S. Onorato - Giovedì 23 Maggio 2013
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Lunedì, 13 Maggio 2013 12:25

Cagliari: Imparare a fare impresa

Sono aperte le iscrizioni al corso sulla “Creazione d'impresa” che si terrà mercoledì 22 maggio, alle ore 17.00, nella sede di viale Marconi 4.

Durante l'incontro, organizzato dalle Acli di Cagliari, si parlerà di creazione di impresa, di marketing, mercato di riferimento, le risorse, i finanziamenti alle imprese e di target di riferimento.

“Il corso – spiega il presidente provinciale delle Acli di Cagliari Mauro Carta – è un'occasione importante per coloro che vogliono provare a mettere su un'impresa: una scelta che nel quadro attuale, segnato da una crescente precarietà lavorativa, può rappresentare una valida soluzione occupazionale, anche grazie a opportunità di finanziamento come il prestito d'onore e il microcredito”.

Al termine del seminario sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

Per partecipare è necessario iscriversi entro il 20 maggio 2013.

Per iscrizioni e info: Telefono: 07043039; E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
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Ho subito un grave incidente sul lavoro il 12 febbraio. Dopo il primo certificato di 30 giorni, non ho più mandato all’Inail altre certificazioni perché in parte ricoverato e poi immobilizzato a letto. Cosa devo fare? Chi e quando avrà le indennità? Posso ottenere un pagamento in acconto?

Lei è tenuto a produrre all'Inail copia della documentazione clinica ed i certificati medici continuativi dal 13 marzo 2013. I certificati possono essere rilasciati dall'ospedale oppure dal medico curante oppure dal medico legale dell'Inail. Ovviamente dovranno coprire l'intero periodo fino al raggiungimento della guarigione clinica.

Se il datore di lavoro è convenzionato con l'Inail sarà lui ad anticipare l'indennità economica giornaliera: pari al 60% della retribuzione percepita nei 15 giorni precedenti l’infortunio per i primi 90 giorni e nella misura del 75% per i giorni successivi. In alcuni contratti nazionali è prevista un’integrazione dell’indennità a carico del datore di lavoro.

Se il datore di lavoro non è convenzionato con l’Inail, l'indennità è erogata direttamente dall'Inail, ma all’ente va richiesta l'attivazione della procedura di pagamento degli acconti.

Al termine del periodo di inabilità temporanea assoluta al lavoro (guarigione clinica), l'Inail valuterà i postumi permanenti (danno biologico ed eventuale patrimoniale). E provvederà alla liquidazione della corrispondente prestazione economica.

Per tutta la procedura (regolarizzazione con i certificati medici continuativi, pagamento acconti indennità giornaliera, valutazione postumi permanenti) è assai opportuno farsi assistere da un patronato.  


Per informazioni
: www.patronato.acli.it
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Mercoledì, 08 Maggio 2013 09:30

Colf: Risarcimento per infortunio in itinere

La mia colf è stata investita da un’automobile mentre veniva a lavorare. Devo pagarle comunque la retribuzione? Ho qualche obbligo che devo adempiere?

Anche chi lavora in ambito domestico ha diritto alle prestazioni Inail, per gli infortuni sul lavoro, compreso l’eventuale “infortunio in itinere”, quello che capita al lavoratore sul normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, oppure nel tragitto tra due posti di lavoro o ancora nel tragitto tra il luogo di lavoro e la mensa.

Il risarcimento e il comportamento del datore di lavoro cambiano a seconda che l'Inail riconosca o meno l'infortunio in itinere come inccidente sul lavoro o meno.

In caso di riconoscimento
e di prognosi superiore ai 3 giorni, il datore di lavoro sarà tenuto a pagare per i primi 3 giorni la retribuzione globale di fatto, e a garantire la conservazione del posto di lavoro, che è di 10 giorni se la colf/assistente familiare lavora da solo sei mesi, 45 giorni se è al lavoro da oltre sei mesi e fino a due anni, 180 giorni per anzianità di servizio superiori al biennio.

A partire dal 4° giorno di assenza, sarà l’Inail che verserà al lavoratore l’indennità giornaliera (che comprende anche i giorni festivi) e che è pari per i primi 90 giorni al 60% della retribuzione convenzionale fissata secondo le tabelle Inps, che sale al 75% per i successivi giorni sino alla guarigione. Durante questo periodo il datore di lavoro dovrà pagare le indennità di ferie, il Tfr e la quota di tredicesima non liquidata dall’Inail (40% o 25% a seconda del periodo).

Nei casi di infortuni sul lavoro, il primo obbligo del datore di lavoro è inoltrare denuncia di infortunio sia all’Inail che all’autorità di Pubblica sicurezza entro due giorni dal ricevimento del primo certificato medico o del referto del Pronto soccorso (che deve essere allegato alla denuncia) oppure in caso di pericolo di morte, entro 24 ore anche con telegramma o fax. Il mancato adempimento di questo preciso obbligo fa scattare l’applicazione di sanzioni elevate.

Se l’infortunio non è invece riconosciuto come incidente sul lavoro, la prestazione dovuta sarà quella di malattia, che però ha una scarsa copertura per i lavoratori domestici: la malattia non è infatti indennizzata dall’Inps, ma resta totalmente a carico del datore di lavoro per un massimo di 8, 10 o 15 giorni a seconda dell’anzianità di servizio (rispettivamente 6 mesi, fino a due anni e oltre) dopo di che si avrà diritto esclusivamente alla conservazione del posto, ma senza retribuzione.

In tali casi, se è stato pagato il relativo contributo, potrà anche intervenire la Cassa Colf, che, a determinate condizioni, prevede il pagamento di una indennità giornaliera in caso di ricovero e successiva convalescenza, oltre al rimborso dei ticket di alta specializzazione.


Per informazioni: Aclicolf on line
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Martedì, 07 Maggio 2013 14:04

Brescia: Anteprima di "Vite al centro"

Due commesse alle prese con gli orari lunghi e la domenica vissuta come giorno lavorativo. È “Vite al centro”, il documentario sul lavoro che le Acli bresciane e il circolo Acli “Anita Bertoli” di Castel Mella (Bs) presentano in due serate in anteprima.

La prima serata è per il 7 maggio (ore 20.45, auditorium Giorgio Gaber a Castelmella). Intervengono don Fabio Corazzino, della parrocchia di Santa Maria in Silva (Bs).
Il secondo appuntamento, moderato dal giornalista Massimiliano del Barba del Corriere della Sera, è per l’8 maggio (ore 21.00, Cinema Nuovo Eden di Brescia).  

La storia, prodotta dalle Acli e distribuita da SMK Videofactory, è quella di Alice e Beatrice, entrambe commesse in un centro commerciale, alle prese con dei forti cambiamenti nelle loro vite: una sta per avere un figlio ed entrare in maternità, l’altra è in procinto di sposarsi e è alla ricerca di un nuovo lavoro.

Il documentario, di Fabio Ferrero e Nicola Zimbelli, mostra come il decreto Salva Italia ha cambiato la vita di alcuni lavoratori. Tra le tante misure, la legge prevedeva la liberalizzazione degli orari di apertura per i negozi. Questa misura doveva rilanciare il commercio e i consumi, creare posti di lavoro e dare nuova linfa al Paese. “A distanza di un anno, nessuno di questi obiettivi è stato realmente raggiunto”, commentano le Acli Bresciane.

Anzi “la liberalizzazione ha innescato un processo di trasformazione della grande distribuzione con dei risvolti infelici nelle vite di chi lavora in questo contesto: un significativo aumento delle ore di lavoro senza un corrispondente aumento della busta paga; contratti di lavoro che considerano la domenica un giorno feriale e non extraordinario; turnazioni programmate settimanalmente e modificate sulla base dei flussi di clientela; limitazione dei diritti al riposo e alle pause rendendo molto difficile la pianificazione della vita al di fuori del luogo di lavoro”.

Collegato al video, le Acli hanno realizzato anche il sito www.vitealcentro.it, un progetto di narrazione collettiva. Sul sito le persone possono scrivere la propria storia e dare continuità, con i loro racconti, alla storia narrata nel film.
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Mercoledì, 01 Maggio 2013 09:30

Il settimo giorno

292 racconti, 225 partecipanti, 3 premiati e un libro di 33 storie. Sono i numeri di “Il settimo giorno”, il concorso letterario che le Acli bresciane hanno promosso dopo 10 anni dall’ultima gara per scrittori. Come in passato, il tema è sempre il lavoro, ma la prospettiva è cambiata.
“Nel 2003 – racconta Roberto Rossini, presidente delle Acli provinciali – la visione del lavoro era più sognante, più romantica, oggi le condizioni di lavoro sono più drammatiche, nei racconti appare spesso la morte, il suicidio”. Non mancano poi lo sfruttamento, i licenziamenti, il lavoro minorile, i sotterfugi e la corruzione.
La voce è quella di cassiere, impiegati, giovani precari, disoccupati con molto tempo libero per scrivere e riflettere.

È il caso di Giorgio Olivari, arrivato terzo. 49 anni, 2 figli, 20 anni di esperienza come impiegato e 10 come direttore tecnico, Olivari è disoccupato da 6 mesi.
Il suo racconto “Regina” narra la storia di una donna che lavora come cassiera per sostenere la famiglia da quando il marito ha perso il lavoro. L’aspirazione della coppia è superare il momento critico e tornare a una quotidianità fatta di giorni lavorativi e festivi ben scanditi dal calendario. “Quando il marito ritroverà un’occupazione, lei potrà finalmente santificare le feste. Una domenica normale, fatta di piccoli gesti, relazioni e affetti”. Aspetti che la necessità sembra aver spazzato via lasciando al loro posto, almeno nell’autore, la difficoltà “di rispondere ogni giorno agli annunci di lavoro, di lasciare il letto quando suona la sveglia, pur sapendo di non avere alcun impegno in ufficio, di non avere più un ufficio”.
Olivari voleva raccontare una storia di omologazione, di finti sorrisi, di buste della spesa e registratori di cassa. Dalla sua penna esce invece una storia che guarda al futuro con fiducia: la certezza di un altro impiego per il marito di Regina.

La speranza è il filo conduttore anche di un altro racconto, “Il dono”, primo classificato, di Rossella Zanini.
La protagonista, cassiera in un fast-food, trova in bagno un neonato quasi morto soffocato, lo salva, lo protegge, lo cura senza pensare alle difficoltà che potrebbe incontrare con il suo lavoro. Il bambino è un dono che la salva da una vita lontana dai suoi desideri e da un futuro che non può programmare: “vorrei un figlio… ma sembra non sia mai il momento giusto”, pensa la donna.

“In questo come in altre storie – spiega Rossini – manca un qualsiasi progetto di vita legato a un sogno, manca la possibilità di programmare una carriera economica. I protagonisti vivono alla giornata. Quando ero giovane, mia madre mi diceva ‘Studia, ingegnati e un lavoro uscirà’. Oggi non è più possibile. È un aspetto allarmante che con la giuria non pensavamo di trovare”.
Ciò che appare da molti racconti è l’idea della sopravvivenza a qualsiasi costo, della precarietà di vita, la difficoltà a trovare un lavoro adatto alle proprie conoscenze.

Quasi nessun protagonista ha studiato per quello che fa, si è adattato – con più o meno soddisfazione e creatività – a quello che ha trovato.
Lo psicologo diventa comunicatore e gestisce profili inventati sui social network per conto delle aziende. La laureata alla Bocconi in economia con master e tre lingue perfette lavora come badante diurna. L’aspirante avvocato si ritrova impigliato in un sistema piramidale di vendite porta a porta. Un giovane attore scrive elogi funebri per sconosciuti e poi li legge ai funerali.
Il laureato in lettere ha trovato un posto in un call center: ogni sera riporta a casa una parola – “cura”, “tolleranza”, “relazioni” – che lo ha colpito mentre parlava con i clienti e la regala ai figli come un dono prezioso. Per i colleghi invece sono i nominativi e i numeri di telefono che vanno conservati per rivenderli alle aziende e arrotondare lo stipendio.

Nelle storie vita e romanzo si intrecciano. Emergono le città dei precari, delle rinunce, della cassa integrazione, delle spese da ridurre. Sono le stesse storie che l’autore Massimo Calestani, operatore del Patronato Acli, conosce bene. Anche lui ha partecipato al concorso: entrambi i suoi due racconti, "Il consul(ni)ente" e "Se fosse un film" sono stati scelti per il volume “Il settimo giorno” composto da 33 storie. Ma solo il secondo ha ricevuto una menzione speciale.
In “Se fosse un film”, Calestani racconta una normale giornata di lavoro per aiutare le persone che incontra: un operaio che non può andare in pensione con 40 anni di contributi, un disoccupato disperato perché a 57 anni si trova senza lavoro, con moglie e figlia a carico e un mutuo da pagare. Il giovane trentenne mutilato che percepisce 92 euro al mese come assegno di invalidità.

Il patronato, per l’autore, è “un osservatorio privilegiato sul lavoro” che permette, al pari del concorso, di capire come è cambiata la realtà italiana. “In 8 anni che faccio questo lavoro – racconta – sono aumentate le richieste a sostegno del reddito, ma è cambiata anche la psicologia delle persone. In passato si sedevano davanti a noi delle persone che dicevano: ‘ho bisogno di questo sussidio, come faccio ad averlo?’ ora invece le persone non sanno cosa vogliono, si siedono e dicono: ‘ho perso il lavoro, non ho più la cassa integrazione. Come faccio ad andare avanti?’ e dobbiamo indirizzarli alla Caritas o ai servizi sociali. Ogni giorno vedo persone piangere disperate. E sono io che devo spiegare perché non hanno diritto a questo o a quello. È un lavoro emotivamente molto faticoso e complesso ma anche sottovalutato”.
Per Calestani, come per molti altri lavoratori il settimo giorno non esiste: non c’è riposo né giorno festivo. “La domenica non vado in ufficio, ma i miei vicini, gli amici sanno che lavoro faccio e vengono a casa per chiedere come procede la loro pratica. Per me non c’è pausa”.  
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Martedì, 30 Aprile 2013 19:10

Riscoprire la forza del lavoro

“Grazie a Dio non ho famiglia”: comincia con questa frase il documento di proposte della Presidenza Nazionale delle ACLI in occasione del 1 Maggio. "E' una frase, detta da un operaio in cassa, nella quale rischia però di ritrovarsi una intera generazione di lavoratori se non ridiamo al lavoro la dignità e lo spazio che merita" sostiene Stefano Tassinari, Vice Presidente Nazionale con delega al Lavoro. "Ma il lavoro è anche il nostro tesoro nascosto, un patrimonio di ingegnosità e di solidarietà che può tenerci tutti insieme e farci valicare la crisi facendo squadra e realizzando una nuova idea di sviluppo, più consistente perché centrata sulla qualità, e non sullo spreco, più sostenibile perché orientata verso una società più giusta, e non ad arricchire il potere di pochi".

In particolare le ACLI richiamano la necessità di:

rifinanziare la cassa in deroga e estendere a tutti gli ammortizzatori sociali, realizzare politiche attive del lavoro, facendo perno sulla formazione e sulle competenze;

rendere strutturale il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, un piano industriale insieme al resto dell’Unione Europea che freni la vistosa e gigantesca deindustrializzazione in atto e la conseguente perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro;

puntare su una produttività autentica, fatta di qualità e innovazione, garantendo il diritto a una effettiva rappresentanza sindacale e rilanciando la partecipazione dei lavoratori nelle aziende;

prevedere forme di più forte detrazione o di vouchers familiari, anche con il concorso delle stesse aziende, per fare da volano ad una economia dei servizi alla persona e della conciliazione;

un contratto di ingresso a tutele progressive, per chi non può usufruire dell’apprendistato, “per vivere la flessibilità come una fase e non come una costante;

una gestione migliore della spesa pubblica, più giusta, efficace e lungimirante, che comincia da una riduzione delle spese per armamenti

“Infine”, ricorda Tassinari, “servirebbe riaprire un dibattito sulle possibilità, non per legge, ma con agevolazioni, di redistribuire il lavoro. Forme come i contratti di solidarietà o i progetti ponte stimolano a riaprire una riflessione su come in situazione di crisi “lavorare meno lavorando tutti”.

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Il presidente delle Acli Bottalico su Festa del Lavoro: dedichiamo il Primo Maggio alla tragedia di Dacca per la tutela del lavoro su scala mondiale
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Lunedì, 29 Aprile 2013 11:18

Un contratto regolare? Si può fare

Il “lavoro nero” nel mercato delle collaboratrici domestiche e delle assistenti familiari è uno dei tanti tumori, a volte considerati fisiologici e addirittura benigni, del metabolismo economico e sociale del Paese che non tiene più.

“Ti hanno assunto? E come mai?”. Angela, 50 anni, ha appena firmato un regolare contratto come colf e la gente, a Foggia, non ci crede. “Quando ne parlo, tra amiche e conoscenti che fanno un po’ lo stesso tipo di lavoro, c’è tanta sorpresa: una sola tra le persone che conosco ha un contratto regolare. Credo che si chiedano se ci possa essere un qualche interesse nascosto”. Angela è una delle 64 persone regolarizzate e contrattualizzate in un anno grazie al servizio sperimentale offerto dallo Sportello Intermediazione delle Acli e dal Patronato Acli di Foggia.

“Lo sportello è partito nell’ambito del programma Assap, promosso dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e coordinato da ItaliaLavoro”. Mimma Pipoli del Patronato Acli di Foggia è la responsabile dello sportello. “Il programma prevede dei piani formativi individualizzati, per far acquisire le competenze per il lavoro di cura, con 2 sessioni in aula più il cosiddetto training on the job, e la contrattualizzazione di un rapporto di lavoro. Noi incrociamo domanda e offerta nel settore dei servizi alla persona, per favorire l’emersione dal lavoro nero. Perché qui questo genere di occupazioni, viaggia soprattutto sul fai-da-te: i Centri per il lavoro, per esempio, intercettano meno del 3% degli avvii al lavoro (dati dell’indagine Isfol-Plus 2010), a livello nazionale. Il programma era mirato soprattutto a lavoratori extracomunitari, ma alla fine più della metà delle persone che abbiamo avviato al lavoro sono donne italiane, come Angela”.

“Avevo un’attività commerciale – racconta Angela – che non è andata bene e ho dovuto chiudere. Dopo i 40 anni è difficile trovare un lavoro decente, anche se hai un titolo di studio. E così mi sono adattata, anche per tirare su le bambine. Prima ho cominciato con le pulizie in un albergo, poi mi sono messa in proprio, cercando lavoro con le famiglie. Ma sempre a nero, ovviamente. Invece, la famiglia che mi ha assunto ora cercava proprio un rapporto regolare e per questo si era rivolta al Patronato. Così, siamo tranquilli e soddisfatti tutti”.

Non è così semplice convincere una famiglia, magari a basso reddito e con un familiare gravemente malato, che offrire un contratto regolare sia una cosa buona e giusta: “È stato importante in questo senso – ci spiega Mimma Pipoli – l’integrazione del programma del ministero con il progetto “Rosa” (Rete occupazione servizi assistenziali) della Regione Puglia, preesistente al programma Assap: si tratta di bonus economici per incentivare le famiglie a basso reddito ad assumere regolarmente le assistenti familiari. In pratica, la Regione finanzia i contributi previdenziali. Un’interazione positiva tra le due azioni che non a caso poi ha prodotto un protocollo d’intesa tra Italia Lavoro e Regione Puglia”.

L’impegno delle Acli contro il lavoro irregolare si incanala in un movimento più ampio che proprio a Foggia ha dato vita al Comitato provinciale “Legalità e Lavoro” che coinvolge tra gli altri Cgil, Arci e Libera. L’obiettivo del Comitato è diffondere la cultura della legalità nel territorio, in contrasto agli interessi economici delle mafie e a ogni forma di sfruttamento. Tra le prime iniziative, il sostegno alla mobilitazione nazionale “Io Riattivo il lavoro”, con la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare per favorire l´emersione alla legalità e la tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate alla criminalità. “Il Comitato è importantissimo – spiega il presidente delle Acli della Capitanata, Fabio Carbone – su tanti fronti aperti: beni confiscati, caporalato nelle terre della malavita organizzata e lavoro nero in genere. Noi portiamo dentro l’esperienza concreta di emersione del lavoro nero delle colf e vogliamo diventi un punto di riferimento comune, in una filiera positiva verso la legalità che tocca tante situazioni: crisi occupazionale – qui il tasso di disoccupazione giovanile tocca il 37% – emergenze della famiglia, immigrazione. Vogliamo dare un seguito allo Sportello Intermediazione, dando corpo e presenza alla rete territoriale che si è creata nel periodo della sperimentazione”.

In effetti, lo sportello ha permesso di consolidare legami territoriali basati su esperienze e competenze diverse: “Si è creata una rete virtuosa con altre associazioni – conferma Mimma Pipoli – Caritas e parrocchie prima di tutto. La Caritas interviene per segnalarci le situazioni di bisogno; c’è chi è arrivato col ‘bigliettino di don Francesco’. Ma abbiamo fatto anche un protocollo d’intesa con un’associazione che si occupa di persone con malattie degenerative”. E poi, non va sottovalutato il semplice servizio dell’ascolto: “Tanti preferiscono venire da noi – conferma sempre la Pipoli – perché sanno che li ascoltiamo, anche se solo per uno sfogo. E capita di fare orientamento per richieste che noi non possiamo assolvere; per me è un aspetto positivo, anche per me che lo faccio”.

E chi si avvicina alle Acli, magari poi si coinvolge e scopre un modo nuovo di vivere nel proprio territorio: “Non conoscevo le Acli – racconta Angela – mi ci ha mandato un’amica e mi sono trovata davanti allo Sportello Intermediazione. Ora, invece, mi sono anche iscritta al Gruppo d’acquisto solidale e ho potuto conoscere anche quest’altro modo di fare la spesa”. Con l’emersione dal “lavoro nero” emerge anche una cittadinanza responsabile.

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Venerdì, 26 Aprile 2013 19:58

Il lavoro forza di nuova democrazia

1 Maggio: il documento delle Acli
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Mercoledì, 17 Aprile 2013 11:09

Treviso: Donne nella crisi

Anche le Acli di Treviso tra gli organizzatori del convegno “Donne nella crisi. Italia, Grecia, Tunisia” organizzato a Treviso per il 19 aprile alle 17.00 nella sala conferenze della Camera di commercio di Treviso.

Tema dell’incontro la maggiore fragilità femminile durante i periodi di crisi: perdita del lavoro e abbandono da parte dei mariti che cercano impego all'estero accompagnano spesso le donne nei momenti difficili.

Durante il convegno sarà presentato il rapporto “The impact of the economic crisis on the situation of women and men and on gender equality policies” dell’Enege, la fondazione europea di esperti di studi di genere.

L’analisi copre i ventisette paesi membri dell’Unione europea, i paesi dell'Efta (European free trade association) e tre paesi candidati. Lo studio va dal 2005 e al 2010.

Intervengono: Paola Villa, sociologa veneta rappresentante del rapporto europeo “Donne nella Crisi”; Sonja Mitralia, responsabile del movimento europeo “Women against austerity”; Hafidha Chekir, costituzionalista tunisina e rappresentante dell’Association des femmes democrates; Katia Marchesin, imprenditrice trevigiana e ambasciatrice per la rete europea degli imprenditori.
Pubblicato in news dal territorio
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