La vertenza Alitalia non è caduta nell’oblio

La discussione sulla riforma degli ammortizzatori sociali è arrivata al tavolo del confronto con le parti sociali. Anche in questo caso non manca chi erige argini invalicabili, evidenziando una concezione della concertazione che ormai non può più avere spazio alcuno. Al centro di ogni discussione ci deve essere una verità imprescindibile: questo nostro Paese ha un estremo bisogno di profonde riforme, in primis quelle del mercato del lavoro, e la concertazione deve diventare lo spazio per la costruzione del nuovo. Se si continuerà a pensare che i tavoli sono aperti per metterci sopra dei divieti, si finirà inevitabilmente per far diventare la concertazione un arcaico e inutile strumento della conservazione.

Le Acli non si iscrivono al partito che vorrebbe lasciare tutto com’è per tante buone ragioni, basti pensare che già con la proposta contenuta nello Statuto dei lavori di due anni fa proponevamo che la cassa integrazione ordinaria e l’indennità di disoccupazione diventassero un universale strumento di tutela e di equità. Inoltre, non si siamo dimenticati dell’uso distorto che spesso si è fatto dell’attuale sistema degli ammortizzatori sociali: un esempio per tutti è stata la vertenza Alitalia  2008/09. A quei lavoratori in esubero fu assicurato un sostegno al reddito prolungato fino al massimo di sette anni. Fatto un conto approssimativo significa che chi ne beneficerà più a lungo sarà costato alla collettività e alla mutualità circa 140.000 euro pro capite, più il valore dei contributi figurativi, circa altri 70 mila euro. In quegli stessi anni la crisi ha cancellato circa un milione di contratti atipici e solo in virtù dell’istituzione della cassa in deroga, quei lavoratori hanno potuto accedere ad un contributo, modestissimo e forfetario tra i 200 e i 400 euro ciascuno; poi si sono dovuti arrangiare.
Noi di argomenti per lasciare tutto com’è non ne troviamo proprio.
Abbiamo ben chiaro tuttavia che riformare gli ammortizzatori sociali implica affrontare alcune questioni complesse:

Dare efficienza alle politiche attive senza delle quali si rischia di mantenere in parcheggio lungo, sotto altra denominazione, centinaia di migliaia di lavoratori, oggi in cassa integrazione straordinaria o in mobilità in aziende decotte che non li reimpiegheranno mai. Bisogna fare un grande investimento nella formazione professionale e promuovere una profonda riorganizzazione nei servizi per l’impiego. Finché oltre l’80 per cento dei nuovi occupati trova l’impiego col “fai da te” e finché l’accesso alla formazione per la propria riqualificazione riguarda solo il 6 per cento degli adulti, rimarrà una chimera esercitare una mobilità lavorativa in tempi brevi per chi perde il posto di lavoro. Ma se mai si incomincia tutto rimarrà come prima.

Bisogna fin da subito predisporre i nuovi strumenti (solo due ammortizzatori: cassa integrazione ordinaria e indennità di disoccupazione, rivolti a tutti), ma esercitare una gradualità nell’ingresso operativo delle misure della riforma. Sia perchè chi oggi si trova sotto le tutele del vecchio sistema non ne resti privo istantaneamente, sia perchè in tempi di crisi, con forte impiego dei vecchi strumenti,  a volerne introdurre di nuovi si provocherebbero ingenti spese aggiuntive.

Rimangono da costruire due imprescindibili requisiti del nuovo sistema riformato:
a) poter contare su un più ampio ventaglio di risorse provenienti sia dalla mutualità, sia dalla spesa pubblica;
b) razionalizzare un capitolo ingente di spesa quello degli attuali ammortizzatori sociali, che nel quadriennio della crisi ci è costato circa 80 miliardi di euro.
Resta inoltre la ferrea regola che solo riagganciando la crescita e aumentando la produttività l’insieme delle riforme del mercato del lavoro potranno dispiegare il proprio benefico risultato.
Tuttavia, come hanno fatto molti altri paesi in Europa prima di noi, dobbiamo dotarci di un sistema di sicurezze sociali nuovo e ciò potrà generare più efficienza nel mercato del lavoro e più equità. Anche qui, come in molti ambiti della società italiana, bisogna sradicare privilegi e corporativismi.

La vertenza Alitalia non è caduta nell’oblio
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
Fonte UNHCR