IV Domenica d’Avvento – 18 dicembre 2016

Parola del giorno: Is 7,10-14; Sal 23; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24

IL SANTO DEL GIORNO

San Graziano di Tours, vescovo. Tutto ciò che sappiamo su Graziano risale all’Historia Francorum scritta da San Gregorio nel VI secolo. Questi riferisce che attorno alla metà del II secolo, San Dionigi di Parigi partì da Roma, assieme ad altri sei missionari per portare il Vangelo nelle Gallie. Graziano era uno di questi. Una tradizione più antica, che però non ha riscontri, sostiene che i sette missionari furono mandati da San Pietro stesso. Graziano si fermò nella Gallia lugdunense e predicò la fede cristiana a Tours per circa cinquant’anni, fondando la Diocesi. Inizialmente incontrò una grande ostilità da parte degli abitanti, tanto da essere costretto a celebrare i riti nelle catacombe. Quando morì fu sepolto in un cimitero cristiano nelle vicinanze della città. Un secolo dopo Martino, terzo vescovo di Tours, portò le sue spoglie nella chiesa sulla quale venne poi costruita la Cattedrale che gli fu dedicata nel 1357 e venne soprannominata “La Gatianne”.  

LETTURE

Il Signore parlò ancora ad Acaz: “Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto”. Ma Acaz rispose: “Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore”. Allora Isaia disse: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”. Isaia 7,10-14

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Matteo 1,18-24  

UN DIO AFFIDABILE

Questa ultima domenica di Avvento, ormai prossima al Natale, ci fa incontrare Giuseppe, l’uomo giusto, con il suo percorso di discernimento. Si racconta di una rivelazione e di una scelta che si affida ai sogni e all’angelo. Quanto è lontana questa parola dal nostro modo di pensare e di credere!

Il tentativo che facciamo è quello di razionalizzare il racconto, togliendone tutta la sua potenza narrativa e teologale. Se vogliamo incontrare Dio, noi non lo facciamo attraverso i sogni, gli angeli, ma attraverso la Parola che però rischia di essere ridotta ad una spiegazione il più possibile logica. Ma sappiamo bene che la Parola è così potente, misteriosa, fascinosa, che può prendere altre strade che non sempre sono quelle logiche.

La nostra religiosità raffinata si scontra con il racconto di Giuseppe il giusto. E se tale racconto fosse l’occasione per riprendere in mano una modalità insieme nuova e antica per esprimere la nostra religiosità? Forse che il percorso di Giuseppe non è un invito alla riscoperta del cuore dell’uomo come luogo del dubbio, della ricerca e della decisione?

Vediamo se riusciamo a far risuonare nel cuore di ciascuno la forza e la bellezza di questa Parola che ci viene regalata oggi. Giuseppe è uomo giusto e deve risolvere il dramma in cui è venuto a trovarsi. Il primo dato che emerge è che il suo cuore contraddice l’intelletto. Egli vive un conflitto tra cuore e ragione, tra amore e giustizia (ma forse che la giustizia non è la pienezza dell’amore e l’amore non ha forse bisogno di una giustizia che ha il sapore della sapienza di Dio?). Non vi siete mai sentiti lacerati dentro, quando tutto il desiderio, le sensazioni, il linguaggio i gesti sono in contraddizione con la ragione e con le leggi della ragionevolezza?

Il cuore di Giuseppe ha le sue ragioni: ama Maria. La ragione di Giuseppe ha le sua ragioni: quale soluzione adeguata trovare che possa mediare e salvare tutti? Sì, perché noi pensiamo alla mediazione come l’arte di mettere d’accordo tutti. In realtà la mediazione è prima di tutto uno sguardo reciproco, un racconto, una lacerazione dentro un conflitto e poi una discesa nel profondo del cuore alla ricerca di una verità.

Basti un altro esempio: quanto è ragionevole il racconto della nascita di Gesù? Quanto è ragionevole la sua vita, i suo i miracoli, i suoi discorsi? La buona notizia del Vangelo segue altre strade che non sono immediatamente quelle della ragionevolezza.

Nel cuore travagliato di Giuseppe emergono due elementi che fanno la novità assoluta del Nuovo Testamento e che segnano la novità del cristianesimo: l’affidabilità di un Dio che ha promesso e rimane fedele alla promessa di un amore che rimane per sempre. Il tormento di Giuseppe è così grande che si insinua anche nei suoi sogni e nelle sue notti insonni. Il cuore di Giuseppe segue un percorso ben preciso. Segue il desiderio e non la ragione. Il cuore di Giuseppe sogna che l’amore è più grande della certezza formale di ogni legge che vincola il sogno stesso.

Per comprendere pienamente questo brano di Vangelo e forse anche Gesù, dobbiamo fare questo salto di qualità: credere che Dio parla nel nostro cuore, nei nostri sogni, nei nostri desideri. Credere che Dio si fa vicino a noi, nel corpo di un bambino e che si prende cura delle nostre fatiche. Credere che, se imparo ad ascoltare il mio cuore che racconta dei miei desideri e dei desideri di Dio, posso convincermi che questa voce è più importante e decisiva di tutte le voci che sento fuori di me. Credere che un atto di fiducia e di amore può risanare un cuore tormentato e riallacciare un rapporto smarrito.

Ma questo potere appartiene solo all’amore di carità, all’agape che è capace di trasformare il dramma in sogno, l’indecisione in decisione forte. L’amore che Giuseppe prova per la sua fidanzata, Maria, permette allo sposo di credere che la promessa di Dio si realizzerà proprio nella loro coppia, nella loro famiglia. Il cuore di Giuseppe è come unificato nell’amore, e tutto si trasforma in un esperienza di accoglienza, di vicinanza, di tenerezza che è come un sogno.

Dio nasce ancora oggi là dove ci sono persone che credono nel sogno della tenerezza e della fiducia. Questa è la differenza cristiana: coltivare nel nostro cuore la certezza, che Dio narra attraverso un angelo, di un Gesù bambino che è l’esegesi dell’amore del Padre.

Solo un cuore innamorato e che ha fatto il passaggio dalla legge alla grazia può sentire risuonare come sinfonia la parola: “E il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.   

BENEDIZIONE DELLA MENSA

Benedici, o Signore, noi e il cibo che ci doni, ricompensa quanti ci fanno del bene e concedi loro la vita eterna. Amen.

IV Domenica d’Avvento – 18 dicembre 2016
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