La fede in Gesù che salva

Il racconto di Marco di questi due episodi, uno incastrato nell’altro, ha come centro la fede di chi chiede la pienezza di vita, esplicitamente come Giairo, implicitamente come la donna. E’ un racconto che ci invita ad avere fede in Gesù che dà la vita.

La lettura continua del vangelo di Marco nelle domeniche di quest’anno liturgico omette l’episodio della guarigione dell’indemoniato di Gerasa (Mc 5,1-20), nel territorio della Decapoli al di là del lago di Tiberiade. Gesù è invitato ad abbandonare la regione e torna in Galilea. Qui è uno dei capi della sinagoga che si avvicina a Gesù per chiedere la guarigione della figlia che sta morendo. La fama di guaritore di Gesù era grande ed egli non ha difficoltà a seguire Giairo. Si sta preparando un evento importante e la folla si stringe a Gesù.

La donna che Marco ci presenta, facendola emergere dalla folla indistinta come personaggio di questo evento, è presentata in una situazione che potremmo definire da “ultima spiaggia”. Le ha provate tutte, ha consultato medici, ma non ha risolto il suo problema: essa perde sangue da 12 anni e per questo motivo è considerata in stato di impurità perpetua. Essa non può partecipare alla vita quotidiana, ne è esclusa a causa delle continue perdite di sangue e non sa più che fare. Alla notizia che Gesù passa vicino alla sua casa, di nascosto a motivo del suo stato di impurità, si avvicina per toccargli il mantello. Essa crede con fede forte che questo semplice gesto possa guarirla, e così avviene.

Ora tocca a Gesù, che è consapevole della forza che gli è uscita dal suo corpo, manifestare alla folla la fede della donna, perché le opere di Dio non rimangano nascoste. Il suo cercare chi l’ha toccato nasce dalla consapevolezza della forza  che è uscita da lui. I discepoli, ignari di questo fatto, non comprendono il senso vero della domanda di Gesù. Infatti molti lo toccavano, spinti dalla folla, ma una sola è guarita a causa della sua fede. La donna sa che ciò che ha fatto va contro le convenzioni del tempo. Ella, impura a causa delle perdite di sangue, non avrebbe dovuto toccare Gesù. Per questo si presenta a lui impaurita e tremante e confessa la sua situazione e la sua fede in Gesù: «disse tutta la verità». Confessare la verità, cioè l’aver fede in Gesù che salva, è ciò che consente a Gesù di riconoscere la fede dell’interlocutrice e del potere salvifico della sua fede, proprio perché è fede in Gesù che salva. Gesù accompagna il riconoscimento della fede della donna con una parola di pace, che indica la restituzione e il possesso di ciò che serve alla pienezza della vita, e le conferma che il male di cui soffre è guarito. Questi tre fattori: fede in Gesù, pace e guarigione caratterizzano la relazione vitale che si instaura tra Gesù e la donna.

Ora Gesù è interrotto nel suo dialogo con la donna dalla notizia della morte della figlia di Giairo. Egli esorta Giairo a perseverare nella fede che aveva mostrato quando era andato da lui per chiedergli la guarigione della figlia. L’evangelista Marco, in maniera velata avendo raccontato della fede esaudita della donna, vuole incoraggiare la fede di Giairo –e la nostra con la sua – a non temere anche di fronte alla morte. Ora è tempo di silenzio, perché c’è un lutto, non si può più andare per strada chiacchierando a gran voce, ma occorre prepararsi a ciò che Gesù sa che sta per accadere. Inoltre il maestro si fa accompagnare dai tre discepoli cui si mostrerà trasfigurato sul Tabor e che vorrà accanto a sé nella preghiera nell’orto degli ulivi.

Gesù afferma qualcosa di inaudito: «la bambina non è morta, ma dorme». Il vangelo non ci descrive come Gesù fa a sapere questo, solamente ce lo mostra con una sobrietà di parole cui dobbiamo attenerci. Egli si circonda solo di coloro che hanno fede in lui: i genitori e i suoi tre discepoli. Quelli che lo denigrano non sono ammessi perché non hanno fede e dunque non possono essere testimoni credibili di quanto accadrà. Il miracolo non “produce” la fede, ma èla fede in Gesù che “produce” il miracolo della salvezza. Se entriamo con Gesù nella casa con la fede di coloro che lo accompagnano, primi fra tutti i genitori della bambina, assistiamo anche noi a quanto sta accadendo. Gesù prende la mano della bambina ed entra in dialogo con lei, la invita a rispondere alla sua parola: «Fanciulla, io ti dico: alzati». Figlia di genitori pieni di fede, la fanciulla acconsente alla parola di Gesù, si alza e cammina. E Marco annota che aveva 12 anni, come gli anni della malattia della donna. Questa ri-animazione – non si tratta di resurrezione perché la bambina morirà per risorgere come tutti noi alla fine dei tempi – desta stupore in coloro che avevano avuto fede in Gesù, perché in ogni caso non è abituale essere testimoni di un evento del genere.

Gesù ha poi due raccomandazioni. La prima è di non dire a nessuno quanto era accaduto, cosa difficile a farsi in quanto erano tutti fuori per vedere se Gesù avesse compiuto il miracolo. E’ il cosiddetto “segreto messianico” dell’evangelista Marco secondo il quale solo dopo la morte si può riconoscere Gesù come Figlio di Dio, come fa il centurione sotto la croce (Mc 15,39). La seconda è quella di dare da mangiare alla bambina, per ridargli le forze dopo la malattia, forse lunga, e anche per indicare – in modo simbolico e velato – il banchetto messianico nel regno di Dio.

 

28 giugno 2015 – XIII Domenica tempo ordinario – Anno B

Marco 5,21-43

In quel tempo, 21 essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. 22 E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi 23 e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». 24 Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.

25Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni 26 e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, 27 udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. 28 Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». 29 E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.

30 E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». 31 I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». 32 Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33 E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34 Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».

35 Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». 36 Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». 37 E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.

38 Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. 39 Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». 40 E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. 41 Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». 42 E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. 43 E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

 

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