Italicum: i 100 nuovi collegi plurinominali

Lo scorso 6 luglio, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha approvato in via preliminare il decreto legislativo che attua la delega al Governo per la determinazione dei collegi plurinominali prevista dall’art. 4 della nuova legge elettorale per la Camera dei deputati. Il cosiddetto Italicum, in vigore dal maggio scorso, sarà applicabile solo a partire dal 1° luglio 2016 (per principali elementi qualificanti dell’Italicum, si rimanda all’Infografica a cura della Camera dei deputati).

Il decreto, ora all’esame delle commissioni competenti per un parere non vincolante, definisce i 100 collegi in cui gli elettori saranno chiamati a scegliere 618 dei 630 membri totali di Montecitorio. Ogni collegio, in base alla relativa ampiezza, eleggerà da 3 a 9 deputati ciascuno. I restanti 12 deputati saranno invece eletti con i voti espressi dagli italiani all’estero e per l’attribuzione di questi seggi resta confermata la legge vigente. La dimensione ridotta dei collegi, secondo il Governo, facilita gli elettori nel valutare l’offerta politica e nella scelta del candidato da votare.

Ogni regione – escluse la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige, in cui si vota con un sistema diverso – costituisce una circoscrizione elettorale e a ciascuna di esse spetterà un numero di collegi proporzionale al numero dei deputati da eleggere: si passa dai 17 collegi della Lombardia – seguita da Campania (10), Sicilia e Lazio (9) – al collegio unico di Umbria, Molise e Basilicata.

In media, ogni collegio, conta 582 mila abitanti: l’omogeneità dei collegi per popolazione è infatti uno dei criteri direttivi previsti dalla legge delega. L’altro criterio al quale si è attenuta nella definizione dei collegi plurinominali la commissione di esperti nominata dal Consiglio dei ministri, e presieduta dal presidente dell’Istat Alleva, è stato quello della “coerenza territoriale” e della “continuità”. Come si legge nella relazione illustrativa, tale criterio ha portato alla definizione di “collegi plurinominali compatti per prossimità reciproca della popolazione residente e per l’appartenenza del collegio ad ambiti territoriali amministrativi e funzionali già definiti e ‘vissuti’ dalla stessa popolazione”.

Si è, inoltre, cercato di assicurare “l’integrità dell’ambito provinciale”: nelle 22 province in cui tale criterio non si è potuto applicare poiché eccedono la soglia demografica massima, “si è prevista la cessione parziale di territorio, nel rispetto dei criteri di delega, con peculiare attenzione all’esigenza di riscontrare in modo più sufficiente il parametro dell’omogeneità”. Allo stesso modo si è proceduto laddove era necessario intervenire sulla dimensione comunale, “minimizzando il più possibile gli interventi sui relativi territori. Il comune denominatore di entrambi i tipi di intervento è stata la massima attenzione al criterio dell’omogeneità, declinato dal punto di vista economico sociale e delle caratteristiche storico-culturali”.

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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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