Lavoro, il Pilastro sociale per gestire la trasformazione digitale

Due giorni di lavori e dibattiti che hanno avuto come tema centrale l’industria 4.0 e la dimensione etica del lavoro digitale. Si è chiuso a Bruxelles con una tavola rotonda al Parlamento europeo la due giorni del Seminario di studi promosso da Acli e dalla rete Eza. Rossini: “Occorre pensare e agire in ottica europea”

Più equità, più sicurezza e un rafforzamento della dimensione sociale. Sono questi i temi principali affrontati nella sede del Parlamento Europeo, durante l’ultima sessione del Seminario internazionale di studi Eza, a Bruxelles dal 22 al 23 novembre. Due giorni di lavori e dibattiti che hanno avuto come tema centrale l’industria 4.0 e la dimensione etica del lavoro digitale. Argomenti che si inquadrano nel nuovo modello di sviluppo dell’Europa del lavoro, la stessa Europa la cui Commissione ha adottato i principi del Pilastro dei diritti Sociali.

Il Pilastro Sociale si compone di 20 principi, strutturati intorno a tre macro aree di intervento: 1) garantire pari opportunità di accesso al mercato del lavoro; 2) stabilire condizioni di lavoro adeguate; 3) stabilire livelli adeguati di protezione sociale e inclusione. Come ha spiegato il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, durante la quarta sessione del seminario Eza, la dimensione sociale deve guidare tutte le scelte politiche e alimentare i dibattiti legati anche all’economia.
“L’economia sociale di mercato – ha dichiarato Tajani – deve essere la nostra stella polare e deve guidarci nei processi di trasformazione digitale. Bisogna investire nella formazione dei nuovi lavoratori, per andare incontro a questa trasformazione. Il Pilastro sociale – ha aggiunto il presidente – consentirebbe alle aziende di mettersi nelle condizioni di creare lavoro. Noi ci stiamo impegnando per garantire soprattutto una maggiore equità combattendo il dumping sociale, attuando politiche di riduzione della disoccupazione giovanile e di accesso al credito per le imprese”.

Nel dibattito è intervenuto il presidente nazionale delle Acli, Roberto Rossini, che ha commentato con favore le parole di Tajani, sottolineando la convergenza di interesse delle Acli soprattutto in merito al tema degli stranieri, della sicurezza e del sociale.
“Sul tema dell’immigrazione, la percezione della necessità di un intervento europeo è evidente – ha dichiarato Rossini –. Siamo parte di due campagne, “L’Italia sono anch’io” e “Ero straniero” che sostengono i processi di una reale difesa dei diritti di cittadinanza e di integrazione però siamo consapevoli che gli sforzi fatti dall’Italia per consentire un’immigrazione “umana” vanno collocati in una dimensione europea. Per questo guardiamo con favore l’idea delle intelligence condivise”.
Rossini ha anche sottolineato come alcuni problemi necessitano di un’ottica ancora più Europea, di uno sguardo condiviso con gli altri Stati. “Purtroppo la disoccupazione è l’elemento che spesso viene lasciato solo agli ambiti nazionali – ha aggiunto Rossini –. Noi partiamo dal vicino e vediamo una situazione difficile nel nostro Paese, penalizzante soprattutto per i giovani. Abbiamo scoperto che in Italia ci sono figli precari nati in famiglie con genitori precari a loro volta. Ci chiediamo, quindi, quale sarà l’evoluzione del mercato del lavoro? Come possiamo fare in modo che l’industria 4.0 possa essere compresa senza creare allarmismi?
Dobbiamo ragionare con una logica europea, l’Europa è il nostro destino. Per questo – ha concluso Rossini – in vista delle prossime elezioni italiane abbiamo proposto a tutti i candidati un patto per l’Europa, che li impegni in maniera concreta su questi temi”.

A margine dei lavori, Matteo Bracciali, responsabile dipartimento Internazionale delle Acli. ha commentato: “Questo incontro ci lascia due importanti eredità: la prima è la consapevolezza che la digitalizzazione, senza una regolazione della normativa europea del lavoro e delle sicurezze sociali adeguate ai nuovi tempi di vita, non mieterà solo posti di lavoro ma anche diritti. La secondo è che c’è un assoluto bisogno di nuove competenze e, di conseguenza di formazione innovativa”.

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