Laboriosità e imprenditorialità: un faro per illuminare il futuro

La società civile è chiamata realizzare un nuovo progetto di società basato su due pilastri della tradizione italiana: la laboriosità e l’imprenditorialità diffusa. In questi modo sarà possibile  costruire un nuovo patto sociale basato su nuove relazioni industriali, sulla partecipazione alla vita economica e all’attività delle imprese, su un mercato del lavoro meno diseguale e più flessibile e su una riorganizzare l’intero sistema delle politiche attive.
Anche per le organizzazioni di rappresentanza sociale non è facile interpretare il nostro tempo.

Dentro un’inedita crisi di dimensioni globali dove ogni disallineamento dell’economia e della finanza contamina tutti i mercati, non è facile trovare le strade per contrastare deficit e debito pubblici senza compromettere crescita e sviluppo.
Ma se la politica sta procedendo a tentoni – i fatti recenti ne sono l’esempio più eclatante: manovra, manovra bis, una valanga di cambiamenti – la società civile non sta certo brillando per capacità di fare proposte; appare ingessata nelle sue corporazioni. Lo scenario che si apre davanti ai nostri occhi è quello di un paese dalle mille categorie che sfuggono alle proprie responsabilità, che chiedono sacrifici sempre e solo per gli altri che insorgono a difesa del proprio orto.
In fondo questa difficoltà a fare proposte, che tutti noi avvertiamo, è anche per le organizzazioni sociali segno della difficoltà a mettere in campo un progetto di società che possa guidare l’azione della politica.
Non ci sono facili ricette, ma guardare al nostro passato e alle ragioni che hanno consentito all’Italia di diventare un importante attore mondiale, ci può aiutare.
Due fari possono orientare la nostra rotta nel costruire un nuovo progetto di società.

Riscoprire la grande laboriosità di cui ha dato prova in passato il popolo italiano, valorizzando il lavoro e spogliandolo degli appesantimenti che oggi lo ostacolano, primo fra tutti gli eccessivi oneri fiscali.
Valorizzare l’imprenditorialità diffusa, la rete delle piccole imprese, che sta nel dna del nostro paese, con adeguate misure di sostegno, incoraggiando soprattutto i giovani a promuovere lavoro facendo impresa.

Per costruire un nuovo progetto di società basato su questi due pilastri della tradizione italiana è necessario spogliarsi di ogni arroccamento corporativo per mettere in campo un nuovo patto sociale basato su:

nuove relazioni industriali capaci di promuovere comportamenti responsabili superando sterili visioni contrappositive;
una nuova partecipazione alla vita economica e all’attività delle imprese. Non ci può essere responsabilità senza partecipazione e condivisione;
rendere meno diseguale e più flessibile il mercato del lavoro dando vita ad un contratto unico che disciplini il lavoro dipendente a tempo indeterminato e ad un modello mutualistico degli ammortizzatori sociali, allargandone i beneficiari e assegnandone la gestione alla bilateralità;
riorganizzare l’intero sistema delle politiche attive che dovranno accompagnare con l’orientamento, la formazione, il bilancio delle competenze e con azioni di placement gli interventi di sostegno al reddito.

Condividendo una piattaforma unitaria, se mai ci si potrà riuscire, le forze sociali potranno incidere più a fondo nella costruzione dei programmi della politica e nel costruire una economia più competitiva dentro ad una società più solidale.
 

Laboriosità e imprenditorialità: un faro per illuminare il futuro
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