Menu
S. Eustachio - Mercoledì 20 Settembre 2017
A+ A A-

A Verona il carcere è un teatro



Da alcuni mesi la casa circondariale di Montorio a Verona ha aperto le porte per far entrare La Tempesta di Shakespeare. Ma con il mago Prospero, lo spiritello Ariel e la principessa Miranda è entrato anche il laboratorio teatrale di 4 ore settimanali organizzato dalle Acli provinciali di Verona insieme al regista psicopedagogo Renato Perina e la costumista Lara Perbellini.

“Il carcere si inserisce in un’idea di Acli di frontiera – spiega Italo Sandrini, presidente delle Acli Verona – per cui non ci fermiamo ai ruoli istituzionali, che non devono essere tralasciati, ma cerchiamo le persone che non vengono da noi. È quello che facciamo dal 2009 con il recupero del cibo per portarlo alle mense dei poveri, o con le attività di doposcuola per ragazzi stranieri o che vivono in situazioni di marginalità. Andiamo noi dalla gente e a volte, con le relazioni che si creano, nascono anche altri progetti, come lo sportello di Patronato Acli che abbiamo attivato dal 28 aprile proprio nel carcere e che ci ha permesso anche di accogliere all'interno dei nostri uffici esterni un semilibero come promotore sociale volontario”.

I possibili utenti sono 829, tanti erano i detenuti a dicembre 2013 (dati diffusi dal sindacato Uilpa), anche se il carcere di Montorio ha una capienza massima di 594 posti.

Il progetto, finanziato con il 5x1000 devoluto alle Acli, era stato presentato alla direzione carceraria nel 2013 in occasione della nascita dell’associazione Acli Arti e spettacolo, ma solo a gennaio 2014 è entrato nel vivo con la formazione della compagnia definitiva. A giugno il laboratorio si concluderà con uno spettacolo video della Tempesta.

“Non si tratta dell’opera intera – avverte Sabrina Bonomi, responsabile dell’Ufficio progettazione sociale delle Acli veronesi – ma di spezzoni integrati con altre opere che parlano di naufragio e di approdo, come Whitmann. Ci siamo resi conto che era un tema molto vicino e sentito dai detenuti”.

Gli attori coinvolti sono 17 uomini e 4 donne, tutti con sentenza definitiva per dare al progetto maggiore stabilità. “La direzione carceraria ha ricevuto molte domande per questa attività, ma poi sono stati scelti i più meritevoli, quelli che avevano un comportamento migliore. Hanno contato meno le capacità personali o le motivazioni”.

Come sempre accade, ci sono detenuti che frequentano il laboratorio perché vogliono migliorare la loro cultura, altri perché sono portati per il teatro, altri perché qualsiasi cosa è meglio di stare chiusi tutto il giorno in cella senza fare nulla.

Per le Acli il fine è un altro: aiutare i reclusi a trovare una dimensione nuova, una visione positiva di speranza e che possa sostenerli una volta finita la pena ed evitare che ritornino tra le sbarre. “Ogni esperienza che si fa all’interno del carcere – spiega Italo Sandrini – rientra nell’ottica di rieducazione della persona. La pena non può essere, come nei secoli passati, solo punitiva e la direttrice del carcere condivide questa idea, è molto lungimirante”.

Le difficoltà, inutile negarlo, sono molte: “Lavorare in un carcere è faticoso – ricorda la Bonomi, che a Montorio coordina il progetto – ci sono una serie di regolamenti da rispettare, le richieste da fare e i controlli sono tantissimi – noi del progetto ne dobbiamo superarne tre ogni volta che entriamo – , i detenuti hanno età, cultura aspettative e vissuti differenti. C’è chi vuole cambiare e chi conosce solo quel tipo di vita che l’ha portato a delinquere.

E poi ci sono le regole non scritte dei detenuti che hanno bisogno di dimostrare la loro mascolinità, evitano qualsiasi contatto fisico, hanno dei ruoli ben precisi che si sono ritagliati nel tempo per essere ascoltati”.

Fare teatro invece vuol dire assumere altri punti di vista, cambiare prospettiva, analizzare il proprio vissuto e riutilizzarlo per riempire di vita i personaggi. Insomma, mettersi in gioco.

“All’inizio – ricorda la Bonomi – c’era una certa diffidenza perché ci sono movimenti in cui si devono toccare o devono strisciare, erano azioni che li mettevano in difficoltà, era come mettersi a nudo, abbandonare un ruolo preciso. Poi i detenuti si sono appassionati e da gennaio a oggi il cambiamento è grandissimo. In cinque mesi di laboratorio negli attori c’è più spontaneità, hanno un’altra espressione, c’è verso di noi un altro approccio. Sono sguardi, sorrisi, espressioni che ti ricordi”.

La passione per quello che fanno si nota nella mimica diversa, nel gusto per i dettagli, nella ricerca di una buona dizione, “soprattutto per gli stranieri che vogliono imparare bene l’italiano”, ma anche nelle prove straordinarie che i detenuti fanno da soli in cella.

Per le Acli, il Montorio non era una realtà del tutto sconosciuta, ma lavorare a questo progetto sembra più difficile. "Se ti lasci coinvolgere emotivamente, rischi di non essere di nessun aiuto. Bisogna mantenere un distacco professionale, rimanere sul piano istituzionale è l’unico modo per promuovere un messaggio positivo.

Quando cominciano ad aprirsi,  c’è il rischio di essere coinvolti emotivamente ma così non puoi aiutarli. Come mi hanno suggerito in molti, l’unico modo che ho per proteggermi, è quello di ricordarmi continuamente chi sono: non Sabrina, ma la responsabile Acli di un progetto pensato per ridurre la recidiva in carcere”.

Per il futuro, o almeno per l’anno prossimo, le Acli di Verona già pensano a un nuovo progetto: “La continuità è tutto, le azioni spot non servono”.

Ultima modifica: Giovedì, 22 Maggio 2014 14:56
Torna in alto

Ultime news dal sito

Varese: concorso "Web-Care tra valori e limiti. Da Lettera a una professoressa alle e…

In occasione dei cinquant’anni della scomparsa di don Lorenzo Milani e della pubblicazione di Let...

Trento: al via il progetto "Due passi in salute con le Acli"

Martedi 19 settembre le Acli trentine presentano il progetto “Due passi in salute con le Acli” pr...

Giacomo Carta nuovo coordinatore nazionale GA

Giacomo Carta è il nuovo coordinatore nazionale dei Giovani delle Acli (GA). Trent’anni, sardo, C...

Chiuso a Napoli il 50° Incontro nazionale di studi

Si è chiuso oggi a Napoli il 50° Incontro nazionale di studi delle Acli, che quest’anno ha avuto ...

Delrio: "Consip fatto gravissimo, a rischio democrazia del Paese"

"Il fatto della Consip è gravissimo. Bisogna indagare la verità perché è a rischio la tenuta dell...

Furlan: "Valorizzare le imprese che formano i giovani"

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, si aspetta dalla prossima finanziaria che si...

Tesseramento Acli 2017

Le Acli

I Temi

Link utili

Seguici su

Questo sito utilizza cookie, propri o di terze parti. Cliccando sul bottone "Accetta" acconsenti all'uso dei cookie e questo banner scomparirà. Se vuoi saperne di più e sapere come disabilitare i cookie, clicca qui