione della Festa della mamma.

“Il tè delle mamme” è un momento di incontro in cui le neo mamme possono conoscersi, confrontare le loro esperienze e pensieri, e rilassarsi insieme ai loro bimbi (da 0 a 9 mesi). A ogni incontro sarà presente Sonia Chiardola, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva.

L’iniziativa prende il via giovedì 9 maggio e proseguirà poi per tutto maggio, giugno e settembre, ogni giovedì pomeriggio, dalle 16.00 alle 17.00, nella sala delle Acli, in Via Roma 15 a Dronero.

Il costo di ogni incontro è di 5 euro; 3 euro per i tesserati del circolo Acli.

Per informazioni: tel. 3298854214.
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Martedì, 07 Maggio 2013 10:33

Cagliari: Torna "Diritti in piazza"

Torna l'appuntamento con “Diritti in piazza”, la campagna d'informazione promossa dalle Acli di Cagliari per sensibilizzare i cittadini sui temi del lavoro, dei diritti (fisco, salute, giustizia) e dell'associazionismo.  

Nel mese di maggio, l'iniziativa si svilupperà nei seguenti appuntamenti:
  • mercoledì 8 maggio, dalle 9 alle 13, nel mercato civico di Quartu Sant'Elena;
  • sabato 11 maggio, dalle 9 alle 13, nel mercato comunale di Sanluri;
  • lunedì 13 maggio, sempre dalle 9 alle 13, nel mercato civico di Iglesias.  

Durante la campagna itinerante, i volontari presenteranno ai cittadini “Punto famiglia”, il servizio gratuito di consulenza giuridica e psicologica delle Acli di Cagliari. Il tour nei mercati sarà anche l'occasione per illustrare al pubblico tutti gli altri servizi garantiti ogni giorno dal sistema delle Acli.
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Mercoledì, 17 Aprile 2013 09:43

Piemonte: In piazza con in sindacati

Le Acli piemontesi aderiscono alla manifestazione indetta da Cgil Cisl Uil per il 18 Aprile per protestare contro la politica del governatore regionale Cota.

“I lavoratori e le famiglie piemontesi sono al limite – denunciano le Acli – non possono attendere oltre. Di fronte a un 2013 che si sta prospettando ancora più duro e difficile dell’anno passato la giunta Regionale del Presidente Cota non può limitarsi a gestire l’ordinario tagliando servizi essenziali e destrutturando i presidi di coesione sociale delle nostre comunità aumentandone le diseguaglianze sociali. Enti locali e Terzo Settore, non possono più garantire quel minimo di solidarietà e di assistenza sociale che ha tenuto insieme le nostre comunità”.

“La sanità, i trasporti, la formazione professionale e le politiche attive del lavoroil sistema delle piccole e medie imprese, le politiche abitative e l’agricoltura sono tutti settori in grande affanno per i tagli alle risorse e per gli effetti concatenanti che rischiano di provocare nel nostro territorio”.

“Ciò che preoccupa maggiormente le Acli piemontesi sono le conseguenze sociali a breve e medio termine che, se non si interviene subito, rischiano di peggiorare radicalmente le condizioni di vita di migliaia di famiglie piemontesi”.

“Alla giunta del presidente Cota chiediamo una immediata inversione di rotta. Chiediamo concertazione e politiche che sappiano mobilitare le risorse migliori della nostra Regione, tagliando gli sprechi e riorganizzando gli investimenti con azioni che sappiano guardare al futuro. Occorre una maggiore equità nelle politiche di rigore e azioni concrete per un maggiore sviluppo. Agire diversamente significa condannare il Piemonte ad un rapido declino e a pagarne le conseguenze maggiori sarebbero ancora le fasce della popolazione più deboli”.
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In vista delle elezioni regionali del 20 e 21 aprile le Acli del Friuli Venezia Giulia invitano a partecipare al voto per ridare speranza alla comunità.

Per la regione, scrivono le Acli, “occorre ricostruire un quadro di regole condivise” e “Servono cittadini che formino una nuova classe dirigente capace di dare il proprio apporto per il bene comune, amministrando con competenza, sobrietà e misura”.

Per le Acli sono “prioritari e da privilegiare riforme, progetti e programmi in grado di assicurare lavoro, sviluppo sostenibile, equità, solidarietà, lotta alla povertà, cooperazione”.

Sul fronte giovani e lavoro le Acli chiedono al prossimo governo regionale favorire “il sostegno del credito alle imprese affinché queste ultime possano investire in ricerca e innovazione e rimanere competitive sui mercati”, di “snellire e semplificare i procedimenti amministrativi e ridurre così i costi aziendali”, mettere ”in campo un progetto specifico per l'occupabilità dei giovani, potenziando la formazione, l’istruzione professionale e l’apprendistato, censire le esigenze delle imprese per indirizzare i giovani disoccupati su professionalità anche diverse da quelle acquisite con lo studio, ristrutturare i Centri per l’Impiego, affinché migliori l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, e rivalutare la formazione professionale”.

Le Acli affrontano poi il capitolo famiglia: “Una buona politica deve rimettere al centro gli incentivi alla famiglia, vanno risolte le distorsioni che agiscono contro la famiglia nell’imposizione fiscale e nella formazione delle graduatorie di accesso ai servizi (es. asili nido, casa, etc.). Inoltre occorre riconsiderare le politiche tariffarie in modo che vengano modellate sui componenti il nucleo familiare”.
Infine, per favorire le famiglie e il lavoro femminile bisogna “incentivare quelle aziende che attuano reali forme di armonizzazione tra impegni familiari e lavorativi”.
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Mercoledì, 03 Aprile 2013 09:30

Pesaro: Giornata "Ripartire dalla famiglia"

“Ripartire dalla famiglia per guardare oltre la crisi”. Questo il tema della giornata di riflessione e di festa organizzata dalle Acli di Pesaro per il 7 aprile presso palazzo Granari in via Rossigni.

Il programma prevede una tavola rotonda alle 17.00, alle 18.00 lo spettacolo “Pop economy” a cura di Banca etica e alle 19.00 un aperitivo.

Partecipano alla tavola rotonda: Melania Macchiarola, presidente Forum associazioni familiari Pesaro; Michele Ricci, presidente Mcl Pesaro; Maurizio Tommasini, presidente Acli Pesaro; Riccardo Milano, giornalista.

Alle 17.00 per i più piccoli sarà attivo il laboratorio “Suoni e colori” a cura di Michele La Paglia. I partecipanti al laboratorio devono portare una scatola di cartone.
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Venerdì, 22 Marzo 2013 10:53

Al servizio delle famiglie. Tutte

Aziza, Natalia e Salifou, vengono da Paesi diversi e lontani fra loro, ma vivono tutti a Treviso. Ad accomunarli è l’esperienza del ricongiungimento familiare, percorso in cui sono stati sostenuti ed aiutati dagli operatori del Patronato Acli di Treviso.
Alle famiglie ricongiunte e a tutte quelle che vogliono compiere questo percorso di “ricostruzione” di un nucleo familiare qui in Italia, è stato dedicato un ciclo di incontri realizzato nell’ambito del Progetto Famiglia del Patronato Acli nazionale. «Abbiamo pensato alle famiglie che hanno scelto di vivere qui, alle persone che abbiamo seguito e anche a quelle che a vario titolo sono interessate alla pratica del ricongiungimento familiare offrendo loro un’opportunità di incontro e confronto» spiega Silvia Danaro, operatrice del Patronato trevigiano. È stata lei a seguire le pratiche che hanno permesso a Natalia di farsi raggiungere dal marito e dal figlio, a Salifou di raggiungere suo padre e quelle che, si spera, porteranno presto in Italia la madre di Aziza dopo l’arrivo di suo marito e della figlioletta.

«Le persone vengono da noi – racconta la Danaro – per l’istanza di ricongiungimento, verifichiamo che ci siano i requisiti legati all’idoneità dell’alloggio e al reddito, i più difficili da soddisfare, e se non ci sono problemi presentiamo la pratica». È a questo punto che comincia la parte più difficile del lavoro degli operatori, un punto di riferimento per le persone nel tempo dell’attesa. «È un periodo bruttissimo»: ad assicurarlo è Natalia, trentacinquenne moldava, in Italia dal 2005; a casa aveva lasciato marito e figlio ai quali, grazie all’aiuto del Patronato, ha potuto ricongiungersi qualche anno dopo. «Dal momento della domanda a quello in cui abbiamo ottenuto il nulla osta è passato un anno. Sono stati mesi lunghissimi. Ogni giorno aspettavo il postino fuori per strada, stavo impazzendo. Quando la pratica in prefettura si è sbloccata sono stata felicissima. Adesso non ci penso più, ma in quei mesi sono stata davvero male, andavo sempre al Patronato a chiedere informazioni, cercavo conforto, sostegno e non mi hanno mai chiuso la porta in faccia».

E come Natalia sono centinaia le persone che dopo lo svolgimento delle prassi burocratiche hanno bisogno di un aiuto: «“E se le cose non vanno bene?”, “Fai presto. Ho paura di quello che può succedere con mio marito da solo così lontano”, “I miei fratelli vogliono venire, da noi non c’è nulla”, “Mia madre è sola e molto triste, temo si stia ammalando”»: sono le parole che al Patronato arrivano ogni giorno e che nascondono «mille storie». Quella di Aziza è una di quelle da ricordare: è partita dal Marocco, a 27 anni, moglie da pochi mesi in dolce attesa da qualche settimana. «I miei zii – racconta la donna – vivevano in Italia, mia madre ed io eravamo sole e lei ha sempre chiesto, inutilmente, ai suoi fratelli di accogliermi. Subito dopo le nozze, con mio marito abbiamo deciso che sarei venuta e che lui mi avrebbe raggiunto. Sono arrivata in Italia che ero incinta di 4 mesi. Dopo il parto ho portato la bimba in Marocco e sono tornata. Ho trovato un lavoro e ho avviato le pratiche per far venire mio marito. È qui da 2 anni e mezzo. Il ricongiungimento – continua – è stato come rinascere: non avevo goduto del mio matrimonio, della mia vita nuova; venire in Italia era stata una sfida. Adesso fatichiamo, io lavoro tutto il giorno come badante e mio marito resta con la bambina, abbiamo cominciato un’altra volta le pratiche per il ricongiungimento: quando mia madre sarà in Italia, mio marito cercherà un lavoro, la nonna starà con la bambina e io sarò felice. E tutto il merito è di chi mi ha aiutato nelle pratiche e mi ha spiegato mille volte tutto quello che dovevo fare».

La gratitudine è comprensibile se si pensa che presentare una pratica di ricongiungimento è un processo piuttosto complesso: «Vedo le persone anche 5 o 6 volte per assicurarmi che la pratica vada a buon fine – spiega Silvia Danaro del Patronato – per questo spesso imparo a conoscere le persone che ho davanti e le loro mille storie. Andiamo dai casi di ricongiungimento di familiari malati, al richiamo di figli affidati in tenera età a vicini o a parenti, di madri rimaste sole. La distanza appesantisce tutto: il 70 o 80 per cento sono casi particolari che mi colpiscono molto». Come Salifou, arrivato in Italia dal Bourkina Faso a 17 anni, richiamato dal padre che, però, poco dopo l’arrivo del ragazzo, perde il lavoro, subisce lo sfratto e, sfiancato, decide di tornare a casa. Suo figlio no, lui decide di restare a qualunque costo: «Mio padre - racconta il ragazzo in un italiano impeccabile - mi diceva di non venire in Italia perché c’era la crisi e il lavoro non si trova facilmente come prima. Ma in Burkina Faso c’erano problemi anche per mangiare, non c’era nulla. Volevo la mia – come si dice in italiano chance? – la mia possibilità. Lui ha avuto la sua, è stato un uomo e io voglio la mia, anche se è dura, anche se non so bene dove vivrò, anche se per vivere devo accettare l’aiuto della mia insegnante di italiano e di alcuni suoi amici. Ho smesso di chiamare a casa: anche i miei tre fratelli vogliono venire ed ogni volta mi chiedono di avviare le pratiche di ricongiungimento, ma non ho un alloggio fisso né un lavoro, non saprei come accoglierli e la pena davanti alle loro richieste è troppo grande. Non ho tempo per piangermi addosso, devo trovare una soluzione anche se le cose non vanno come speravo. Posso solo dire che lì non c’era nulla e qui anche se è dura ho trovato persone pronte ad aiutarmi e ho dei sogni da realizzare: un lavoro, una casa, una moglie e dei bambini. Far venire anche i miei fratelli in Italia sarebbe bellissimo, ora non saprei come fare, ma spero nel futuro”.

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A-Anna dedica un ampio spazio alla difficoltà femminile di coniugare amore e lavoro.

Non si tratta di una missione impossibile. Tra gli esempi concreti, il settimanale riporta la storia di Paola Vacchina: sposata, con due figli e una laurea in giurisprudenza, è da poco eletta presidente dell’Enaip, l'Ente di formazione delle Acli.

Caso poco comune: in Italia ci sono circa 10 milioni di donne in età da lavoro che non cercano impiego – spiega la rubrica A4Women – un quarto proprio a causa dell'attività di cura della famiglia.

Eppure, le donne che lavorano sono efficaci strumenti per combattere la crisi: i dati provano che il Pil cresce di più nei Paesi dove l’occupazione femminile è maggiore e dove il reddito familiare è più alto e sicuro. Spiega Roberta Marracino, direttore della comunicazione e ricerca McKinsey & Company: “Non è solo questione di diritti, ma di potenziale economico inespresso”.

Pubblicato in rassegna stampa
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