S. Rita da Cascia - Mercoledì 22 Maggio 2013
Visualizza articoli per tag: immigrati
Martedì, 07 Maggio 2013 10:33

Cagliari: Torna "Diritti in piazza"

Torna l'appuntamento con “Diritti in piazza”, la campagna d'informazione promossa dalle Acli di Cagliari per sensibilizzare i cittadini sui temi del lavoro, dei diritti (fisco, salute, giustizia) e dell'associazionismo.  

Nel mese di maggio, l'iniziativa si svilupperà nei seguenti appuntamenti:
  • mercoledì 8 maggio, dalle 9 alle 13, nel mercato civico di Quartu Sant'Elena;
  • sabato 11 maggio, dalle 9 alle 13, nel mercato comunale di Sanluri;
  • lunedì 13 maggio, sempre dalle 9 alle 13, nel mercato civico di Iglesias.  

Durante la campagna itinerante, i volontari presenteranno ai cittadini “Punto famiglia”, il servizio gratuito di consulenza giuridica e psicologica delle Acli di Cagliari. Il tour nei mercati sarà anche l'occasione per illustrare al pubblico tutti gli altri servizi garantiti ogni giorno dal sistema delle Acli.
Pubblicato in news dal territorio
Giovedì, 28 Marzo 2013 09:30

Assegno sociale per stranieri

Mio padre, cittadino kossovaro, in Italia da 7 anni, il 5 giugno compirà i 65 anni di età. In attesa della pensione di vecchiaia in convenzione può presentare domanda di assegno sociale?

In base a quanto ci scrive, suo padre non può far valere il requisito della residenza legale e continuativa decennale in Italia, pertanto non potrà ottenere la liquidazione dell’assegno sociale dal settembre 2013.

Possono infatti essere beneficiari dell’assegno sociale le seguenti categorie di cittadini:
  • cittadini italiani o di uno stato membro dell’Ue residenti in Italia;
  • cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno) residenti in Italia;
  • cittadini della Repubblica di San Marino residenti in Italia;
  • rifugiati politici e i titolari di status di protezione sussidiaria (in possesso di un permesso di soggiorno di durata triennale).
I requisiti richiesti per il 2013 sono:
  • età non inferiore a 65° anni e 3 mesi;
  • risiedere effettivamente e abitualmente in Italia;
  • essere sprovvisti di reddito, ovvero possedere redditi di importo inferiore ai limiti (personale € 5.749,90, coniugale 11.499,80);
  • aver soggiornato legalmente e in via continuativa in Italia per almeno 10 anni.
Nel caso di persona sola, l’assegno sociale spetta se il richiedente è in possesso di redditi per un importo inferiore all’assegno sociale stesso. Nel caso di persone coniugata l’assegno sociale spetta se i redditi cumulati di ambedue i coniugi non superano un importo pari al doppio dell’importo annuo dell’assegno sociale.

L’importo in pagamento dell’assegno sociale è pari alla differenza fra il limite di reddito e i redditi posseduti.


Per informazioni: www.patronato.acli.it
Pubblicato in ci pensano le Acli
Venerdì, 15 Marzo 2013 10:01

I migranti e la crisi: si salvi chi può

397.000. Questo il numero di migranti che, secondo la Fondazione Ismu, ha deciso nel 2012 di abbandonare l’Italia per rientrare nel proprio Paese a causa delle difficoltà economiche indotte dalla crisi. Come dire che un sesto dei 2,6 milioni di migranti arrivati in 10 anni ‒ dal 2001 al 2011 ‒ in Italia (dati Istat) ha deciso in un solo anno di andar via.
Dagli Sportelli Immigrati del Patronato Acli arriva la conferma: soprattutto nelle grandi città del Nord Italia, si registra negli ultimi sei mesi un significativo aumento di richieste di rientro assistito nei Paesi di provenienza e di recupero dei contributi versati in Italia. «Sempre più migranti decidono di allontanarsi dall’Italia anche con il permesso di soggiorno valido perché non riescono a sostenere le spese e, partendo, sperano di tornare in tempi migliori ‒ spiega Pino Gulia, coordinatore del progetto Immigrazione Acli ‒. Dare cifre è impossibile. Spesso i nostri operatori vengono a sapere che qualcuno ha deciso di tornare a casa solo dopo che questo è successo, altre volte le famiglie si smembrano e i nostri operatori assistono i nuclei, oltre che con i servizi, anche moralmente».

«La crisi si tocca con mano. E per i migranti è ancora più dura di quanto possiamo immaginare»: racconta Carla Pucilli, operatrice dello sportello Immigrati del Patronato Acli di Milano. «Prima, quando un migrante veniva da noi, cercavamo di capire che tipo di contratto avesse; adesso cerchiamo solo di capire come e se viene pagato. Negli ultimi sei mesi la situazione è peggiorata moltissimo».
Sempre più persone decidono di far rientro nei propri Paesi d’origine con dolore e frustrazione, tentando di “salvare il salvabile”. «Vengono da noi per capire se i contributi versati dai loro datori di lavoro possono essere recuperati in qualche maniera, se sono sufficienti per avere un piccolo sostegno nel loro Paese; vogliono avere informazioni sul rientro volontario assistito. Si tratta spesso di migranti che risiedono da molto in Italia e che sono stanchi di lottare, hanno gettato la spugna e cominciano a pensare di aver fatto sacrifici per niente».
La signora Pucilli non fa nomi e racconta con partecipazione le storie delle persone che le sono passate davanti nelle ultimissime settimane come «questo signore sudamericano che dopo 20 anni ha perso lavoro e casa e che ora passa la notte nel dormitorio di un’associazione; è venuto a chiederci come fare per avere un aiuto per rientrare nel proprio Paese».
E come spesso succede, nella difficoltà, i deboli diventano ancora più deboli: «C’è la madre che viene da noi disperata: ha deciso di rimandare suo figlio in Ucraina. Vivevano insieme, presso la casa del datore di lavoro di lei. Un anziano. Alla sua morte, senza lavoro e senza una casa vera, lei è costretta a separarsi dal figlio e a rimandarlo a casa dai nonni ottantenni. Lei resta in Italia, col suo posto letto, alla ricerca di un nuovo lavoro prima che scada il suo permesso di soggiorno per attesa occupazione. Questi minori pagano il prezzo più alto: vengono allontanati nella speranza che si tratti di un trasferimento temporaneo e intanto perdono punti di riferimento, conoscono la solitudine e il senso di abbandono».
E a volte, anche se la sorte aiuta, le regole rigide sembrano complicare ulteriormente ciò che già è difficile: «Come nel caso di un lavoratore autonomo egiziano costretto a chiudere la propria attività e a rimandare in Egitto moglie e figli. Lui resta in Italia, si dà da fare e quando le cose vanno effettivamente meglio richiama a sé la famiglia. Ma alla moglie, lontana dall’Italia per più di un anno, viene revocato il permesso di soggiorno. I figli minori vengono inseriti nel permesso del padre e lei ritorna in Patria. È così necessario avviare le pratiche per il ricongiungimento». 
Chi torna a casa è quasi fortunato perché ha qualcuno che lo accoglie e che in qualche misura è pronto ad aiutarlo nel duro reinserimento. Spesso invece non ci sono neanche i soldi per tornare a casa. È il caso ad esempio «di un signore titolare di permesso per asilo politico che, conoscendo 4 lingue, un tempo aveva un lavoro come interprete e mediatore ‒ racconta ancora la Pucilli ‒. Collaborava con l’ufficio rifugiati politici e per il tribunale dei minori. Ora ha perso il lavoro e minaccia di suicidarsi perché non ha i soldi per poter rinnovare né il suo titolo di soggiorno né il suo documento di viaggio».

E chi non ha modo di andar via cerca di sopravvivere come può. «La crisi e la mancanza di lavoro abbassano le possibilità di vita dei migranti che se devono restare in Italia cercano delle maniere per sopravvivere alla burocrazia e alle difficoltà economiche. Per esempio ‒ racconta l’operatrice del Patronato milanese ‒ laddove un genitore ha perso il lavoro, le famiglie ci chiedono di non far figurare i bambini nel permesso di soggiorno al momento del rinnovo. Il reddito che lo Stato chiede loro per concedere il documento è proporzionale al numero dicomponenti del nucleo familiare, quindi più la famiglia risulta ristretta meno soldi bisogna dimostrare di avere per rinnovare il permesso. I bambini vivono però all’ombra».
Poi ci sono quelli costretti dalla mancanza di denaro a vivere, o peggio a tornare dopo esserne usciti, nell’illegalità: «Al momento del rinnovo del permesso, i migranti devono sostenere delle spese per il rilascio, si tratta al massimo di 275 euro per i permessi più lunghi ‒ è ancora Carla Pucilli a spiegare ‒. Questa cifra non sempre è disponibile e così i permessi scadono senza rinnovo». E ancora, aumentano con la crisi i casi di lavoro a nero: «I migranti si vedono costretti ad accettare qualsiasi tipo di trattamento, accettano di lavorare senza contratto, perdono così il permesso di soggiorno e cominciano a vivere nell’illegalità pur avendo un lavoro in essere. Sono quelli che non hanno neanche un posto dove tornare o che non sanno come tornarci, persone lontane ormai da troppo tempo che troverebbero nel proprio paese una situazione non migliore di quella che hanno in Italia. Sono, insomma, persone che non hanno neanche possibilità di scegliere se restare o partire».

Pubblicato in Esperienze
Martedì, 12 Marzo 2013 13:10

Le fedi degli altri

L'Italia cattolica e quella immigrata, l’arte e il tempo libero, il corpo e lo spirito. Sono tanti gli aspetti che tocca “Molte fedi sotto lo stesso cielo”, l’iniziativa che le Acli di Bergamo portano avanti dal 2008 con il patrocinio del Comune per far incontrare abitanti e culture diverse e superare le reciproche diffidenze.
A Bergamo vivono 142.900 stranieri, secondo il “X Rapporto sull’immigrazione straniera nella provincia” presentato il 3 ottobre 2012. Sono marocchini, senegalesi, rumeni, albanesi, cinesi, indiani, pakistani, ucraini e boliviani. “Un po’ per volta, ma inevitabilmente – hanno scritto nel 2012 i capi religiosi al sindaco – siamo diventati una città multietnica multiculturale, plurilinguistica e multireligiosa”.
“È da questa constatazione – spiega Daniele Rocchetti, vicepresidente delle Acli di Bergamo e tra gli ideatori della manifestazione – che siamo partiti cinque anni fa. Temevamo un forte attrito sociale. Sentivamo il bisogno di una grammatica delle differenze”. Per le Acli era necessario capire il cambiamento, educare al dialogo, evitare i pregiudizi e soprattutto migliorare la convivenza tra gruppi etnici e religiosi diversi.

È nato così il festival “Molte fedi sotto lo stesso cielo” che per l'edizione 2012 aveva come titolo “Sentinella, quanto resta della notte? Nella crisi, la responsabilità”.
“Le difficoltà – ha detto Rocchetti durante la presentazione – stanno indebolendo i legami sociali eppure dalla crisi si esce solo insieme, rafforzando la condivisione e la consapevolezza che la pluralità è ricchezza”.
A “Molte fedi”non si confrontano solo uomini e donne di culture e religioni diverse: anche le associazioni imparano a lavorare insieme e a mettere a disposizione spazi e volontari.
La collaborazione però non si improvvisa, nasce da un confronto che va avanti tutto l’anno tra Acli provinciali, le organizzazioni che si occupano di immigrati e le associazioni religiose di musulmani, buddhisti, sikh e hare krishna presenti sul territorio.
Nell’edizione 2012, le organizzazioni erano 56: a loro il merito di immaginare e realizzare un ricco calendario che comprendeva cene, incontri religiosi, meditazioni, visite guidate, serate musicali, spettacoli teatrali, pellegrinaggi e proiezioni cinematografiche. In tutto un’ottantina di eventi che si sono svolti dal 14 settembre, data di inizio della manifestazione, fino all’8 dicembre, quando “Molte fedi” si è conclusa con un bilancio di circa 35 mila visitatori arrivati da Bergamo, Milano, Lecco, Como e Verona.
“Abbiamo riempito sale da 1.500 posti – ricorda con orgoglio il vicepresidente Acli e responsabile del progetto – ci sono state tantissime persone che non riuscivano a entrare e rimanevano sulla porta”.

I ricordi più belli però sono legati agli eventi più intimi, quelli con un centinaio di persone, come le cene con la comunità ucraina o quella cattolica di lingua Tamil o l’incontro con la comunità cinese che per la prima volta ha partecipato alla manifestazione.
“In questi momenti - racconta Rocchetti – la comunità si apre, racconta le sue usanze e le difficoltà di essere immigrati in Italia. Si condividono piatti tipici ed esperienze, le persone si conoscono e creano dei legami”.   Sempre durante l’edizione 2012, i capi religiosi presenti a Bergamo, si sono incontrati e in una cerimonia pubblica hanno consegnato al sindaco una lettera in cui chiedevano spazi di culto adeguati. “Oggi infatti a Bergamo molti gruppi, come gli evangelici e i musulmani pregano in luoghi di fortuna come i garage, le case o i centri culturali”, spiega Rocchetti.
Favorire la convivenza, si legge nella lettera, vuol dire anche questo: concedere a ogni culto il suo spazio di preghiera ufficiale, permettere a tutti di esercitare la propria libertà religiosa e dunque di essere accolti senza annullare le proprie differenze.

Se il successo dell’iniziativa si spiega in gran parte con il bisogno delle persone di capire il mondo che li circonda, non si possono però dimenticare alcuni fattori organizzativi come la scelta attenta dei luoghi, sempre legati alla storia cittadina, come il teatro Donizetti, il parco Montesole famoso per la strage di Marzabotto o l’abbazia di Fontanella sotto il monte, dove padre Turoldo visse per 30 anni. E poi ci sono gli ospiti amati dal pubblico: nel 2012 il palco ha visto alternarsi attori, cantanti e personaggi di fama nazionale come Ascanio Celestini, Roberto Vecchioni, Gino Strada e lo scrittore Valerio Massimo Manfredi.
In cinque anni, “Molte fedi è diventato un marchio di affidabilità – spiega Rocchetti –. Non solo ospiti di spicco accettano volentieri il nostro invito, ma c’è una ricaduta sui territori che fanno a gara a realizzare eventi locali all’interno della manifestazione”. Un esempio sono le sezioni sulla disabilità organizzate nel 2012 infatti in Valle Brembana e nell’Alto Sebino da due associazioni che lavorano in quelle zone.
In fondo “Molte fedi” nasce per questo: per aiutare a costruire una comunità accogliente, che permetta a tutti di partecipare con uguali diritti.
Pubblicato in Esperienze
Giovedì, 07 Febbraio 2013 10:42

Benevento: Al via i corsi per immigrati

Italiano, elementi di primo soccorso e lezioni di cucina: questi i corsi per immigrati promossi dalle Acli di Benevento, insieme all’associazione Simposio immigrati, l’assessorato alle Politiche sociali della Provincia, l’associazione Samuel e la Misericordia di Benenvento. 

Le attività iniziano il 7 febbraio alle ore15.30 presso la sede delle Acli sannite (via Francesco Flora 31, Benevento). All’inaugurazione dei corsi interviene Annachiara Palmieri, assessore alle Politiche sociali della Provincia. 

Per la prima volta, i 45 partecipanti, soprattutto donne provenienti dal Magreb e dall’Est Europa, studieranno anche educazione civica. “La conoscenza della lingua italiana e l’educazione civica – ha commentato Francesca Maria Intorcia, responsabile dei processi formativi delle Acli provinciali – rappresenta un requisito essenziale per la conduzione di una vita sociale e civile piena e attiva dei cittadini stranieri in Italia”.
Pubblicato in news dal territorio
La decisione del Comune di Milano di dare la cittadinanza onoraria ai figli degli stranieri è stata accolta con favore dalle Acli, dall'Arci, dalla Cisl e dalla Cgil.

Le quattro organizzazioni erano tra i promotori della campagna “L’Italia sono anch’io” che chiedeva la cittadinanza per i figli degli stranieri e il diritto di voto per le elezioni amministrative per gli immigrati regolari presenti sul territorio nazionale.

"Con la mozione votata il 28 gennaio - spiegano le quattro organizzazioni - il Consiglio comunale di Milano colma, anche se in modo simbolico, un vuoto normativo perché al momento, i bambini, nati in Italia da genitori stranieri, non possono essere considerati cittadini italiani".

"Riteniamo – hanno commentato Acli, Arci, Cisl e Cgil – che la mozione votata in Consiglio comunale possa facilitare l’iter parlamentare per la modifica della legge sulla cittadinanza, come ha sottolineato più volte lo stesso presidente della Repubblica, Napolitano".

"Il conferimento della cittadinanza onoraria ha infatti come intento principale – hanno precisato le quattro organizzazioni – quello di sollecitare il Parlamento affinché sia modificata la legge 91/1992 sull’acquisizione della cittadinanza, che prevede che il minorenne nato in Italia da genitori residenti e non cittadini, diviene titolare di permesso di soggiorno temporaneo che deve essere rinnovato dai familiari fino alla maggiore età".
Pubblicato in news dal territorio
Prenderanno il via il 7 febbraio i prossimi corsi di Italiano per stranieri, elementi di primo soccorso e di cucina organizzati dalle Acli di Benevento e dal Simposio immigrati in collaborazione con l’Osservatorio delle politiche sociali della Provincia di Benevento. 

A comunicarlo è Iryna Ramanenka vicepresidente delle Acli sannite: “L’apprendimento della lingua italiana è il veicolo primo per comprendere la cultura e capire i principi della nostra comunità. E questo non implica rinunciare alla propria lingua e alla propria cultura ma la vita e le relazioni sociali possono essere più intense se i contatti non sono limitati da barriere linguistiche”. 

I corsi rivolti agli stranieri presenti sul territorio di Benevento e provincia si terranno il martedì e il giovedì pomeriggio dalle ore 15.00 alle ore 18.00 presso la sede delle Acli in Via F. Flora, 31 a Benevento. Alla fine del corso verrà rilasciato ai partecipanti un attestato di frequenza.

È possibile iscriversi fino al 5 febbraio presso la segreteria organizzativa di via F. Flora, 31 tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e il martedì e il giovedì pomeriggio dalle 15.00 alle 18.00. 
Per informazioni: tel. 0824314653, email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Pubblicato in news dal territorio
Mercoledì, 21 Novembre 2012 12:46

Perugia: 10° censimento degli immigrati

Il circolo Acli "Ora et Labora" della zona Eugubino-Gualdese e il Comune di Gualdo Tadino, in provincia di Perugia, presentano il 10° censimento relativo alla presenza degli immigrati regolarmente soggiornanti nei comuni del perugino, Costacciaro, Fossato di Vico, Gualdo Tadino, Gubbio, Nocera Umbra, Scheggia, Sigillo e Valfabbrica.
L'incontro si terrà venerdì 30 novembre alle ore 17.00 presso la mediateca del Museo regionale dell'Immagrazione.

Il rapporto è stato curato, per il decimo anno consecutivo, dallo sportello immigrati del circolo Acli "Ora et Labora" come contributo alla conoscenza del fenomeno migratorio e alla valorizzazione delle reti culturali e sarà presentato pubblicamente al fine di creare un momento di confronto sull'estensione dei nuovi diritti di cittadinanza, soprattutto ai figli degli immigrati nati in italia.

La ricerca sarà analizzata dal presidente circolo "Ora ed Labora", Sante Pirrami e sono previsti gli interventi di Roberto Morroni, sindaco di GualdoTadino, Carlo Di Somma, presidente di Federsolidarieta' e vicepresidente vicario di Confcooperative dell'Umbria e Francesca Di Maolo, della Commissione problemi sociali e lavoro della Diocesi di Assisi, Nocera e Gualdo Tadino.
Presiede e conclude il presidente delle Acli provinciali di Perugia, Antony Xavier Ladis Kumar.

 

Pubblicato in news dal territorio
Olivero: «È tempo di costruire finalmente una politica comune europea sul tema dell’immigrazione»

Una direttiva dell’Unione europea per concedere il diritto di voto nelle elezioni amministrative ai cittadini stranieri stabilmente residenti nei Paesi membri.
È la richiesta che viene da Palermo dove le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani sono impegnate in una quattro giorni sul tema del lavoro e dell’immigrazione in Europa (La migrazione nell’Unione europea tra mercato del lavoro, diritti e sicurezza). 

Sono circa 20 milioni gli immigrati non comunitari legalmente residenti in Europa (oltre 3 milioni e mezzo in Italia, secondo l’Istat). Ma solo alcuni Paesi europei concedono il voto agli stranieri che non provengano dai Paesi membri. La Svezia dal 1975. La Danimarca dal 1981. L’Olanda dal 1985. La Norvegia dal 1993. E poi la Svizzera, l’Irlanda, il Belgio e il Lussemburgo. In altri Paesi, tipo la Francia, la questione è dibattuta da decenni. In altri ancora, l’Italia tra questi, «è forte l’azione di ostruzionismo da parte di alcune forze politiche», affermano le Acli, che con altre organizzazioni della società civile sostengono la campagna “L’Italia sono anch’io”, per il riconoscimento della cittadinanza ai figli degli stranieri che nascono in Italia e il voto alle elezioni amministrative agli immigrati stabilmente residenti.

«È tempo di costruire finalmente una politica comune europea sul tema dell’immigrazione – afferma il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero – che porti i singoli Paesi a favorire l’integrazione sociale e il riconoscimento dei diritti dei cittadini migranti, a partire dal lavoro e dalla cittadinanza.
Le istituzioni europee stanno tentando da tempo di realizzare a questo scopo un’armonizzazione delle normative e degli strumenti di intervento.
Ma fino ad oggi gli Stati dell’Unione hanno coniugato la questione immigrazione soprattutto sul piano della sicurezza
, allontanando di fatto il raggiungimento dei diritti di cittadinanza».

Già da oggi in tutta l’Unione europea è valido il “permesso di soggiorno Ce per soggiornanti di lungo periodo”.
È un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, introdotto per forza di una direttiva europea, che viene concesso dopo cinque anni di residenza e a fronte di un reddito minimo di sussistenza. «Ora occorre fare un passo in avanti – afferma Olivero – ed emanare una nuova direttiva per arrivare in tutti i Paesi dell’Unione al riconoscimento del diritto di voto alle elezioni amministrative».

 «La scommessa dell’integrazione – conclude il presidente delle Acli – si gioca in gran parte sul piano dei territori, delle comunità, degli enti locali, e quello del voto rappresenta un passaggio ineludibile per l’assunzione di precisi diritti e doveri da parte degli immigrati e delle stesse istituzioni. Un passaggio fondamentale per la stessa costruzione dell’unità politica e non solo economica dell’Unione europea»

In Italia, secondo l’Istat, i cittadini non comunitari regolarmente presenti sono 3.637.724 (+102mila dal 2011), di cui oltre la metà (1.896.223, 52%) “soggiornanti di lungo periodo” (erano 1.638.734 nel 2011). I Paesi di cittadinanza più rappresentati sono Marocco (505.369), Albania (491.495), Cina (277.570), Ucraina (223.782) e Filippine (152.382). I minori non comunitari presenti in Italia rappresentano il 23,9% degli stranieri non comunitari regolarmente soggiornanti.

Pubblicato in news nazionali
Immigrati non più 'invisibili' grazie alle nuove misure di regolarizzazione per i lavoratori 'in nero'. Dal 15 settembre al 15 ottobre famiglie e imprese potranno mettere in regola gli stranieri alle loro dipendenze, facendo ottenere loro un permesso di soggiorno.

Il servizio del settimanale di informazione televisiva "Rotocalco", Adnkronos, con l'intervista al responsabile immigrazione del Patronato Acli, Pino Gulia.

(guarda il servizio
Pubblicato in rassegna stampa
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Succ. > Fine >>
Pagina 1 di 9