S. Bernadino - Lunedì 20 Maggio 2013
Lunedì, 13 Maggio 2013 09:52

Benevento: Al via lo sportello antistalking

Le donne di Benevento e provincia dal 14 maggio avranno un aiuto in più: lo sportello Doim contro lo stalking e il mobbing. Nato da un progetto delle Acli Benevento e dal Simposio immigrati, lo sportello fornirà ascolto, orientamento e aiuto psicologico alle donne.

Il servizio prevede due tipi di intervento: uno con Francesca Campiti psicologa clinica dell'infanzia, dell'adolescenza e della famiglia, che interviene in situazioni di disagio familiare e lavorativo, o quando la donna è vittima di violenza.

Il secondo intervento è quello legale, in cui opera l’avvocato Sabrina Ricciardi, esperta in ambito civile, che accoglierà i casi segnalati dalla psicologa, indirizzando le donne verso la soluzione più adeguata. In entrambi i casi, le donne che chiederanno un sostegno avranno la certezza di poter essere protette e assistite con la garanzia dell’anonimato.

Le Acli spiegano che “Insieme allo sportello dedicato alle Donne saranno realizzate, anche, iniziative di sensibilizzazione e denuncia dei fenomeni di stalking e mobbing: reati in continua espansione che ogni giorno, purtroppo, non mancano di far emergere tristi storie di abusi ai danni dei soggetti più deboli ovvero le donne”.

Lo sportello Doim si trova in via Francesco Flora 31 ed è aperto il martedì dalle 15.30 alle 18.00. L’inaugurazione è per il 14 maggio in via Francesco Flora 31 alle 15.00.
Pubblicato in news dal territorio
Lunedì, 06 Maggio 2013 10:42

Ascoli: Interchorus arriva alla fine

Si è concluso sabato 4 maggio con uno spettacolo il percorso musicale "Interchorus" realizzato dalla scuola di musica “Tekne” Acli Unasp di Ascoli, in collaborazione con le Acli di Ascoli Piceno, il circolo Acli “Cose di questo mondo”, e con l'istituto comprensivo Borgo Solestà - Cantalamessa.

Obiettivo del percorso offrire un arricchimento culturale ai bambini e migliorare l’integrazione attraverso la musica. Gli insegnanti, italiani e stranieri, hanno compiuto assieme ai bambini un ideale viaggio con la musica esaminando le più belle melodie dei paesi di tutto il mondo: dall’Italia alla Palestina, dal Marocco al Senegal, dal Brasile alla Polonia.

L’analisi degli usi e costumi e delle tradizioni di questi paesi hanno aiutato i bambini a conoscere meglio la cultura e le tradizioni dei loro compagni di scuola stranieri.
Pubblicato in news dal territorio
L'incontro di oggi con la Presidente della Camera Laura Boldrini rafforza il percorso avviato dai promotori della campagna "L'Italia sono anch'io"

“Crediamo che allargare il perimetro della cittadinanza a chi nasce in Italia o contribuisce a rendere migliore questo Paese attraverso il lavoro, è un fatto prima di tutto di civiltà e poi di diritto”. Lo ha affermato Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli questa mattina, nell'incontro con il presidente della Camera Laura Boldrini con i rappresentanti della campagna L'Italia sono anch'io”.

“Inoltre – prosegue Bottalico - troviamo nelle scelte fatte dal parlamento nell’assetto istituzionale e dal Presidente del Consiglio Enrico Letta nel programma e nella formazione del nuovo governo, sensibilità, storie e competenze che descrivono un percorso che noi stessi avevamo auspicato sull'integrazione degli immigrati”.


“L'incontro di oggi con la Presidente della Camera Laura Boldrini”, dichiara Antonio Russo, responsabile nazionale dell'Area Immigrazione delle Acli, “rafforza il percorso avviato dai promotori della campagna "L'Italia sono anch'io" verso una riforma della legge sulla cittadinanza ai bambini nati da genitori stranieri in Italia.

Oltre 200.000 firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare e un nuovo quadro di disponibilità istituzionale e di governo dicono che i tempi per una riforma di civiltà prima che di diritto sono maturi”.
Pubblicato in news nazionali
Venerdì, 22 Marzo 2013 10:53

Al servizio delle famiglie. Tutte

Aziza, Natalia e Salifou, vengono da Paesi diversi e lontani fra loro, ma vivono tutti a Treviso. Ad accomunarli è l’esperienza del ricongiungimento familiare, percorso in cui sono stati sostenuti ed aiutati dagli operatori del Patronato Acli di Treviso.
Alle famiglie ricongiunte e a tutte quelle che vogliono compiere questo percorso di “ricostruzione” di un nucleo familiare qui in Italia, è stato dedicato un ciclo di incontri realizzato nell’ambito del Progetto Famiglia del Patronato Acli nazionale. «Abbiamo pensato alle famiglie che hanno scelto di vivere qui, alle persone che abbiamo seguito e anche a quelle che a vario titolo sono interessate alla pratica del ricongiungimento familiare offrendo loro un’opportunità di incontro e confronto» spiega Silvia Danaro, operatrice del Patronato trevigiano. È stata lei a seguire le pratiche che hanno permesso a Natalia di farsi raggiungere dal marito e dal figlio, a Salifou di raggiungere suo padre e quelle che, si spera, porteranno presto in Italia la madre di Aziza dopo l’arrivo di suo marito e della figlioletta.

«Le persone vengono da noi – racconta la Danaro – per l’istanza di ricongiungimento, verifichiamo che ci siano i requisiti legati all’idoneità dell’alloggio e al reddito, i più difficili da soddisfare, e se non ci sono problemi presentiamo la pratica». È a questo punto che comincia la parte più difficile del lavoro degli operatori, un punto di riferimento per le persone nel tempo dell’attesa. «È un periodo bruttissimo»: ad assicurarlo è Natalia, trentacinquenne moldava, in Italia dal 2005; a casa aveva lasciato marito e figlio ai quali, grazie all’aiuto del Patronato, ha potuto ricongiungersi qualche anno dopo. «Dal momento della domanda a quello in cui abbiamo ottenuto il nulla osta è passato un anno. Sono stati mesi lunghissimi. Ogni giorno aspettavo il postino fuori per strada, stavo impazzendo. Quando la pratica in prefettura si è sbloccata sono stata felicissima. Adesso non ci penso più, ma in quei mesi sono stata davvero male, andavo sempre al Patronato a chiedere informazioni, cercavo conforto, sostegno e non mi hanno mai chiuso la porta in faccia».

E come Natalia sono centinaia le persone che dopo lo svolgimento delle prassi burocratiche hanno bisogno di un aiuto: «“E se le cose non vanno bene?”, “Fai presto. Ho paura di quello che può succedere con mio marito da solo così lontano”, “I miei fratelli vogliono venire, da noi non c’è nulla”, “Mia madre è sola e molto triste, temo si stia ammalando”»: sono le parole che al Patronato arrivano ogni giorno e che nascondono «mille storie». Quella di Aziza è una di quelle da ricordare: è partita dal Marocco, a 27 anni, moglie da pochi mesi in dolce attesa da qualche settimana. «I miei zii – racconta la donna – vivevano in Italia, mia madre ed io eravamo sole e lei ha sempre chiesto, inutilmente, ai suoi fratelli di accogliermi. Subito dopo le nozze, con mio marito abbiamo deciso che sarei venuta e che lui mi avrebbe raggiunto. Sono arrivata in Italia che ero incinta di 4 mesi. Dopo il parto ho portato la bimba in Marocco e sono tornata. Ho trovato un lavoro e ho avviato le pratiche per far venire mio marito. È qui da 2 anni e mezzo. Il ricongiungimento – continua – è stato come rinascere: non avevo goduto del mio matrimonio, della mia vita nuova; venire in Italia era stata una sfida. Adesso fatichiamo, io lavoro tutto il giorno come badante e mio marito resta con la bambina, abbiamo cominciato un’altra volta le pratiche per il ricongiungimento: quando mia madre sarà in Italia, mio marito cercherà un lavoro, la nonna starà con la bambina e io sarò felice. E tutto il merito è di chi mi ha aiutato nelle pratiche e mi ha spiegato mille volte tutto quello che dovevo fare».

La gratitudine è comprensibile se si pensa che presentare una pratica di ricongiungimento è un processo piuttosto complesso: «Vedo le persone anche 5 o 6 volte per assicurarmi che la pratica vada a buon fine – spiega Silvia Danaro del Patronato – per questo spesso imparo a conoscere le persone che ho davanti e le loro mille storie. Andiamo dai casi di ricongiungimento di familiari malati, al richiamo di figli affidati in tenera età a vicini o a parenti, di madri rimaste sole. La distanza appesantisce tutto: il 70 o 80 per cento sono casi particolari che mi colpiscono molto». Come Salifou, arrivato in Italia dal Bourkina Faso a 17 anni, richiamato dal padre che, però, poco dopo l’arrivo del ragazzo, perde il lavoro, subisce lo sfratto e, sfiancato, decide di tornare a casa. Suo figlio no, lui decide di restare a qualunque costo: «Mio padre - racconta il ragazzo in un italiano impeccabile - mi diceva di non venire in Italia perché c’era la crisi e il lavoro non si trova facilmente come prima. Ma in Burkina Faso c’erano problemi anche per mangiare, non c’era nulla. Volevo la mia – come si dice in italiano chance? – la mia possibilità. Lui ha avuto la sua, è stato un uomo e io voglio la mia, anche se è dura, anche se non so bene dove vivrò, anche se per vivere devo accettare l’aiuto della mia insegnante di italiano e di alcuni suoi amici. Ho smesso di chiamare a casa: anche i miei tre fratelli vogliono venire ed ogni volta mi chiedono di avviare le pratiche di ricongiungimento, ma non ho un alloggio fisso né un lavoro, non saprei come accoglierli e la pena davanti alle loro richieste è troppo grande. Non ho tempo per piangermi addosso, devo trovare una soluzione anche se le cose non vanno come speravo. Posso solo dire che lì non c’era nulla e qui anche se è dura ho trovato persone pronte ad aiutarmi e ho dei sogni da realizzare: un lavoro, una casa, una moglie e dei bambini. Far venire anche i miei fratelli in Italia sarebbe bellissimo, ora non saprei come fare, ma spero nel futuro”.

Pubblicato in Esperienze
A partire dal 10 marzo anche Soriano sul Cimino, in provincia di Viterbo avrà il suo punto famiglia.
Promosso dalle Acli, lo sportello si trova in via Garibaldi 4.

All’interno gli abitanti troveranno servizi di Patronato, caf, turismo sociale, sport, tutela del consumatore, consulenze professionali su lavoro contabilità colf e immigrazione.

Lo sportello sarà inoltre un punto di ascolto per le persone in difficoltà, organizzerà laboratori ludici e attività didattiche - aiuto compiti e ripetizioni - per aiutare i ragazzi a scoprire il loro metodo di studio.

L’inaugurazione è alle 11.00.

Per informazioni
: tel.0761745921; e.mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
Pubblicato in news dal territorio
Subito un provvedimento per contrastare il rischio di una nuova emergenza

Le Acli esprimono forte preoccupazione per il futuro di migliaia di immigrati che, giunti due anni fa in Italia dai Paesi del nord Africa, da domani sono a rischio di esclusione da ogni forma di tutela umanitaria, essendo scaduto il periodo considerato di "emergenza".

"Purtroppo, dichiara il presidente nazionale delle Acli, Gianni Bottalico, dobbiamo registrare che a nulla sono servite le indicazioni delle Acli e del mondo del Terzo Settore che hanno più volte segnalato la necessità di una programmazione mirata, per non trovarsi di fronte a nuove e continue emergenze".
"La nostra attenzione – aggiunge Bottalico – in queste ore è rivolta in primo luogo ai soggetti più vulnerabili, tra cui, i minori, le mamme con bambini, i disabili e le persone ancora in attesa del permesso di soggiorno che, senza l'emanazione di un provvedimento urgente del ministero dell'Interno, rischiano di finire in un limbo".

Anche nella prospettiva di non lasciare soli gli enti locali e le organizzazioni sociali e umanitarie nella gestione del problema, le Acli chiedono che nell'immediato si portino i posti per l'accoglienza del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) da circa 3.700 ad almeno 5 mila e che si eroghi, a chi non ha ancora ricevuto il permesso di soggiorno, il contributo di 500 euro una tantum, come previsto dalla vigente normativa.

Questi due provvedimenti potrebbero dare una risposta, seppure solo momentanea, ai cittadini immigrati in attesa di una soluzione dignitosa e un necessario sostegno ai circa 200 Comuni che in Italia gestiscono programmi di accoglienza umanitaria.

Pubblicato in news nazionali
Mercoledì, 20 Febbraio 2013 16:05

Gli immigrati fanno volontariato

Questa campagna elettorale ha rimosso il tema dell’immigrazione dal dibattito politico. Non è che una fra le tante rimozioni “ingombranti”, ma in questo caso probabilmente è una fortuna visto il livello di discussione sull’immigrazione che le ultime campagne elettorali, a tutti i livelli, ci avevano riservato.
Però è inutile negare che si tratta di un’ennesima occasione persa, e ce ne saranno ancora molte altre, per ristabilire un discorso pubblico decente sui temi legati all’immigrazione e al suo contributo fondamentale per la coesione sociale. Fra le varie argomentazioni a sostegno di questa affermazione, ne esiste una che è particolarmente trascurata. Nelle narrazioni che riguardano il volontariato, il terzo settore e l’impegno sociale, l’immigrato e l’immigrata sono quasi sempre presentati come beneficiari delle attività e mai come protagonisti.

Esistono una miriade di esperienze, e anche alcuni studi e ricerche, che smentiscono questa tesi e legano in maniera stretta la qualità della prima accoglienza alla capacità di sviluppare l’amore per la solidarietà nelle persone che poi sperimentano la piena integrazione lavorativa e sociale.

Oppure, più semplicemente, dimostrano che una volta che un immigrato, ma in genere qualsiasi persona, ha un lavoro dignitoso è più facile che “restituisca” alla società il suo impegno gratuito. Qualcuno prima o poi misurerà anche quanto la società italiana perde in termini di impegno solidale dalla disuguaglianza e dalla crisi del lavoro soprattutto nei giovani? Sarebbe interessante saperlo.

Intanto, è inutile negarlo, esistono ancora molti onesti e volenterosi volontari, soprattutto in alcuni settori e soprattutto al nord Italia, che guardano all’immigrazione con crescente intolleranza e con un sentimento di insofferenza sempre più forte. Per carità, nessuno scandalo. Ma discutiamone.
Il volontario, non ci stancheremo mai di dirlo, non è un Santo o un Super Uomo. È una persona che vive prima di tutto nella sua realtà e cerca di migliorarla tramite la sua opera gratuita. Ci sono, dicevamo, volontari che guardano all’immigrazione come ad un pericolo insomma, anche a causa di esperienze personali di incontro non certo felici.

Il tema è complicato, ma è interessante osservare, che nelle realtà in cui le organizzazioni sanno coinvolgere gli stessi immigrati, magari anche coloro che hanno in precedenza beneficiato delle attività di volontariato stesse, l’incontro è più fecondo, meno problematico e più felice.

Fra le tante esperienze che si potrebbero raccontare, ve n’è una particolarmente preziosa, perchè mette in gioco e mescola quanto di più prezioso abbiamo da offrire, in termini biologici ovviamente. Secondo i dati resi noti dall’Avis qualche mese fa, nella sola Toscana è cresciuto dell’85% in quattro anni il numero degli immigrati che donano il sangue. Sono il 2,3% dei donatori Avis regionali, con punte del 5,2% in territori ad alta densità di immigrazione come Prato. E stanno cominciando anche a partecipare attivamente alla vita associativa. È solo una goccia, è il caso di dirlo, di una palestra di cittadinanza che come sempre dalla società civile più responsabile interpella i piani alti.

È in queste organizzazioni che si gioca un pezzetto importante di civiltà di un Paese come il nostro che pare non riesca a a stare più unito nemmeno con il Super Attack.

*fonte: I blog di Vita.it – L'Involontario

Pubblicato in Preso in rete
Compiere una “scelta di discontinuità con il passato”: è l’invito delle Acli Como ai cittadini lombardi che si recheranno a votare.

“Non si può riproporre – scrivono le Acli Como – con il prevalere del vecchio schieramento, una stagione di sperperi, di corruzione e addirittura di infiltrazioni della criminalità organizzata. E nemmeno pensare all’efficacia di proposte politiche che prevedono l’arroccamento in una macroregione nordica contrapposta all’Italia e al mondo”.

A una settimana dal voto le Acli sui territori proseguono dunque la loro campagna contro l’astensionismo, per un voto consapevole e responsabile.

“L’astensionismo – avvertono le Acli Pavia – può divenire complicità involontaria con chi ha ridotto l’Italia in questo stato. Non tutte le scelte però sono uguali”.

Per le Acli pavesi il candidato ideale non ha “ombre di compromessi con comportamenti socialmente inaccettabili, mafia, ricatti, scandali, sperperi che siano. Sono persone responsabili, oneste, trasparenti, impeccabili, che servano le istituzioni con competenza, dedizione e decoro” e che hanno “uno sguardo ampio e a lungo termine all’Italia e all’Europa”.

Sono forze politiche – sottolineano poi le Acli regionali del Friuli Venezia Giulia in un loro documento – che “non si limitino a curare esclusivamente ristretti interessi di parte e non cedano alla tentazione di sollecitare il voto dei cittadini solamente a colpi di slogan e di messaggi a effetto, per catturare le scelte dei distratti e demotivati. Esse hanno il compito di elaborare proposte concrete e fattibili con una visione a lungo termine. Servono soluzioni lungimiranti e scelte innovativen non slogan”.

Sia pel Acli pavesi che per quelle comasche che per quelle friulane vanno infine privilegiati candidati e programmi che promuovano il lavoro, la famiglia, la vita, la solidarietà, la pace, la giustizia, la convivenza civile.
Pubblicato in news dal territorio
Martedì, 05 Febbraio 2013 12:12

Antonio Russo

È nato a Napoli nell'aprile del 1963 ed è cresciuto a Foggia dove ha studiato e vive.

Ha iniziato il suo impegno associativo in Gioventù aclista, ricoprendo incarichi nell'esecutivo nazionale e i ruoli di segretario provinciale di Foggia e segretario regionale in Puglia.
Pubblicato in Profili
Martedì, 05 Febbraio 2013 10:01

Cosenza: Da 'badanti' ad assistenti familiari

Si intitola “Donne straniere da ‘badanti’ ad assistenti familiari” il seminario conclusivo del terzo percorso formativo per assistenti familiari organizzato dalle Acli colf e dal Punto famiglia delle Acli di Cosenza.
L'appuntamento è per il 7 febbraio alle 15.30 nella sede provinciale delle Acli consentine (via Alimena 76).

Introduce e coordina i lavori il Salvatore Luca Turano, presidente provinciale delle Acli, seguono le relazioni di Gabriela Mocano, responsabile Acli Colf Cosenza e area immigrazione, Giamaica Puntello, responsabile Punto Famiglia Acli Cosenza, Pino Campisi, coordinatore dipartimento Lavoro delle Acli Calabria.

Intervengono, tra gli altri, Saverio Sergi, presidente Acli Calabria, don Bruno Di Domenico, responsabile regionale Migrantes, Giusppe Nardi, dirigente settore Politiche sociali Regione Calabria, Alessandra De Rose, assessore alla Solidarietà e coesione sociale Comune di Cosenza. Conclude i lavori Lidia Obando, referente nazionale Sviluppo associativo delle Acli colf.

Al termine dell’incontro le donne che hanno partecipato al corso di formazione riceveranno gli attestati di frequenza. La serata si concluderà con la celebrazione della 35ª giornata per la vita “Generare la vita vince la crisi” e la 21 giornata del malato “Il Buon Samaritano “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.

I due eventi, promossi dalla Cei, sono organizzati dalle Acli provinciali insieme alle associazioni Movimento per la vita, Cdal, Scienza e vita, Alleanza cattolica.
Pubblicato in news dal territorio
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>
Pagina 1 di 14