La vulnerabilità della famiglia a Caltanissetta

In questi giorni è risuonato ancora una volta l’allarme povertà in Italia: i numeri diffusi da Istat e Caritas ci confermano che nel nostro Paese una famiglia su quattro versa in condizioni di disagio economico mentre la «deprivazione materiale grave» colpisce il 12,4% della popolazione. Ma ciò che lascia ancora più sgomenti sono i dati sulle nuove generazioni: sono due milioni e mezzo i giovani tra 15 e 29 anni, i cosiddetti Neet, che non studiano e non lavorano (più di uno su 4). Ancora una volta sono loro, purtroppo, a pagare il prezzo più alto di questa crisi.

I giovani oggi sono tra le categorie più vulnerabili. I rischi che corrono (assenza di lavoro, precarietà, povertà) non conoscono risposte adeguate: la politica non riesce a costruire un nuovo paradigma capace di fronteggiare i problemi che la società globale ha generato. Inoltre, molte famiglie non percepiscono più il rischio di esclusione sociale come condizione eccezionale, ma come possibile scenario della propria vita. I rischi aumentano per i più deboli mentre la ricchezza si accumula in alto. Uno dei pilastri su cui si fondava la nostra sicurezza, il lavoro, ha subito forti scossoni con la crisi dell’assetto fordista e la crescente flessibilità sta generando masse di giovani intrappolate nel precariato. A ciò si aggiunga la crisi dei sistemi di welfare che ha indebolito ancor di più la condizione di tante famiglie che con difficoltà trovano risposte ai bisogni di cura dei propri familiari, siano essi anziani, bambini o disabili.

La vulnerabilità ha quindi molteplici facce. Conoscerla e fronteggiarla è la finalità che le Acli ed in particolare l’area Politiche di cittadinanza vogliono raggiungere realizzando nei territori la campagna “La famiglia che c’è”, ovvero studi e proposte alle istituzioni  per sostenere le famiglie. L’iniziativa, che ha già interessato il livello regionale siciliano (la Sicilia ha il record in Italia per quanto concerne i Neet – 37,7% del totale dei giovani), è ritornata, sabato scorso, nell’isola per parlare di vulnerabilità nella provincia di Caltanissetta (Link al report).

Qui quasi una famiglia su due rientra nella classe di reddito più povera, mentre una su tre versa in condizioni di povertà relativa (contro una media italiana del 12,7%). Non solo. Ben l’81,5% dei nuclei familiari non riesce risparmiare e il 62% incontra difficoltà nell’affrontare spese impreviste. Nella provincia nissena, tra le più giovani della Regione, le nuove generazioni scontano una situazione particolarmente difficile: prendendo i dati nel campo dell’istruzione, si registra il 41,7% di dispersione scolastica per le scuole superiori contro il 35% della Sicilia e il 31,9% dell’Italia. Questo dato è preoccupante perché, tra le persone più colpite dalla crisi, quelle con bassi livelli di istruzione conservano un triste primato.

Una cosa è certa per l’Italia: non è possibile riprendere efficacemente la strada della sviluppo senza un vero e concreto “cambiamento di verso e direzione”: partire dal Sud.
I dati rilevati sono drammatici. L’onda lunga della crisi ha lasciato ampie macerie nel mercato del lavoro in tutta Europa e l’Italia rientra in quella parte del continente che registra i dati peggiori sulla disoccupazione giovanile: se nella zona Euro questa si attesta al 23,5%, in Grecia e in Spagna praticamente raddoppia (56,9% e 53,5% rispettivamente), in Croazia sale al 49%, in Italia a poco meno. Per contro, il tasso di occupazione medio europeo è del 68,3% per le persone tra i 20 e i 64 anni, mentre il dato italiano (55,6%), insieme a quelli di Grecia (52,9%), Croazia (57,2%) e Spagna (58,6%), è tra i peggiori. Per questo occorre avere senso di giustizia e il coraggiopolitico di scegliere di ridurre i drammatici divari territoriali puntando ad una maggiore equità e redistribuzione della ricchezza.

Ciò è possibile attraverso alcune importanti leve. In primis, l’adeguata promozione di un welfare comunitario, capace di creare coesione familiare e locale: un welfare che, oltre a sostenere concretamente la domanda di servizi, sia capace di mobilitare tutti i portatori di interesse di un territorio verso un obiettivo comune di benessere che riguarda tutta la comunità. Non solo. È necessario dare spazio alle giovani generazioni attraverso un’espansione dei comparti economici più innovativi: la globalizzazione dell’economia apre oggi opportunità nuove nel Mezzogiorno che vanno sapute cogliere con strumenti diversi da quelle del passato. Infine, è quanto mai indispensabile utilizzare al meglio i finanziamenti dell’Unione Europea. L’Italia rappresenta uno dei maggiori contribuenti al bilancio UE, ma anche uno dei principali beneficiari: selezionando attentamente le priorità di intervento e di azione, sarà possibile contribuire allo sviluppo sostenibile ed innovativo  del Paese e  in particolare del nostro Mezzogiorno. Poiché la questione meridionale esiste, eccome se esiste!

La vulnerabilità della famiglia a Caltanissetta
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR