Lavoro: senso e speranza per l’uomo – 6

Padre Elio Dalla Zuanna, accompagnatore spirituale delle Acli nazionali, continua la sua proposta di una spiritualità concreta e ancorata nella storia (le precedenti riflessioni). A partire dall’esperienza di Gesù, uomo del lavoro, a Nazaret, padre Dalla Zuanna ci invita a una lettura del mondo del lavoro aperta al futuro e piena di speranza. Nella fatica di cercare un senso al lavoro quotidiano, c’è la possibilità reale di trovarlo in una prospettiva spirituale ([downloadacli menuitem=”334″ downloaditem=”3544″ direct_download=”true”]scarica file pdf[/downloadacli]).Stare dentro la storia: “ripartire da Nazareth”Una prima maniera concreta per sentirci “comunità di fede”, non estranea ma coinvolta nelle vicende delle persone e nei ritmi della vita quotidiana, sarà quello di non indugiare nel “restare a guardare” i fenomeni e le urgenze del tempo presente, come un tempo si fece, ad esempio nella prima fase della rivoluzione industriale, quando la chiesa perse “la classe operaia”.Lavoro che non c’è, preoccupazioni che non mancano, le famiglie incontrano tutte le difficoltà e i timori che si sperimentano nel tempo presente. Nonostante tutto è ancora la famiglia che educa alla vita, che educa alla cittadinanza.

Gesù a Nazaret L’esperienza dei trent’anni di vita di Gesù a Nazaret trascorsi al banco del carpentiere, invitano ad assumere con saggezza il tempo che ci è donato di vivere, invitano a saper unire esperienza e sofferenza, valorizzando anche la lezione delle lacrime, imparando a valorizzare ogni spazio della vita in ogni sua fragilità e timore. Soprattutto la legge severa ma redentrice del lavoro, vista nella sua dimensione non solo economica produttiva, ma soprattutto antropologica, come si usa dire oggi, ci invita a divenire uomini dal respiro umano, alla scoperta di una gratuità che nessun salario può compensare.Inoltre sarebbe riduttivo non considerare che esiste una fatica nel lavoro non dovuta al lavoro in sé, ma alla difficoltà a viverne il suo significato, forse l’aspetto meno comprensibile di oggi. Dove le esigenze dell’autorealizzazione e della gratificazione di propri desideri non sono inconciliabili con la solidarietà.Il lavoro è per l’uomo In questo ci aiuta l’insegnamento presente nella enciclica Laborem Exercens di Giovanni Paolo II, quando ci ricorda: «Il primo fondamento del lavoro è l’uomo stesso, (…) prima di tutto il lavoro è per l’uomo, non l’uomo per il lavoro»; indicando così che ogni lavoro è orientato al bene comune, al bene di tutte le persone.Il lavoro si fa così strumento tramite il quale l’uomo diventa più uomo, si realizza e cresce, per cui non può restare mai senza lavoro, non è ammissibile la disoccupazione né può essere accettata supinamente la condizione di precarietà in cui purtroppo oggi vivono i nostri giovani e tanti padri di famiglia, certamente il lavoro non può essere mai fine a se stesso, al lavoro dunque è necessario attribuire un giusto peso nella vita di ciascuno. Tramite il lavoro l’uomo può umanizzare la realtà e allo stesso tempo si adegua ad essa, ed è mettendosi in relazione con la realtà che ogni persona cambia il mondo che la circonda.Testimoniare il “Vangelo del lavoro”I cristiani sono tenuti non solo ad annunciare, ma a testimoniare con la vita il “Vangelo del lavoro”: a testimoniare che fatica e impegno, compagni inseparabili d’ogni attività umana, non abbruttiscono l’uomo, lo rendono invece sempre più uomo, anzi collaboratore di Cristo “uomo del lavoro”, nell’opera di liberazione sociale e di redenzione dell’umanità. Nasce qui una visione spirituale che sa permeare tutte le dimensioni costitutive della vita dell’uomo.Una affermazione illuminante di Romano Guardini può dare ragione alla nostra ricerca che continua: «Qui non c’è nulla di straordinario. L’uomo che percorre questa strada fa ciò che dovrebbe fare chiunque vuol fare bene, qui e ora il suo dovere. Niente di più, niente di meno. Egli dà un valore divino al momento che sta vivendo. Con ciò non si pensa nulla di fantastico. Egli usa le proprie risorse e capacità. Fa ciò che la sua vocazione richiede. Anche la realtà più semplice e banale è ricevuta dalle mani di Dio e vissuta intensamente. Non importa ciò che l’uomo fa, sia grande o piccolo, facile o pericoloso. Ciò che è richiesto può essere importante o meno o addirittura di nessun interesse: tutto questo non conta. Deve essere ciò che ora ci vuole … l’uomo riceve, per così dire, di volta in volta dalle mani di Dio gli impegni di Dio».
Vigilanti nello SpiritoSi tratta di un invito alla concretezza, perché se il ricorso allo Spirito, ai suoi luoghi e alle esperienze spirituali, fosse una fuga dagli impegni, dal quotidiano, non saremmo sulla strada giusta. Il ricordo di tanti volti tenaci che hanno percorso questo sentiero, sono per tutti noi una consegna, l’invito ad apprendere ancora la lezione del Concilio, un invito alla vigilanza, a non lasciarci incantare dalle ideologie del tempo presente.Il mondo lavorativo e produttivo ha bisogno, per superare le tensioni e le alienazioni che ad ogni stagione si pongono, di un orizzonte di grande respiro che conservi alta la speranza di un futuro diverso. Sovvengono le parole di s. Paolo agli Efesini: «Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura», è la prospettiva di fede convinta che ha sostenuto nella corsa appassionata della sua vita, la sua esperienza lavorativa, lui tessitore di tende, ci ha comunicato che il lavoro fa parte di quel mistero  in cui è necessario “saper perdersi” per ritrovarsi.Riconoscere la santità nel lavoro Una prospettiva esigente, tale da rendere idonei ad “assumere, elevare, purificare e santificare” ogni contrarietà che la vita sociale ti metterà di fronte, le problematicità che ci riserva, mettendo in rilievo nel fluire del giorno ogni preziosità e fatica. L’attività lavorativa fa parte di quel mistero  in cui è necessario “saper perdersi” per ritrovarsi, proprio come la piccola storia del chicco di grano che porta frutto senza aver paura di stare nascosto dentro il grembo della terra feconda. In questa germinazione vi è il protagonismo dello Spirito che sa rendere responsabile la creatività umana, e può anche condurre le comunità  degli uomini in relazioni che non dipendono semplicemente dalla ricchezza e dal consumismo.
Allora l’appartenenza cristiana potrà vedersi impegnata nel provvedere per una sicurezza nel mondo lavorativo frammentato dell’economia globale, dove tutte le appartenenze locali sono sfidate e anche talvolta distrutte dal potere del mercato e di un lavoro disumano.
 
                                                              padre Elio Dalla Zuanna
                                                accompagnatore spirituale Acli nazionali
 

Lavoro: senso e speranza per l’uomo – 6
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