La fiducia nel Signore

La fiducia nel Signore ci fa compiere gesti gratuiti.

Gesù continua la sua catechesi al popolo, mettendolo in guardia dall’ipocrisia degli scribi, non però in quanto interpreti della legge (almeno non in questo brano).

Gesù li descrive come persone molto attente alla loro immagine pubblica, che sono contente di essere riconosciute e salutate nelle piazze, luoghi di ritrovo per eccellenza a quell’epoca, di essere considerati delle autorità religiose e, per questo, sedere ai primi posti nelle cerimonie religiose e nelle occasioni di festa civili. Inoltre essi commettono ingiustizia non proteggendo le vedove, anzi approfittandosi di esse togliendo loro i beni ereditati. Infine usano mostrarsi in preghiera per lungo tempo, non per entrare in relazione con il Signore, ma solo per mostrarsi come persone devote agli occhi del popolo.

Essi fanno un uso ipocrita del loro statuto di uomini che si occupano delle cose di Dio, non per coltivare un’autentica relazione con Dio, ma per conquistare uno status sociale di privilegi.

Il giudizio di Gesù nei loro confronti è che la loro condanna sarà più severa rispetto ad altri che compiono le stesse azioni, perché l’uso pervertito della religione nel loro caso è più grave, in quanto la frequentazione di Dio dovrebbe portarli a una maggiore purezza di cuore, invece di utilizzarla a proprio vantaggio personale.

Gesù si mette poi a osservare le molte persone che partecipano con il proprio denaro al tesoro del tempio, che doveva servire per il mantenimento del culto del tempio (Mal 3,10) e per i poveri e le vedove. Egli nota come i ricchi sono generosi, e come una vedova mette poco.

Gesù, che sa vedere oltre le apparenze della vita (come prima a riguardo dell’apparenza sociale degli scribi), istruisce questa volta i suoi discepoli. Egli mostra loro come non è la quantità di denaro che conta mettere nel tesoro del tempio, ma il rapporto tra quel denaro e quello che si possiede. I ricchi danno il superfluo, perché comunque gli resta ancora di che vivere bene, la vedova invece dà tutto quello che ha per vivere e non le resta niente, se non la fiducia – come la vedova di Sarepta di Sidone – che il Signore avrebbe avuto cura di lei, in questo caso attraverso la redistribuzione delle decime ai poveri.

L’analogia con le offerte raccolte durante l’eucarestia è forse troppo facile, tuttavia ci può aiutare a comprendere e a discernere la loro destinazione per il mantenimento del culto e dei poveri.

 

8 novembre 2015 – XXXII Domenica tempo ordinario – Anno B

Marco 12,38-44

In quel tempo, Gesù nel tempio 38 diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39 avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40 Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

41 Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. 42 Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.

43 Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44 Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

 

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La fiducia nel Signore
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