Scuola contro terrorismo: la scommessa di Trento

Un albergo da ristrutturare per ragazze sfollate in Mali. Il progetto è delle Acli trentine su proposta della locale associazione Giru-Yam Sangha. Alla base l’idea che la cultura, la scuola e il lavoro possono arginare il terrorismo, contrastare gli estremismi religiosi e migliorare le le condizioni di vita femminile.

L’Hotel de la paix – così si dovrebbe chiamare la struttura – nasce a pochi giorni dagli attentati di Parigi e di Bamako e all’interno di una conferenza di pace organizzata dall’Onu tra il governo maliano e i capi tuareg, vicini all’Isis, che sono in guerra per la ricca zona del nord.

Le controparti hanno già firmato due documenti: in uno l’attuale proprietario si impegna a vendere la struttura, che si trova a Sevare’ nella regione di Mopti. Nel secondo documento le due associazioni – Giru-Yam Sangha e Ipsia – si impegnano a ristrutturare entro 6 mesi lo stabile che come molti altre strutture turistiche aveva chiuso con la guerra. L’albergo avrà stanze, cucine, aule studio e un muro di cinta a protezione delle donne che saranno ospitate. Parte dei finanziamenti arriveranno dalla Provincia di Trento.

Le destinatarie sono 50 ragazze, fuggite dalla guerra o figlie di sfollati, e soprattutto desiderose di studiare. “Chi fugge – racconta il trentino Fabio Pipinato, presidente in Trentino del Cta, il centro turistico Acli, e di Ipsia – fugge dalle razzie dei predoni, dalle scuole chiuse, dalla pulizia etnica e dai disordini che la guerra comporta”.

Oggi, molte di queste persone – che noi chiamiamo profughi – sono ospitati dalla scuola di Yassing, nata come progetto del governo maliano ma finanziata dalle Acli trentine, promossa dal Cta e costruita dall’Ipsia di Trento tra il 2009 e 2010 nella regione di Mopti. “Attraverso cene partecipatissime con 500 persone per sera – ricorda Fabio Pipinato – le Acli hanno raccolto i fondi per il completamento di tutte le strutture. Nonostante la crisi, molti soci e circoli Acli si sono autotassati, affinché fossero finite e arredate le aule, la biblioteca, i bagni e la cucina”.

Fino al 2012, anno di inizio della guerra in Mali, la scuola era frequentata da circa un centinaio di bambini di giorno e dalle mamme per i corsi serali. Nel 2011 tutto cambia: la guerra in Libia e poi la morte di Gheddafi, riportano i Tuareg suoi alleati nei territori d’origine. In Mali la loro presenza armata a Nord e la richiesta di autonomia dal governo centrale porta alla guerra. Parte della popolazione fugge verso il Sud del Paese.

In poco tempo la scuola è diventata anche un centro di accoglienza: “Come Acli, raccogliemmo la somma utile per inviare due camion stracarichi di cibo che riuscì a sfamare la popolazione sino all’arrivo di un minimo di pacificazione. La scuola però è stata chiusa per diversi mesi. La gente aveva paura ad uscire di casa”.
Oggi la scuola ha ricominciato a funzionare, anche se con qualche cambiamento di routine “Non sono più le mamme a preparare i pranzi nella cucina ma un’organizzazione internazionale”.

Non solo la scuola, ma tutto il villaggio di Yassing si è aperto ai profughi: “Ogni famiglia ha accolto una famiglia. Non c’è una selezione sui profughi che arrivano. Nella tradizione africana esiste la famiglia allargata e quindi è naturale ospitare a casa propria primi e secondi cugini. Vi sono città africane come Goma o Bukavu che hanno decuplicato la propria popolazione dopo un conflitto. Se facciamo i paragoni con i nostri paesi, non abbiamo certo motivo di lamentarci”.

Dall’Africa ci arriva anche una lezione su come arginare l’Isis. Le due parole chiave sono diplomazia e cultura. “A novembre 2015, durante la conferenza di pace dell’Onu – continua Pipinato – ho avuto la fortuna di conoscere il mediatore di pace Sidi Brahim Ould Sidat. Un musulmano moderato; una persona equilibrata. A mio avviso, un lungimirante che sta mostrando nei fatti che è possibile marginare l’Isis se si dà la possibilità alle popolazioni musulmane moderate di avere un certo controllo sulle risorse del sottosuolo; dall’oro al petrolio. Lui è stato abilissimo nel discernere coloro che volevano fare un accordo politico e coloro che erano imbevuti d’ideologia. Ha escluso quest’ultimi dal tavolo delle trattative e non è un caso che l’Isis abbia colpito la capitale del Mali”.

E solo con la cultura si possono contrastare le disuguaglianze e a creare una società più giusta. Ed è per questo, ha ricordato il Nobel per la pace Malala Yousafzai  – che gli estremisti hanno paura dell’istruzione, soprattutto quella femminile, e delle scuole: perché portano cambiamenti e uguaglianza. In quest clima l’Hotel de la paix può fare la differenza.
 

Scuola contro terrorismo: la scommessa di Trento
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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