Una tassa contro la speculazione finanziaria

Nei giorni scorsi è stata firmata una lobby letter da 350 organizzazioni del nostro continente che sostengono la Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF) europea, tra queste figurano anche le Acli, che stanno seguendo la campagna 005 con il dipartimento Lavoro. Le lettere, inviate agli 11 leader dei Paesi aderenti alla cooperazione rafforzata, avevano l’obiettivo di invitarli a non cedere di fronte alla pressione assai poco corretta delle lobby finanziarie internazionali, che proprio in queste settimane hanno sostenuto e diffuso tesi critiche molto discutibili sulla TTF. In Italia la lettera è stata recapitata al Premier Enrico Letta e per conoscenza al Ministro Saccomanni lo scorso 26 giugno.
La Tassa sulle Transazioni Finanziarie ha come obiettivo fondamentale l’applicazione di un prelievo su ogni transazione finanziaria pari allo 0,05% (cfr. http://www.zerozerocinque.it). La tassa risulterebbe quindi trascurabile per le transazioni non speculative, mentre ridurrebbe di gran lunga i guadagni della cosiddetta “finanza casinò”, ossia quella più dannosa, che, affidandosi ciecamente ad algoritmi neurali, ricava piccolissime plusvalenze su un numero elevatissimo di transazioni effettuate in tempi ristrettissimi. La tassa, se applicata, renderebbe diseconomico il cosiddetto trading ad alta frequenza: maggiore è il numero di transazioni, maggiore sarà l’importo da pagare e, di conseguenza, minore sarà l’incasso degli speculatori finanziari.
Secondo Leonardo Becchetti, portavoce della campagna “ZeroZeroCinque”, che ha come fine principale proprio l’applicazione nel nostro paese della TTF, ridurre le operazioni di natura speculativa non significa danneggiare la finanza ne tanto meno ridurne l’importanza strategica. Becchetti, infatti, ha più volte precisato che la finanza non è un nemico da eliminare, anzi essa “è lo strumento chiamato a conciliare le aspettative crescenti di benessere della popolazione con la presenza di risorse scarse. Il suo potenziale è enorme e lo scandalo dei nostri tempi è quante di queste risorse vengono sprecate o mal utilizzate attraverso circuiti puramente speculativi o l’evasione fiscale”. Proprio per garantire un miglior funzionamento dell’economia, evitando il rischio di un aggravamento della crisi in atto, il professore suggerisce due ulteriori misure precauzionali: la separazione delle banche d’affari dalle banche che investono sull’economia reale e il ridimensionamento delle banche che detengono capitali giganteschi, non di rado superiori al PIL di molti Stati in cui operano.
È falso, dunque, individuare nelle misure summenzionate un pericolo per il nostro sistema economico. Al contrario, la ripresa economica passerà con tutta probabilità anche dalla nostra volontà di arginare la finanza speculativa e, più in generale, dalla nostra capacità di tornare ad investire nella cosiddetta economia reale, rinunciando a edificare le nostre economie sulle speculazioni che inevitabilmente ci condurranno a nuove e ancor più pericolose crisi sistemiche.

Una tassa contro la speculazione finanziaria
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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