La “famiglia che c’è”: la quinta tappa è a Palermo

Dal 2008 al 2014 la recessione del Sud non ha conosciuto tregua e la Sicilia è stata una delle regioni più colpite dalla crisi.

I dati del dossier “La famiglia che c’è…a Palermo” a cura dell’area Politiche di cittadinanza delle Acli consegnano un’immagine a dir poco problematica dell’isola e del suo capoluogo: la percentuale di famiglie povere è circa il doppio rispetto alla media nazionale, aumenta costantemente la disoccupazione e i consumi stanno subendo una contrazione senza precedenti.

A ciò si aggiunga il fatto che il nostro Paese, insieme alla Grecia, è l’unico in Europa a non avere alcuna forma di reddito minimo e che i sistemi di protezione sociale si stanno progressivamente assottigliando.

Nonostante la Sicilia, e in particolare la provincia di Palermo, si distinguano per essere più giovani e prolifiche rispetto al resto d’Italia, proprio qui i giovani sono impossibilitati a costruire il proprio futuro. A Palermo lavora una donna su quattro confermandosi, insieme a Caltanissetta, come la provincia che investe meno sull’occupazione femminile.

Aumenta dunque la precarietà e l’incertezza lavorativa dei giovani, col rischio serio di compromettere una delle poche ricchezze che rimangono: il potenziale delle nuove generazioni, sia in termini lavorativi che procreativi. In queste condizioni è addirittura difficile solo pensare di mettere su famiglia.

“Occorre allora rafforzare i diritti di cittadinanza delle famiglie siciliane che, di fatto, non sono più in condizione di esercitarli appieno” afferma Santino Scirè, vicepresidente nazionale delle Acli con delega alla famiglia.

Benché l’articolo 31 della Costituzione italiana affermi con chiarezza che «la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia», da tempo le Acli denunciano il ritardo del Paese – e in particolare del Mezzogiorno – nell’attivazione di politiche a sostegno della famiglia; politiche capaci di ridisegnare un welfare efficiente ed efficace, in grado di dare risposte ai bisogni vecchi e nuovi delle famiglie.

E occorre, in particolare, ripartire dai giovani, dal loro potenziale creativo e demografico, fondamentali leve di sviluppo economico. La capacità, insita nei giovani, di produrre idee al servizio dei più svariati campi, dall’economia all’arte, dalla scienza alla medicina, dal sociale all’ecologia, rappresenta una delle poche vere possibilità di uscire da una crisi che non è soltanto economica ma anche di idee e di prospettive.

“Ma la conditio sine qua non – sottolinea Scirè – è lottare contro lo spreco di tempo e di denaro. Da una parte l’immobilismo rischia di portarci in un baratro da cui potrebbe essere difficile uscire, dall’altra viene utilizzata una quota troppo esigua dei finanziamenti europei destinati al nostro Mezzogiorno”. I dati sugli stanziamenti impegnati a rischio disimpegno nell’Obiettivo convergenza del programma 2007-2013 elaborato dall’Eurispes sono molto chiari: in Sicilia, 4.311,95 milioni di euro sono stati impegnati, ma ben 2.399,91 non sono stati spesi.

Su queste tre basi è possibile pensare ad una costruzione (o ri-costruzione) civile del nostro Paese, in un’ottica di riduzione delle differenze territoriali e di correzione dell’atavica asimmetria Nord/Sud. E’ solo da tale correzione che è possibile ri-definire l’importante ruolo che il nostro Meridione può assumere, non solo all’interno del Paese, ma anche nell’Unione europea.

La “famiglia che c’è”: la quinta tappa è a Palermo
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR