Lavoro e riforme al centro dei lavori del C.N. delle Acli

Un grande piano industriale per il lavoro ed il rilancio del Paese

Lavoro e riforme istituzionali sono stati al centro dei lavori del Consiglio Nazionale delle Acli, riunitosi l’8 giugno 2013 a Roma. “Attuare un piano industriale di rilancio del lavoro e di re-industrializzazione selettiva – ha affermato Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli – significa definire quali settori si considerano strategici, e su tali settori agire per evitare la dispersione di un enorme patrimonio di professionalità e di competenze, frutto del lavoro di intere generazioni. Per la ripresa occorre ridurre la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, e ridurre le disuguaglianze”.
A tal proposito il presidente Bottalico ha annunciato due iniziative: l’adesione delle Acli alla proposta di legge di iniziativa popolare, promossa dalla Fiba Cisl per l’introduzione di un tetto alle retribuzioni dei top manager delle banche e delle società finanziarie; e la definizione, insieme alla Caritas, di un Piano nazionale contro la povertà.
“Per far ricrescere l’occupazione in Italia – ha proseguito Bottalico – oltre ad un clima di collaborazione fra imprese, sindacati, settore pubblico e ad alcune auspicabili modifiche della legge Fornero, occorre anche prestare attenzione a quello che papa Francesco ha definito il lavoro schiavo. Per contrastare tale fenomeno va realizzata una certificazione sociale europea dei prodotti importati, nella quale si garantisca che le merci introdotte nell’UE siano state prodotte nei paesi d’origine nel rispetto dei diritti dei lavoratori”.
Sul piano politico il presidente delle Acli ha ribadito la necessità per il Paese di proseguire l’esperienza di un governo di responsabilità e dell’ancoraggio all’Europa per fronteggiare la gravissima emergenza sociale ed economica.
“Nella seconda repubblica – secondo Bottalico – a causa della legge elettorale maggioritaria che ha frantumato i partiti si è assistito all’interpretazione più deteriore e rissosa del bipolarismo. La domanda quindi è se vogliamo proseguire con questo sistema o se vogliamo agire per aprire una nuova fase della politica italiana. E la risposta alla fine dipende dalle opzioni che riguardano la legge elettorale”.
“Non si capisce bene per quale motivo – ha concluso Bottalico – questo dibattito sulle riforme istituzionali si è subito trasformato in un dibattito sul presidenzialismo, peraltro già bocciato dagli Italiani nel referendum confermativo del 2006, anziché come parrebbe logico, in una discussione su come migliorare la forma di governo parlamentare, definita dalla Costituzione, magari riprendendo le idee di Roberto Ruffilli, lo studioso assassinato nel 1988 dalle Brigate Rosse che indicava la via di una riforma del sistema di governo parlamentare attraverso il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio e garanzie alla governabilità, come la sfiducia costruttiva”.

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Fonte UNHCR
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