Intervista a Roberto Rossini – «Lo strumento c`è, va ampliato»

«Lo strumento c’è, va ampliato» Intervista Rossini (Alleanza contro la povertà): indispensabile rafforzare i servizi sul territorio Reddito più ampio? Purché non si smonti la riforma fatta ROMA Roberto Rossini, Presidente delle Acli, è il portavoce dell’Alleanza contro la Povertà, il gruppo di organizzazioni sociali che in questi anni è riuscito a “imporre” alla politica l’avvio di una misura universale di contrasto all’esclusione sociale. Come giudica, gli abbiamo chiesto, questo primo bilancio del Rei? «Dai dati dell’Inps dobbiamo dedurre che il Reddito di inclusione è uno strumento efficace, che sta funzionando – risponde Rossini -. Le misure anti-povertà hanno raggiunto quasi la metà dei circa 2 milioni di aventi diritto e in particolare alcuni segmenti specifici che a noi stanno particolarmente a cuore, come le famiglie numerose, quelle con disabili e gli ultrasessantenni rimasti senza occupazione. Ma il problema è che l’area della povertà in Italia è molto più ampia, riguarda secondo l’Istat 4,8 milioni di cittadini.

Lo strumento è quello giusto ma ora si tratta di ampliarlo. In quale direzione? Come Alleanza contro la povertà spesso abbiamo detto che non è più una questione qualitativa ma soprattutto un problema quantitativo, cioè di quali risorse economiche potremo stanziare sia per il sostegno economico diretto sia come fondi per il welfare locale. È necessario raggiungere tutte le persone in condizione di povertà assoluta ed ampliare l’importo del beneficio economico erogato. Ed è ancora più decisivo investire sui servizi del welfare locale, chiave essenziale per far sì che la misura sia efficace in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Sappiamo che non è la stessa cosa essere poveri in Trentino o in Campania. La sfida si gioca soprattutto nei Comuni, dove si deve essere in grado di fornire quegli strumenti perché la persona in difficoltà possa essere inclusa nel circuito. Da questo punto di vista è presto per capire se lo strumento può funzionare? Ancora non ci sono dati. Per ora si può dire che la logica del progetto personalizzato di reinserimento attraverso usi equipe multidisciplinare è passata. Quindi siamo speranzosi. Dopo il risultato elettorale, al centro del dibattito c’è la proposta del reddito di cittadinanza. A suo avviso potrebbe essere in continuità conii Rei? n Rei è una misura universalistica e in teoria può rappresentare il primo step per il reddito di cittadinanza. La differenza è che per accedere al reddito di inserimento occorre fare la cosiddetta “prova dei mezzi”, cioè si deve poter dimostrare, attraverso l’Isee, che la propria condizione economica è tale da poter ottenere il sussidio, perché l’attuale misura è destinata ai poveri assoluti.

Ma se allarghiamo la platea ai poveri relativi cosa facciamo: è sufficiente un aiuto economico o bisogna immaginare anche politiche per il lavoro? Per valutare l’efficacia di un nuovo strumento destinato a una parte più ampia della popolazione, bisogna vedere concretamente come viene configurato e quali obiettivi vuole raggiungere. L’Alleanza come giudica l’eventuale allargamento della platea? Noi ci occupiamo dei poveri, poi se il reddito va anche a chi ha minori condizioni di povertà va bene. L’unica cosa che stiamo dicendo è che occorre evitare la riforma della riforma. Uno strumento ora c’è ed è efficace. Bisogna ampliare e non cambiare la misura. Se il nuovo reddito andasse nel solco del Rei, cioè uno strumento che si regge fondamentalmente su due gambe – quella dei servizi e quella del beneficio economico -, nulla da dire. Se si mantiene questa logica, cioè l’aiuto condizionato alla presa in carico da parte dei servizi per tirocini lavorativi e proposte di lavoro, benissimo. L’importante è che ci siano entrambi.

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