La mia parola non passerà

In queste due ultime domeniche dell’anno liturgico vengono presentati il tempo della fine e i criteri del discernimento del giudizio finale operato da Gesù risorto.

Il cap. 13 di Marco è intitolato di solito come il discorso escatologico di Gesù. Escatologico è un aggettivo che deriva dal greco e che indica ciò che riguarda l’escaton, il tempo ultimo, quello della fine.

I tre evangelisti sinottici propongono questo discorso di Gesù appena prima del racconto della sua passione-morte-resurrezione, per indicare il senso che collega il mistero Pasquale con il tempo finale della storia.

Dopo aver descritto la tribolazione di Gerusalemme, Gesù parla di segni cosmici che coinvolgono il sole, la lune le stelle e le potenze dei cieli. Tutto viene sconvolto e riportato al caos originario, non ci sarà più luce per vedere, ma si sarà immersi nelle tenebre, per indicare che non si comprenderà più il senso della storia.

Allora apparirà il Figlio dell’uomo nella sua gloria e potenza. Gesù si è identificato con questa figura che Daniele presenta in 7,13-14: «Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto». Egli ha il compito di radunare un popolo di eletti dalla dispersione sulla terra e nella storia, così che si riconosceranno l’un l’altro come coloro che hanno accolto il mistero pasquale come luce per la propria vita.

Gesù parla poi del tempo in cui tutto questo accadrà. Utilizzando un fenomeno agricolo, il fico che mette le gemme all’inizio dell’estate, Gesù dice che quando si faranno le tenebre sulla terra, tenebre non fisiche ma spirituali, allora la salvezza si farà vicina. Gesù afferma che la generazione presente vedrà tutto ciò, che le sue parole sono più stabili del cielo e della terra, anche se non si sa di preciso il giorno in cui la salvezza si farà presente.

Si possono interpretare queste parole come una profezia della morte e resurrezione di Gesù, oramai imminenti e di cui Gesù era consapevole. La dispersione dei discepoli, che saranno radunati da Gesù dopo la resurrezione, è l’inizio di un tempo nuovo in cui, passate le tenebre della morte del Messia, gli apostoli riconosceranno nella predicazione del regno di Dio – da parte di Gesù – il fondamento della loro vita e di esso saranno testimoni fino alla fine del mondo.

Tuttavia queste stesse parole si possono riferire al tempo escatologico in cui Gesù verrà per compiere il giudizio definitivo sulla storia e portare così a compimento il regno che ha annunciato nella sua vita.

Questa duplice interpretazione ci insegna che il mistero pasquale è un evento sia storico che eterno, che ci rende sapienti in quanto ci svela il senso della storia e sostiene la nostra speranza nella salvezza che viene da Dio.

 

15 novembre 2015 – XXXIII Domenica Tempo Ordinario – Anno B

Marco 13,24-32

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 24 «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, 25 le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. 26 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27 Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. 28 Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 29 Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. 30 In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 31 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 32 Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre». 

 

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La mia parola non passerà
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR