Cooperare è un verbo che va coniugato. Io coopero. Tu cooperi. Egli coopera. Noi cooperiamo. Voi cooperate. Essi cooperano.
Durante quest’anno di servizio civile in Kosovo ho maturato la seguente riflessione. Il verbo coniugato è corretto grammaticalmente in tutte le sei persone, ma l’unica cooperazione davvero efficace è quella della seconda persona plurale. Plurale perché la cooperazione ha l’alto compito di coinvolgere una pluralità di soggetti, che non sono più (o non dovrebbero essere più) donatore-beneficiario, ma attori che traggono beneficio da un percorso comune. Bene, ma le persone plurali sono tre: noi, voi ed essi. Se a cooperare sono i ‘voi’ e gli ‘essi’ significa che ‘noi’ ci stiamo escludendo da quest’azione. Purtroppo l’Italia a livello di cooperazione internazionale è più spettatrice che protagonista; ha bisogno di rilanciare la sua partecipazione, non solo in termini di investimenti, ma anche, e (credo) soprattutto in termini di modalità e indirizzi.
Ma durante quest’anno ho avuto modo di vedere come il noi sia la via migliore, forse la più difficile, ma sicuramente quella che implica il coinvolgimento di tutti gli attori e le scelte condivise. Durante quest’anno in Kosovo con IPSIA ho visto come si sviluppa un progetto di cooperazione internazionale (in questo caso si trattava di un progetto MAE dal titolo Formazione, microcredito, sviluppo agricolo in Kosovo). Al di là del progetto e dei risultati, ho provato a capire qual è la cooperazione più partecipata, più efficace, più concreta (non solo secondo me, ma cercando di pensare qual è, se c’è, un paradigma comune di cooperazione).
La cooperazione che ci piace è quella che vede due apicoltori di diverse nazionalità scambiarsi idee sulla produzioni di miele, darsi consigli in una lingua intermedia e ridere quando si realizza che molte più sono le somiglianze che le differenze. La cooperazione che ci piace è quella che vede due scuole di musica (una italiana e una kosovara) pensare ad un progetto di scambio musicale, con la certezza che la cultura sia ciò che fa crescere le nostre due realtà. La cooperazione che ci piace è quella che impone di lavorare fianco a fianco con persone con cultura e idee diverse, che porta a scontrarsi e a mediare, che invita a scambiare idee e a trovare un compromesso. La cooperazione che ci piace a volte non funziona, e allora va ripensata e rimodulata, ci chiede di rimetterci in gioco, partendo dalle relazioni. La cooperazione che ci piace è quella che vede tre piccole istituzioni di micro finanza che nel corso del progetto si formano e riflettono sul fatto che ‘dar credito alle donne, paga’. La cooperazione che ci piace è quella che vede giovani italiani e kosovari, impegnati nel progetto di animazione estiva Terre e Libertà, con un risultato atteso che è quello di far giocare i bambini, ma con un alto valore aggiunto, che si quantifica in nuove amicizie, zaini pieni di momenti condivisi, incontri e conoscenze di luoghi e culture diversi. La cooperazione che ci piace è quella che abita il presente, mettendo al centro le persone e le comunità, con la certezza che solo la logica del noi ci permetta di affrontare le sfide globali.
IPSIA Cremona ha raccolto tutte i racconti e le riflessioni di Anna durante il suo servizio civile in una speciale sezione chiamata "Prendiamoci un caffè": una pausa per leggerci il racconto di un'esperienza importante, un momento rituale per immergerci anche noi, un poco alla volta, nelle abitudini e nelle caratteristiche della terra kosovara grazie alla penna di una testimone di eccezione.
Si svolgerà sabato 29 settembre a Perugia la quarta edizione di Planetaria, il momento annuale del Dipartimento Pace e Stili di vita delle Acli nazionali. Dopo la prima edizione del 2009 a Laceno (Avellino) la seconda nel 2010 si è svolta presso il Palaplip di Venezia, mentre nel 2011 è stata a Perugia in collegamento con la tradizionale marcia Perugia – Assisi.
Per il 2012 si torna a Perugia con un appuntamento che si propone di essere di formazione e festa sul tema “Con Stile, cambio vita stile di vita. No alla crisi, si alle opportunità” e che si articola in tre momenti.
Il mattino è dedicato agli studenti delle scuole superiori e ai “secondi 50 anni” della marcia Perugia – Assisi. Nel pomeriggio le Acli incrociano le varie modalità di agire la pace attraverso la legalità, la cooperazione, il servizio civile e gli stili di vita rivolgendosi a presidenti di circolo, giovani in servizio civile e a tutti gli interessati. La giornata si chiude la sera con un momento musicale e culturale che spazia dalla poesia alla musica, dalla testimonianza all'arte.
Nel corso della giornata sarà anche presentata l'esperienza Viviconstile delle Acli di Milano in collaborazione con Legambiente.
«Il servizio civile è un'opportunità per l'inserimento nel mondo del lavoro ed è un servizio ala comunità nel sociale» osservano i giovani triestini.
I consiglieri regionali dell'Udc Edoardo Sasco e del Pd Franco Codega hanno presentato una mozione alla Regione. Il provvedimento che sarà sottoposto anche agli altri gruppi, si rivolge alla giunta regionale con la richiesta di farsi portavoce presso il governo dell'esigenza di arricchire le risorse. «È un problema grave – ha affermato Codega – perché si disattendono le aspirazioni dei ragazzi». Il testo della mozione – ha annunciato Sasco – sarà proposto anche ai parlamentari eletti in Friuli Venezia Giulia «affinché si attivino a Roma a favore del servizio civile».
A luglio infatti una tranche da poco più di 100 milioni di euro confluirà nelle casse dei partiti a copertura delle spese sostenute nella campagna elettorale del 2008. Con quella stessa cifra, sostengono le Acli, 27mila giovani potrebbero avere la possibilità di vivere "un'esperienza educativa straordinaria, una palestra di cittadinanza e di solidarietà che rappresenta l'unica strategia di politica giovanile offerta dallo Stato ai giovani di questo Paese".
Dopo anni di tagli selvaggi, il servizio civile rischia infatti oggi seriamente di chiudere i battenti: i fondi sono passati dai 296 milioni di euro del 2007 ai 68,8 milioni del 2012. E il panorama per il prossimo anno, segnala l'edizione on line di Famiglia Cristiana, non vede miglioramenti: "la situazione resta critica, perché i nuovi volontari potranno iniziare il servizio solo nell'autunno 2013: dunque, a quanto pare, bisogna rassegnarsi a un anno di "buco". Non solo: il nuovo bando sarà finanziato con i fondi programmati per il 2014, al momento gli ultimi che restano. Insomma, si sta davvero raschiando il fondo del barile".
«Potrebbero partire 27mila ragazzi. Sarebbe un bel segnale per la credibilità della politica».
Un appello ai partiti perché rinuncino alla rata di luglio del rimborso elettorale e dirottino quei fondi - 100 milioni di euro – per finanziare la partenza di 27mila ragazzi per il servizio civile nazionale.
L’invito è delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, che ricordano come il servizio civile nazionale stia rischiando di chiudere i battenti proprio per mancanza di fondi. Mentre infatti i partiti politici si apprestano a ricevere la quarta tranche per le spese elettorali sostenute nel 2008 – pur avendo speso molto meno di quanto già finora incassato – le risorse per il servizio civile sono passate dai 296 milioni di euro del 2007 ai 68,8 milioni del 2012. Allora partivano più di 57mila ragazzi, quest’anno appena 10mila.
«Se potessimo aggiungere a questi 68 milioni i 100 milioni della rata di luglio del rimborso elettorale – dice Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli –, potremmo consentire a 27mila ragazzi e ragazze di vivere un’esperienza educativa straordinaria, una palestra di cittadinanza e di solidarietà che rappresenta l’unica strategia di politica giovanile offerta dallo Stato ai giovani di questo Paese. Un’esperienza destinata purtroppo attualmente a scomparire, diventando sempre più elitaria. Da diritto il servizio civile si sta trasformando in privilegio di pochi giovani fortunati, perdendo così il suo significato originario».
Continua il presidente delle Acli: «In attesa di scoprire come il Parlamento intende procedere sulla strada della riforma dei partiti e dei loro meccanismi di finanziamento, alla luce dei ripetuti scandali di questi mesi e queste ultime settimane, sarebbe un bel segnale per la credibilità della classe politica rinunciare a questa tranche di rimborsi elettorali per favorire la formazione civica dei cittadini di domani».
E' stato pubblicato dalla regione Toscana il Bando per la selezione di 1141 giovani da impiegare in progetti di Servizio Civile Regionale. Sono stati 3 i progetti finanziati alle ACLI per complessivi 11 posti.
I volontari verranno impegnati in tre diversi progetti operativi: FA.C.I.LE (FAMIGLIA COMUNITÀ’ INCONTRO LEGAMI, a Firenze), ASSOCIAZIONE E FAMIGLIE (a Pisa) e COMUNITA’ DI FAMIGLIE (a Siena).
I progetti rappresentano e ribadiscono la volontà dell’Associazione di intervenire in maniera concreta e capillare in tutti quei contesti particolarmente difficili in cui le famiglie sono gravate sia da fragilità di tipo relazionale sia materiale, così come accade nei territori coinvolti in questo progetto.
Per ulteriori informazioni visita il sito www.acliserviziocivile.org.









