Lavoro: senso e speranza per l’uomo – 7

Il lavoro è relazione. La Bibbia presenta l’uomo come un essere relazionale. Egli è in relazione con Dio, con l’altro e con il mondo.

1. La relazione con DioL’uomo è creatura a immagine di Dio: «E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra» (Gen 1,27-28).La relazione dell’uomo con il Signore è quella con la sua Origine.Questa origine non è caos senza senso o causalità deterministica (come propongono alcuni studiosi del cosmo oggi molto conosciuti); non è neanche un Dio impersonale disinteressato alla sua creatura.Il Signore che si rivela nella Bibbia è un dio che si prende cura dell’umanità e la invita a generare la vita assieme a lui.

2. La relazione con l’altroFin dall’inizio Dio crea l’uomo come maschio e femmina (Gen 1,27) e il racconto prosegue con questa affermazione: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda» (Gen 2,18), un aiuto che sia capace di stare di fronte a lui alla pari: la donna.Questa dimensione relazionale è costitutiva dell’uomo: l’uomo non è innanzitutto una persona con la propria individualità che si relaziona con gli altri, ma è una persona in relazione – a partire da quella con i genitori – che sviluppa la propria individualità attraverso le relazioni che lo costituiscono.
3. La relazione con il mondoDio affida alla libertà dell’uomo la terra che gli serve per il suo sostentamento: «Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse» (Gen 2,15). L’uomo è creato da Dio a propria immagine affinché, come Dio, eserciti un dominio – caratterizzato dalla mitezza – sul mondo a lui affidato.
Nella Bibbia la qualità di queste tre relazioni è denominata giustizia. Essa non è prima di tutto la giustizia distributiva (a ciascuno il suo) del diritto romano, ma è la giustizia come promozione della vita dell’altro.
Questa triplice dimensione relazionale, che costituisce l’uomo, si ritrova anche nell’attività principale dell’uomo, che è il lavoro. Possiamo identificare cinque ambiti principali del lavoro:a) la produzione del cibo,b) la produzione di manufatti (utensili, casa, vestiti, ecc.),c) la commercializzazione del cibo e dei manufatti,d) il lavoro intellettuale e artistico,e) il governo della società.
Facciamo ora un piccolo esercizio di consapevolezza:
Prendiamo il pane che mangiamo ogni giorno. Consideriamo gli ingredienti minimali: acqua, farina, lievito e sale. L’acqua la prendiamo dalla rete idrica a cui attingiamo quasi con noncuranza, dimentichi di quanti vi lavorano, notte e giorno, per assicurarcela in quantità necessaria. La farina è passata attraverso la produzione del grano (aratura, semina, concimazione, irrigazione, raccolta), la sua macina, e successivo trasporto e commercializzazione. Il lievito è anche lui oggetto di una lavorazione che coinvolge molte persone. Il sale, raccolto dalla lenta evaporazione dell’acqua di mare, è poi anche lui commercializzato e trasportato. Infine le persone che fanno materialmente il pane ogni giorno e coloro che lo vendono.
Come possiamo facilmente intuire, questa dimensione relazionale è vera per tutti gli ambiti della nostra vita: lavoro, famiglia, divertimento, cultura, economia, socialità, istituzioni. Molti si prendono cura della nostra vita e noi, a nostra volta, ci prendiamo cura della vita degli altri.
Facciamo fatica, come uomini e donne dell’Occidente, ad avere coscienza di questa intrinseca relazionalità della nostra vita, perché la nostra cultura occidentale, dal 1500 in poi, ha messo l’accento più sull’individualità che sulla relazione, a differenza delle culture di altre civiltà che insistono maggiormente sulla relazionalità.
La filosofia e le scienze umane stanno riflettendo sulla relazione, a partire da alcuni autori di origine ebraica, in particolare Levinas e Buber. Oggi si sta approfondendo una ontologia relazionale superando l’ontologia classica aristotelica basata sulla sostanza. Occorre infine ricordare che già san Tommaso d’Aquino riteneva che la persona fosse relazione.
La giustizia intesa in senso biblico, come promozione della vita altrui (possiamo aggiungere: e della propria, contemporaneamente), caratterizza la qualità delle relazioni lavorative. Per esempio sappiamo che la schiavitù – sia essa formale come nel passato, che nelle forme attuali più mimetizzate – non è giusta, che una retribuzione insufficiente non è giusta, che un lavoro fatto male non è giusto, che la menzogna e l’inganno nelle transazioni commerciali minano la fiducia e distruggono relazioni, oltre che valore sociale.
L’ingiustizia nelle relazioni lavorative è indice della non cura della vita dell’altro nei suoi bisogni e desideri più veri: la possibilità di poter condurre una vita buona e in condizioni almeno dignitose.
A partire da questo quadro sintetico offriremo alcune meditazioni su testi biblici, per aiutarci insieme a comprendere la via della vita che Dio ci propone.([downloadacli menuitem=”334″ downloaditem=”4561″ direct_download=”true”]scarica il file Pdf dell’articolo[/downloadacli])
                                                        Marco Bonarini                                                  Funzione Vita Cristiana

Lavoro: senso e speranza per l’uomo – 7
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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