La salvezza viene da Gesù

Il vangelo di Giovanni è strutturato come un grande processo nei confronti di Gesù da parte dei capi del suo popolo e che, secondo la tipica ironia giovannea, si muta in un processo di Gesù ai suoi accusatori per offrire loro la salvezza che viene dal credere in lui.

Nicodemo è un fariseo che vuole capire chi è Gesù, ma fa questo di notte. Il dialogo che ci propone l’evangelista mostra la difficoltà di Nicodemo di comprendere cosa vuol dire rinascere dall’alto, dallo Spirito. Gesù, a questo punto del dialogo, inizia un discorso che non troverà una risposta esplicita da Nicodemo.

Gesù si paragona al serpente innalzato da Mosè nel deserto per la salvezza del popolo. L’episodio è narrato in Num 21,4-9 dove, di fronte alla mormorazione del popolo per le difficoltà del viaggio nel deserto, il Signore manda dei serpenti che uccidono numerosi israeliti. Il popolo si rivolge a Mosè, riconoscendo il proprio peccato di ingratitudine nei confronti del Signore, affinché faccia da mediatore con Dio. La soluzione è quella di fare un serpente di bronzo e metterlo in cima a un palo in modo da poter essere visto da tutto l’accampamento. Quando qualcuno era morso da un serpente, se guardava quello di bronzo, si sarebbe salvato la vita.

Gesù, paragonandosi al serpente di bronzo, parla della sua morte di croce come esperienza di salvezza per chi guarda a lui con cuore credente.

Dio ha dato il Figlio per amore del mondo, non lo ha trattenuto presso di sé per vivere una relazione protetta, ma liberamente lo ha mandato alle sue creature/figli, perché diventassero partecipi di quella medesima relazione di amore che esiste tra il Padre e il Figlio. Il Figlio non viene a condannareForse che io ho piacere della morte del malvagio – dice il Signore Dio – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?», Ez 18,23), ma a salvare il mondo.

Il mondo si salva se crede che l’amore che lega il Padre e il Figlio è il medesimo amore che lo chiama a una vita di relazione con loro e, quindi, con i fratelli. L’amore per Dio e per il prossimo sono simili (cfr. Mt 22,34-40) e sono stati vissuti da Gesù in maniera esemplare per noi. Questo siamo chiamati a credere per la nostra salvezza.

Il giudizio non è una condanna, ma una constatazione: Gesù è venuto come luce che illumina la vita degli uomini, ma le tenebre che abitano il cuore dell’uomo non sono state capaci di farsi contaminare da questa luce vitale.

La luce mostra il bene e il male, per questo chi fa la verità viene verso la luce. Fare la verità significa vivere secondo l’amore di Dio, che è la verità di Dio e del mondo. La verità è che Dio si prende cura della relazione con l’altro da sé, l’uomo, e lo fa vivere. Siamo capaci anche noi di fare questa verità verso i nostri fratelli?

 

15 marzo 2015 – IV Domenica di Quaresima – Anno B

Giovanni 3,14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

14 «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, 15 perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. 16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17 Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

19 E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. 21 Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

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La salvezza viene da Gesù
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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