Ius soli: la chiusura non è la soluzione

Se nasci sul suolo americano diventi cittadino americano automaticamente. Da noi no. Puoi nascere, crescere, studiare, lavorare e pagare le tasse ma sei costretto ogni anno a rinnovare con fatica il permesso di soggiorno. Italiani di fatto, per nascita e crescita, invisibili per diritto. Per questo la battaglia per lo ius soli è, anzitutto, una battaglia di civiltà che non può essere oggetto di meschini calcoli elettorali.

Lo ha detto con la solita franchezza mons. Nunzio Galantino: «Siamo preoccupati per come si sta affrontando questo problema, persino con gazzarre ignobili in Aula. Sono temi molto importanti. Ci sta che qualcuno sia contrario. Ma vedo che c’è chi ha cambiato idea. E ora fa politica unicamente per rincorrere il proprio successo, perché vuol fare solo il proprio interesse».

Probabilmente Galantino si riferiva ai 48.804 emendamenti presentati dalla Lega al Senato dove il ddl è giunto a quasi due anni dalla sua approvazione, in prima lettura, a Montecitorio. Ma ancor più si riferiva alla posizione dei Cinque Stelle che hanno annunciato prima l’astensione e ora la loro contrarietà. «Seminare il panico su una legge necessaria per motivi elettorali è poco responsabile», ha sostenuto mons. Perego, Direttore di Migrantes e nuovo vescovo di Ferrara.

L’accesso alla cittadinanza

La legislazione attuale che si vorrebbe riformare, fondata su legami di sangue (ius sanguinis), garantisce il diritto di cittadinanza a nipoti di un nonno o nonna italiani, anche senza mai aver messo piede in Italia. A maggior ragione si ritiene giusto e doveroso che lo stesso diritto venga riconosciuto agli immigrati di seconda generazione, nati e cresciuti nel nostro Paese, che oggi sono costretti ad attendere fino alla età di 18 anni prima di poter ottenere la cittadinanza. A tale obiettivo mira la nuova legge che assicura ai figli di immigrati nati in territorio italiano da almeno un genitore con permesso di soggiorno di lungo periodo (ius soli temperato) o a seguito di un percorso scolastico (ius culturæ), il diritto a diventare cittadini.

Un po’ di dati

Secondo uno studio della Fondazione Leone Moressa su dati Istat, citato qualche giorno fa da Repubblica, al momento in Italia ci sono circa 1 milione e 65mila minori stranieri. Moltissimi di questi ragazzi sono figli di genitori da tempo residenti in Italia, oppure hanno già frequentato almeno un ciclo scolastico (a volte le due categorie si sovrappongono). Sempre secondo i calcoli della Fondazione, al momento i minori nati in Italia da madri straniere dal 1999 a oggi sono 634.592 (assumendo che nessuno di loro abbia lasciato l’Italia). Per quanto riguarda lo ius culturae, sono invece 166.008 i ragazzi stranieri che hanno completato almeno cinque anni di scuola in Italia, non tenendo conto degli iscritti all’ultimo anno di scuole superiori perché maggiorenni.

Contro i Ministri della Paura

Insomma, ancora una volta di fronte alle trasformazioni radicali in atto che esigono discernimento e coraggio abbiano troppi Ministri della Paura in circolazione. Per questo la prima cosa, urgente, da fare è di non farsi incantare dalle sirene dei cacciatori di streghe. Guardiamo negli occhi la realtà, magari allontanandocene un po’ per avere una visione più aperta. Nessuno nega che in alcuni casi l’accoglienza sia difficile, così come la convivenza, ma la demonizzazione, l’esclusione, la chiusura non sono le soluzioni, solo un bieco gioco sulla pelle di chi già soffre. In questo caso sulla pelle di chi vive da molti anni nel nostro Paese e contribuisce fattivamente alla sua ricchezza. E in ogni caso non servono né la demagogia né la strumentalizzazione. Neanche l’ignoranza.

La maggioranza di chi dice che gli immigrati sono troppi non sa infatti dire esattamente quanti siano, tende a enfatizzare la componente irregolare e la voce dei costi sul welfare rispetto alla ricchezza economica prodotta. Dimenticando – come ha ricordato il presidente di Caritas Italia cardinal Francesco Montenegro – che nel 2050 ci saranno tra i 7 e i 10 milioni di italiani in meno. «Oggi li vogliamo allontanare – ha detto recentemente – ma tra dieci anni saremo costretti a pagarli per farli venire. Già oggi tante fabbriche si reggono sul lavoro dei migranti. 640mila pensioni di italiani sono già oggi pagate dai contributi versati dagli immigrati. Senza di loro avremmo 30mila classi scolastiche in meno e migliaia di insegnanti senza lavoro». Come a dire: fatelo almeno per convenienza. Se non per fede (per chi si dice cristiano) o per umanità (per chi cerca, nonostante tutto, di restare umano).

Articolo di: Daniele Rocchetti, responsabile nazionale Vita cristiana Acli

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