L’orto dei semplici di Benevento

Mangiare verdura fa bene al corpo e alla mente. A Benevento, l’Orto dei semplici promosso dalle Acli e dal consorzio Amistade, dà lavoro a disabili mentali e avvicina gli anziani a uno stile di vita dimenticato: l’acquisto a chilometri zero.

“4 chili di verdura solo 9 euro. Direttamente a casa tua”: con questo messaggio inviato ogni mese su cellulare le Acli di Benevento promuovono i prodotti coltivati nell’Orto dei semplici da persone con problemi psichiatrici.

L’orto è un progetto finanziato con un bando della Fondazione con il Sud per un valore di oltre 380 mila euro e che ha tra i partner anche le Acli di Benevento e il Consorzio Amistade.

Con oltre 47 mila euro a loro destinate, le Acli hanno trovato il terreno adatto, coinvolto un tutor, comprato macchinari vanghe e zappe e acquistato i concimi, le sementi, le oltre 120 mila piantine necessarie all’avvio della coltivazione e le cassette personalizzate per la vendita dei prodotti.

“Il progetto – spiega Filiberto Parente, presidente delle Acli di Benevento – unisce amore per la terra e solidarietà, attenzione al consumatore e lavoro dei disabili. L’obiettivo è dare una possibilità di lavoro a ragazzi diversamente abili con disturbi psichiatrici. Gli ortaggi che produciamo hanno un valore sociale. E’ sicuramente anche un modo per creare economia in una realtà che vive di agricoltura. L’altro aspetto, e la Asl se ne è accorta facendoci i complimenti e incentivando queste iniziative, è che i malati prendono meno farmaci, sono più tranquilli”.

Il primo passo è stato trovare il terreno adatto. L’ha fornito Antonio Bocchino che di mestiere fa l’agricoltore e forte delle sue conoscenze sul campo ha accettato di insegnare un po’ di coltivazione ai partecipanti.

“Molti – ricorda Bocchino – hanno rifiutato la proposta. Non si sentivano pronti per questa esperienza. Il lavoro dei campi è molto faticoso. Il terreno fa paura, a volte stai ore sotto il sole e altre invece viene giù uno scroscione d’acqua e non si fa in tempo a ripararsi. Altri, invece, d’estate sono arrivati anche prima delle 6 del mattino per lavorare di più”. Poi però il gruppo si è creato: hanno aderito 12 persone con un’età compresa tra i 23 e i 54 anni.

“Tra loro è nato un ottimo affiatamento. Nonostante i servizi sociali mi avevano avvertito che potevano esserci incidenti, grida e difficoltà dovute alla malattia di questi ragazzi, è andato sempre tutto bene, c’è sempre stata un’ottima volontà di imparare il mestiere anche se è faticoso. Quando ci sono loro la terra la lavoriamo a mano, per evitare incidenti cerco di non usare troppo i macchinari per non creare incidenti, ma a volte sono necessari”.

La difficoltà maggiore è stata quella di cominciare “Uno solo dei partecipanti è nato in campagna e conosceva il terreno e la coltivazione, gli altri non sapevano un alcunché. Ho dovuto spiegare tutto: come si prepara il suolo, come si mettono i semi e le piantine come si dà il concime come togliere le erbacce”.

Il primo raccolto è arrivato a dicembre con i prodotti natalizi: “A settembre avevamo piantato cavoli e cardoni che si mangiano a Natale e a dicembre li abbiamo raccolti, confezionati e venduti”.

I prodotti sono tutti naturali, non biologici “perché non abbiamo la certificazione”, ma naturali: “l’agronomo che ci segue ci fa utilizzare solo concimi con una termine di carenza molto ridotto il che vuol dire che il concime si dissolve nel giro di 5 giorni. Usiamo solo concimi organici di origine naturale. I prodotti potrebbero anche non essere lavati”.

In un anno il campo ha prodotto 4 raccolti: oltre ai cavoli, nel terreno erano stati piantate zucchine, melanzane, pomodori, insalata, radicchio, patate e peperoni. Proprio ai peperoni, stretti e allungati come cornetti scaccia sfortuna sono affidate le speranze di crescita per il futuro.

“Qui nel Vallo del Calore – spiega Filiberto Parente, – abbiamo un peperone particolare che si trova solo qui. Con l’Università del Sannio cercheremo di sperimentare e rendere doc il nostro peperone apicese, un prodotto autoctono, i cui semenzai sono in possesso di un’azienda agricola situata nella zona comunemente conosciuta come Isca”.

Oltre alla coltivazione il progetto prevede anche la nascita di una cooperativa agricola che possa dare lavoro in modo stabile ai partecipanti. “Vorremmo trasformare questa esperienza in un marchio vero e proprio L’orto dei semplici – continua il presidente delle Acli di Benevento – da utilizzare come traino per i prodotti agricoli nati con il lavoro dei disabili psichici come Libera è un marchio per i prodotti nati su terre confiscate alle mafie”.

Nel frattempo, i prodotti sono venduti nei mercati, a porta a porta e promossi attraverso messaggi su cellulare.

L’orto dei semplici di Benevento
close-modal
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR