La Dichiarazione di Roma sulla non discriminazione

Nell’attuale contesto europeo, caratterizzato da una presenza sempre più importante di fasce di popolazione a rischio di esclusione sociale (immigrati, anziani, disabili, ecc.), si assiste, nei vari Paesi membri, a una costante diminuzione delle prestazioni di welfare e/o a una maggiore “selezione” dei beneficiari delle misure di sostegno che vede spesso esclusi quelli che vengono definiti i “non cittadini” o nei casi più blandi, i “cittadini a metà”.

Insomma, la crisi non ha solo rallentato lo sviluppo di politiche di welfare adeguate agli attuali bisogni e tagliato/diminuito le misure preesistenti, ma sembra aver anche ostacolato l’attuazione di politiche antidiscriminatorie.

Infatti, come emerge dall’ultimo sondaggio Eurobarometro (2012), che aveva l’obiettivo di indagare le percezioni, gli atteggiamenti e la consapevolezza delle discriminazioni in Europa, per gli italiani quelle più diffuse continuano a essere basate sull’origine etnica (61%), sull’orientamento sessuale (63%) e sull’identità di genere (64%); meno diffusa, invece, appare quella sul credo religioso (45%).

Inoltre, il 48% dei nostri connazionali  ha dichiarato che i propri figli si sentirebbero in difficoltà ad avere come compagno di classe un bambino rom e ben il 33% ritiene che le politiche messe in campo per contrastare le discriminazioni non sono efficaci.

In tale scenario, il 6 e 7 novembre 2014 la Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea e la Commissione europea, in collaborazione con l’Unar, hanno organizzato una conferenza dal titolo “Shaping the future of Equality policies in the Eu”.

Durante quest’ evento, che ha visto la partecipazione di più di 200 delegati di alto livello che lavorano in materia di uguaglianza nei vari Stati europei (governi, ong, partner sociali, media, accademici, esperti indipendenti), si è discusso di discriminazione, stereotipi e diversità e si è tentato di identificare le attuali sfide e i percorsi da intraprendere per rendere l’uguaglianza un’effettiva realtà per tutti.

In quest’occasione, su iniziativa italiana, si è dato il via all’approvazione e alla firma della Dichiarazione in materia di non discriminazione, uguaglianza e diversità (in allegato) a cui hanno aderito, oltre l’Italia, anche Malta, Montenegro, Cipro, Polonia e Irlanda.

La dichiarazione prevede l’impegno a proteggere i diritti umani e a contrastare ogni forma di discriminazione per raggiungere la piena uguaglianza fra tutte le persone. Si tratta quindi di un singolo strumento che fa riferimento a ogni tipo di discriminazione (per motivi di sesso, di razza o di origine etnica, di religione, di disabilità, di età, di orientamento sessuale),  garantendo lo stesso livello di protezione per tutti i gruppi esclusi.

L’uguaglianza e le pari opportunità sono diritti fondamentali che devono essere rafforzati, da una parte perché la crisi economica ha maggiori conseguenze proprio sui gruppi vulnerabili che affrontano le disuguaglianze; dall’altra perché il loro benessere rappresenta il pre-requisito per raggiungere quella “crescita sostenibile, intelligente e inclusiva” di cui parla la strategia Europa 2020 per la crescita nell’Unione europea.

Accanto alla firma della dichiarazione occorre però anche investire concretamente sulle politiche di welfare e di inclusione. Soprattutto in questo momento di incertezza, una strategia di crescita non può non prevedere fra le varie spese di investimento anche quelle di investimento sociale.

E’ ormai chiaro che il benessere di una società non può più essere soltanto misurato dalla sua “salute economica”, ma anche dal ben-essere delle persone che la abitano.

Come ha affermato in occasione della conferenza il direttore del Social platform Pierre Baussand, occorrerebbe forse che i decisori politici cambino il loro schema mentale: vogliamo continuare a partire dal mondo economico e adattare a questo i nostri criteri di benessere e qualità della vita o vogliamo piuttosto rovesciare tale modello, partendo da alcuni principi imprescindibili di benessere e di qualità della vita delle persone e adattare questi al sistema economico?

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La Dichiarazione di Roma sulla non discriminazione
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Fonte UNHCR
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Fonte UNHCR