Intervista a Roberto Rossini – Promosso il Rei «Ora sotto esame è il welfare locale»

Intervista a Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza contro la povertà e presidente Acli «Il reddito di inclusione è stato riconosciuto valido dalle persone e quindi richiesto, ma serviranno mesi per capire se è nata anche una vera infrastruttura amministrativa» Le misure vanno implementate. Inutili le questioni di bandiera tra le diverse proposte
II primo bilancio del Rei, il nuovo reddito di inclusionesione, è largamente positivo. Non potrebbe che essere così per noi che abbiamo sempre sperato che un provvedimento del genere fosse adottato, finalmente, anche in Italia. In più la misura è stata riconosciuta valida dalle persone ed è stata richiesta». Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza contro la povertà e presidente delle Acli, è decisamente soddisfatto dell’esperienza che l’Italia sta facendo in materia di politiche di contrasto dell’indigenza. Ma la struttura amministrativa come ha reagito alla sollecitazione? «Non possiamo saperlo ancora, bisogna attendere. Come Alleanza avevamo condotto una ricerca sull’impatto del Sia e avevamo registrato un significativo salto culturadi DARÍO DI VICO le da parte delle strutture amministrative pubbliche. Il tutto pur di fronte a una disomogeneità profonda tra le diverse amministrazioni, tra i comportamenti di una Regione e dell’altra. Cambia infatti la disponibilità dei servizi e cambiano i percorsi di attivazione lavorativa che ovviamente dipendono dalla capacità di assorbimento dei mercati del lavoro territoriali». Quando potremo saperne di più e capire se le strutture pubbliche riusciranno davvero ad accompagnare le politiche di contrasto alla povertà? «Penso che ci vorranno almeno sei mesi e capiremo se è nata attorno al Rei una vera infrastruttura del welfare locale. Da parte nostra avevamo chiesto che nel decreto legislativo fosse prevista esplicitamente una quota destinata a finanziarla. Non dimentichiamo poi che abbiamo bisogno anche del casellario sociale che per ciascun soggetto riepiloghi i sussidi già ricevuti per evitare dispersioni, duplicazioni di interventi e di conseguenza iniquità» II successo elettorale dei 5 Stelle ha rafforzato il dibattito sui redditi di sostegno e pur tra mille critiche alla proposta del reddito di cittadinanza si vanno moltiplicando le proposte più o meno simili generando anche qualche confusione nell’opinione pubbli ca. «Il Rei è nato per dare risposte ai poveri assoluti, mentre il reddito di cittadinanza versione 5 Stelle amplia la platea ai poveri relativi. Entrambi prevedono un patto personalizzato con diritti e doveri. Il fatto che i 5 Stelle nella proposta inserita nel loro programma elettorale abbiano abbandonato la logica del basic income incondizionato, il vero reddito di cittadinanza che va a tutti e non prevede obblighi, è un passo in avanti e rende possibile un collegamento col Rei». Quali restano però le differenze? «Ci sono, ci sono. Sono differenti le soglie di accesso. Ð Rei è legato atfisee e ha una platea di circa 2,5 milioni di persone, n reddito di cittadinanza essendo legato allo stato di disoccupazione e al rischio povertà amplia di molto il numero degli aventi diritto e il beneficio eco- nomico previsto è più elevato». Di recente la sociologa Chiara Saraceno ha invitato a non fare questioni di bandiera o di schieramento tra l’una o l’altra proposta ma ad agire con pragmatismo. «Giusto. Ð Rei è il primo step, occorre implementarlo e verificare se parte quella infrastnittura del welfare di cui parlavo. Bisogna però evitare di mandare le amministrazioni in sovraccarico sia dal punto di vista degli impegni delle strutture sia delle coperture finanziarie richieste. Più ampia è la platea prevista più il reddito di sostegno costa e più le strutture vengono sollecitate». Anche U Pd ha inserito un “reddito di inclusione” più largo del Rei tra i temi da sottoporre al capo dello Stato nell’ambito delle consultazioni per la formazione del L’Alleanza L’Alleanza contro la povertà riunisce attualmente 37 organizzazioni e ha il supporto
di un Gruppo scientifico di esperti e docenti universitari Roberto Rossini II presidente delle Adi è anche portavoce dell’Alleanza contro la povertà nata nel 2013, che raggruppa enti e organizzazioni accomunati dal fine di promuovere politiche contro la povertà assoluta in Italia nuovo governo. «Sì, è così. Si tratta di un’accelerazione del Rei, allarga la platea dei potenziali beneficiari da 2,5 milioni di poveri a 4 milioni e 800 mila ed aumenta l’assegno erogato. È un’ipotesi ragionevole ed è in linea con le nostre richieste di una sorta di seconda fase del Rei». L’Alleanza contro la povertà finora ha avuto come interlocutori governi e ministri di centro-sinistra con i quali era già viva la collaborazione e l’empatìa. Come cambierà la vostra azione davanti a maggioranze parlamentari più composite? «Noi siamo un’aggregazione di 37 realtà, dalle associazioni alle parti sociali, e abbiamo anche diversi orientamenti valoriali. Il governo uscente finora ha mostrato speciale attenzione alla nostra istanza, ma numeri del Rei noi abbiamo sempre dialogato con tutti. D’altra parte i poveri ci sono sempre, e noi non possiamo essere intermittenti nella nostra azione e interlocuzione».
Questo nuovo strumento è nato per dare risposte ai poveri assoluti, mentre il reddito di cittadinanza nella versione 5 Stelle amplia la platea ai poveri relativi Le norme II Reddito di Inclusione Rei (Reddito di inclusione) e Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) non sono sovrapponibili. Se il contribuente è già beneficiario del Sia continuerà a percepirlo e dal primo gennaio può effettuare anche il prelievo contanti entro ¡i limite previsto per il Rei (240 euro al mese), ma non può avere entrambe le cose. Può chiedere di trasformare la Social Card in Rei: in questo caso viene comunque garantita la fruizione del beneficio più conveniente.
Fonte: Corriere Buone Notizie
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