Labour film festival: che fiction, il lavoro

Da 10 anni un circolo Acli nel milanese organizza un festival cinematografico dedicato esclusivamente al lavoro. Per parlare e far parlare del lavoro che c’è e di quello che manca.

Viale Matteotti 425, Sesto S. Giovanni, provincia di Milano. È l’indirizzo evocativo – in quella che veniva chiamata la “Stalingrado d’Italia” – del cinema Rondinella, in cui 10 anni fa il circolo Acli “San Clemente” di Sesto ha organizzato la prima edizione del “Labour film festival”, una rassegna cinematografica esclusivamente dedicata al tema del lavoro, che si è conquistata nel tempo anche una buona reputazione nazionale.

“Abbiamo cominciato prima dell’esplodere della crisi – racconta Sergio Colomberotto, presidente circolo “San Clemente” a Sesto S. Giovanni, delegato al lavoro per le Acli Lombardia e tra gli ideatori del festival – e allora volevamo proporre qualcosa che ridesse senso e sostanza al dibatito sul lavoro. In quel periodo infatti si ragionava solo di consumo e finanza. Con la crisi poi c’è stato un cambiamento e il lavoro è tornato un tema centrale, anche nella produzione cinematografica, persino di chi in genere fa commedie”.

Tutto è partito per iniziativa del circolo insieme al cinema Rondinella del circuito CGS dei salesiani, che non è stato solo partner tecnico ma anche nell’ideazione, in particolare col lavoro di Gianluca Casadei. “All’inizio – ricorda Colomberotto – erano in tutto 3 serate con una proiezione principale alle 21.15 in giorni feriali. Assomigliava più a un cineforum tradizionale: la proiezione era sempre accompagnata dalla breve presentazione di un tema attinente al film con un esperto con successivo dibattito. Il nostro progetto era molto semplice: sul tema del lavoro cerchiamo di raggiungere con il cinema quelle persone che non raggiungeremo mai con una conferenza”. Nel tempo, e analizzando la risposta del pubblico, la formula che si è consolidata per le proiezioni principali è stata quella con la presenza del regista o di uno dei protagonisti.

Quest’anno il “Labour” arriva al suo decennale con un cartellone ormai lungo un mese che si chiude il 9 ottobre: due serate e un pomeriggio (“in genere per gli anziani”, spiega Colomberotto) ogni settimana; in ogni serata 3 proiezioni, con un documentario (LabourDoc) , un corto (LabourShort) e un lungometraggio di fiction (LabourFilm). Uno sviluppo che è stato possibile grazie all’inserimento di forze nuove nell’organizzazione. Dal 2009, infatti, sono entrati nel gruppo dei promotori le Acli e la Cisl della Lombardia, con la passione di Costantino Corbari, che con una serie di media partner hanno ovviamente migliorato la promozione e quindi la valorizzazione del festival. A parte l’accresciuto interesse tra gli appassionati e da parte della stampa di settore, durante le proiezioni serali si raggiungono oggi anche 150 presenze. Lo scorso in totale hanno frequentato il festival quasi un migliaio di appassionati.

“L’intenzione – confida Colomberotto – sarebbe anche quella di esportare il format, per così dire, altrove in Italia in altri territori. Dall’altro lato, ci guardiamo sempre intorno. Per esempio seguiamo sempre con attenzione le proposte dei festival di Torino e di Terni. Anche se questo nel tempo è divenuto sempre meno focalizzato sul lavoro. Possiamo dire che siamo rimasti l’unico festival specializzato in Italia. Siamo riusciti a farcela anche in annate in cui non è stato facile costruire un cartellone così specifico sul tema”.

Scorrendo i cartelloni di 10 anni di “Labour film festival” e pensando al contesto e al dibattito di questi giorni, tra articolo 18 e urgenza di riforme del mercato del lavoro, un paio di titoli spiccano: Le nevi del Kilimangiaro, che tratta di come sono cambiati e stanno cambiando i rapporti tra lavoratori e sindacati; e la docu-fiction La presa, che racconta delle fabbriche rilevate dai lavoratori durante la prima crisi argentina. “Invece, tra i film di quest’anno – chiude Colomberotto – suggerisco di vedere una commedia, Smetto quando voglio, sui lavoratori ad alto livello di istruzione che devono arrangiarsi per campare”. Da guardare e da discutere: per non dover arrivare davvero tutti a dire “meglio spacciatori che spacciati”.

La clip di presentazione della X edizione

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