“Lavoro, aiuto e mi piace”

All’inizio della Val Brembana 6 cooperative sociali creano occupazione per tutti anche in tempo di crisi e tengono insieme la comunità.

I dati servono per farsi un’idea del fenomeno: 313 persone occupate a fine 2012 e soprattutto 76 in più rispetto al 2010. Di queste, 91 sono uomini e 222 donne e tra loro anche molti giovani, 133. Accanto anche una novantina di volontari che offrono il loro tempo, affiancandosi senza sostituire il lavoro professionale.

Sono i numeri raccolti nel Rapporto su lavoro e cooperazione sociale presentato in occasione del 1° maggio dalle Acli di Villa d’Almè e di Almenno S. Salvatore, insieme alle Parrocchie del Vicariato, nella provincia di Bergamo.

Ovviamente dietro ai numeri ci sono storie e persone che questa esperienza di economia civile la portano avanti e la fanno crescere. «In principio fu una mappatura – ci racconta Rosaria Locatelli, presidente della cooperativa sociale di tipo B, Oikos – sulle soluzioni che il territorio offriva ai disabili alla fine del percorso scolastico. La prima a partire fu “La Cascina”, che poi è diventata il consorzio di cooperative che ora include la nostra. è stata davvero il frutto di una comunità: il finanziamento e il lavoro per la ristrutturazione sono venuti dal basso, da associazioni e famiglie».

Alcuni disagi su cui quell’esperienza accese i riflettori, allora «non erano nemmeno contemplati nei piani socio-assistenziali della Regione», dice Rosaria che poi parla di Oikos: «La nostra è una cooperativa agricola. Abbiamo cominciato a prenderci cura di alcuni vigneti abbandonati e a produrre vino, una tradizione in queste colline bergamasche. La viticoltura non porta utili, ma ci permette inserimenti lavorativi limitati nel tempo e protetti, per persone che hanno particolari difficoltà e non potrebbero per esempio occuparsi del verde in un parco pubblico o di fare le pulizie». Oikos punta anche a produrre vino di qualità e a stare sul mercato: per questo si sono orientati al biologico e ad ascoltare i Gruppi di acquisto solidale della zona.
I contatti con le istituzioni hanno aperto nuovi fronti: «Il nostro obiettivo – racconta Rosaria – è inserire nel mondo del lavoro persone con fragilità, che farebbero grande fatica da sole. Poi però succede che i servizi sociali segnalino padri di famiglia che hanno perso il lavoro o giovani madri sole e disoccupate: bisogni nuovi cui ora cerchiamo di rispondere».

Quello della solidarietà che fa bene ma che sa stare sul mercato è un refrain. Koiné è un’altra cooperativa di tipo B che dà lavoro a 50 persone, tra assunti – di cui 17 con invalidità – progetti socio-occupazionali e tirocini osservativi: «Qui facciamo da sempre assemblaggio meccanico – spiega Ferruccio Barabani, l’educatore che segue da quasi 30 anni tutti i progetti di inserimento – da operazioni molto semplici a lavori molto complessi e di precisione. In questo periodo abbiamo tantissimo lavoro e il capannone ci sta stretto ormai. Serviamo imprese molto grosse del territorio; altre aziende fornitrici hanno chiuso e noi siamo rimasti in piedi». Il dubbio in questi casi è quello di una competitività al massimo ribasso: «No, questa è un’azienda a tutti gli effetti con tanto di certificazione Iso. Si lavora su costi orari stabiliti dal nostro personale “normodotato”: 3 addetti girano nel capannone sia per assistere gli operai che per verificare la qualità del lavoro. Vogliamo essere un’impresa normale, anche per permettere un reinserimento effettivo nel mondo del lavoro “vero”. Quello che cambia è l’attenzione e la flessibilità con le persone».

Ferruccio scartabella nella sua memoria tra i tanti casi dati per disperati dai servizi sociali: “In tanti anni ho visto quasi tutti mezzi miracoli e nessuna fuga. Abbiamo avuto persone, anche chiuse in casa da anni, che hanno cominciato lavorando una volta a settimana su cose semplicissime e ora sono state assunte e fanno bene tutte le tipologie di lavorazioni. Quest’anno abbiamo avuto anche 4 assunzioni fuori dalla cooperativa. Uno di loro ora lavora in un supermercato e so che, superata la difficoltà iniziale, sta andando bene».
Anche per i 4 dipendenti “normodotati” lavorare in Koiné è stata una piccola svolta: «Il primo è venuto qui per una scelta quasi vocazionale; gli altri, arrivati più di recente, vengono da aziende grandi, come la Indesit fallita. È un’esperienza molto arricchente che non c’è in altre fabbriche. Hai presente il film Si può fare? Ecco, qui è un po’ così».

Alla fine torniamo all’origine, a “La Cascina”, per avere conferma che la cooperazione sociale si è rivelata una risposta alla crisi per tutti nella zona: «Dopo 18 anni di fabbrica metalmeccanica – racconta Michela, 35 anni, vedova e con due bimbe da crescere – come altri, la piccola azienda familiare per cui lavoravo è andata in crisi e il mio datore di lavoro mi ha proposto un corso come Ausiliare socio-assistenziale (Asa), per trovare un’alternativa prima di arrivare al licenziamento». Michela racconta che le ha in qualche modo aperto la strada anche l’esperienza durissima col marito, soprattutto nei suoi ultimi 5 mesi di vita: «Quando ho iniziato il corso mi sono detta: “Se sono riuscita ad assistere lui, magari sono capace di fare lo stesso con gli altri” ma non ero convinta. Poi ho fatto tirocinio qui al “La Cascina” quasi 2 anni fa e poi mi hanno assunta». Michela prima di entrate in cooperativa non conosceva il mondo del disagio ma non lo vive come un ripiego: «Altri fanno fatica ad accettare un lavoro diverso. Io mi trovo bene e sono soddisfatta: a volte mi fermo anche oltre l’orario perché si creano rapporti che danno soddisfazione».

“Lavoro, aiuto e mi piace”
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.096
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
Fonte UNHCR