Lavoro: Cnel, a rischio fino a 420 mila posti nel 2010

Secondo il Cnel, sono a rischio fino a 420 mila posti nel 2010, mentre la disoccupazione potrebbe salire all’8,7% (pari a circa 241 mila persone senza lavoro) ma nello scenario peggiore rischia di toccare il 9% (circa 315 mila persone).
Naturalmente la maglia nera va al Sud da cui dipende sostanzialmente la generale contrazione degli occupati. Ma paradossalmente i disoccupati crescono al Nord. Sono queste le prospettive per l’anno in corso contenute nel ’Rapporto sul mercato del lavoro 2009’ del Cnel.

“La graduale stabilizzazione del livello delle unita’ di lavoro – si legge nel rapporto – non ne impedisce una caduta nel dato medio dell’intero anno 2010 (-1,4%, corrispondenti a 343mila unita’ in meno che seguono alle 660mila perse nel 2009 e alle 97mila del 2008)”. Nell’ipotesi peggiore, pero’ la perdita di unita’ di lavoro potrebbe toccare quota 421mila. Tuttavia, precisa il Cnel, a” tale andamento delle unita’ di lavoro corrisponde anche una tendenza alla stabilizzazione del numero degli occupati”, soprattutto nella seconda parte dell’anno. Pertanto, nel dato medio annuo l’andamento degli occupati (-0,4%) risulterebbe comunque decisamente migliore di quello delle unita’ di lavoro, come gia’ accaduto nel 2008 e nel 2009. Anche le forze di lavoro, “che nel corso del biennio 2008-2009 hanno registrato una significativa contrazione, dovrebbero avviare una prima fase di stabilizzazione in coerenza con l’andamento del ciclo economico: il dato medio del 2010 potrebbe quindi gia’ risultare positivo, con una variazione (+0,6%) sufficiente per compensare la flessione subita nel 2009”.
In questo scenario, con l’occupazione in leggera flessione, a fronte di un andamento leggermente crescente della forze di lavoro, spiega il rapporto, “la conseguenza piu’ probabile e’ che il numero di disoccupati continui ancora a crescere. Il tasso di disoccupazione nell’ipotesi centrale sale all’8,7 per cento nel dato medio del 2010”, pari a 241 mila unita’ (166mila (8,4%) nell’ipotesi piu’ favorevole e 315mila (9%) in quella piu’ sfavorevole). Solo nell’ipotesi piu’ ottimista, secondo il Cnel, “il recupero congiunturale risulterebbe sufficiente per interrompere la fase di aumento del tasso di disoccupazione nel corso dell’anno, anche se naturalmente il valore del dato medio annuo risulta ancora in aumento”. Anche nel 2010 l’andamento dell’occupazione al Sud “e’ nettamente peggiore rispetto alle altre aree, ampliando il differenziale, gia’ elevato, in termini di distribuzione territoriale dei costi occupazionali della crisi”. La contrazione degli occupati stimata per il complesso dell’economia italiana deriverebbe difatti principalmente dalla caduta al Sud (-1,5%) a fronte di una stabilita’ del numero degli occupati nel resto del paese. Nel 2010, sottolinea il Cnel, “vale pero’ piu’ che mai il paradosso per cui l’occupazione si riduce al Sud, ma i disoccupati aumentano al Nord, con un tasso di disoccupazione che cresce di un punto raggiungendo il valore del 6,6%, il doppio rispetto a prima della crisi”. Permangono inoltre le divergenze di genere, per cui la flessione dell’occupazione e’ da attribuire integralmente alla componente maschile. Per le donne si stabilizza l’occupazione, ma aumenta la partecipazione, e questo si traduce in un incremento del tasso di disoccupazione. La situazione resta quindi “difficile” per le famiglie italiane poiche’ “le conseguenze della crisi sul mercato del lavoro non si sono ancora del tutto esaurite, e continuano a condizionarne le tendenze nel 2010”. Sul fronte salariale, il 2009 e’ stato “un anno del tutto particolare per le retribuzioni, che non hanno rallentato in corrispondenza della crisi, a fronte di un’inflazione in caduta per effetto della discesa dei corsi delle materie prime”. Nel 2010, pero’, la situazione appare diversa: “il potere d’acquisto delle retribuzioni decelera decisamente, sin quasi ad azzerarsi, per l’effetto congiunto di salari che iniziano a decelerare, risentendo dell’aumento della disoccupazione, e di un’inflazione in aumento”. Se si guarda poi alle conseguenze della crisi sulla crescita potenziale, le previsioni per l’economia italiana indicano che la crescita nei prossimi anni si manterra’ su un trend poco superiore all’1%, il che “comporterebbe che i livelli produttivi pre-crisi vengono recuperati solamente nel 2014 nella migliore delle ipotesi, fra il 2015 e il 2016 con assunzioni piu’ caute”.
 

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Fonte UNHCR
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