La vera teologia della malattia

3 aprile 2011 – IV Domenica di Quaresima – anno AGiovanni 4,1-41In quel tempo, 1 Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3 Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4 Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5 Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
6 Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Questo racconto di Giovanni vuole aiutarci a convertirci da una teologia che ancora oggi è presente nella nostra coscienza di credenti: la stretta relazione tra colpa/peccato e malattia. Noi spesso crediamo che chi è nella malattia è perché ha commesso un peccato, e la malattia è la punizione che viene da Dio a causa del peccato commesso. La narrazione, ispirata dall’agire di Gesù, ci spinge in una direzione diversa: la malattia non ha alcun rapporto con il peccato, perché Dio non colpisce l’uomo per il suo peccato con la malattia, ma lo invita alla conversione per riconoscere in lui colui che dà la vita e non la morte. ([downloadacli menuitem=”334″ downloaditem=”3347″ direct_download=”true”]leggi tutto[/downloadacli])

La vera teologia della malattia
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
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