Le fedi degli altri

L’Italia cattolica e quella immigrata, l’arte e il tempo libero, il corpo e lo spirito. Sono tanti gli aspetti che tocca “Molte fedi sotto lo stesso cielo”, l’iniziativa che le Acli di Bergamo portano avanti dal 2008 con il patrocinio del Comune per far incontrare abitanti e culture diverse e superare le reciproche diffidenze. A Bergamo vivono 142.900 stranieri, secondo il “X Rapporto sull’immigrazione straniera nella provincia” presentato il 3 ottobre 2012. Sono marocchini, senegalesi, rumeni, albanesi, cinesi, indiani, pakistani, ucraini e boliviani. “Un po’ per volta, ma inevitabilmente – hanno scritto nel 2012 i capi religiosi al sindaco – siamo diventati una città multietnica multiculturale, plurilinguistica e multireligiosa”. “È da questa constatazione – spiega Daniele Rocchetti, vicepresidente delle Acli di Bergamo e tra gli ideatori della manifestazione – che siamo partiti cinque anni fa. Temevamo un forte attrito sociale. Sentivamo il bisogno di una grammatica delle differenze”. Per le Acli era necessario capire il cambiamento, educare al dialogo, evitare i pregiudizi e soprattutto migliorare la convivenza tra gruppi etnici e religiosi diversi. È nato così il festival “Molte fedi sotto lo stesso cielo” che per l’edizione 2012 aveva come titolo “Sentinella, quanto resta della notte? Nella crisi, la responsabilità”. “Le difficoltà – ha detto Rocchetti durante la presentazione – stanno indebolendo i legami sociali eppure dalla crisi si esce solo insieme, rafforzando la condivisione e la consapevolezza che la pluralità è ricchezza”. A “Molte fedi”non si confrontano solo uomini e donne di culture e religioni diverse: anche le associazioni imparano a lavorare insieme e a mettere a disposizione spazi e volontari. La collaborazione però non si improvvisa, nasce da un confronto che va avanti tutto l’anno tra Acli provinciali, le organizzazioni che si occupano di immigrati e le associazioni religiose di musulmani, buddhisti, sikh e hare krishna presenti sul territorio. Nell’edizione 2012, le organizzazioni erano 56: a loro il merito di immaginare e realizzare un ricco calendario che comprendeva cene, incontri religiosi, meditazioni, visite guidate, serate musicali, spettacoli teatrali, pellegrinaggi e proiezioni cinematografiche. In tutto un’ottantina di eventi che si sono svolti dal 14 settembre, data di inizio della manifestazione, fino all’8 dicembre, quando “Molte fedi” si è conclusa con un bilancio di circa 35 mila visitatori arrivati da Bergamo, Milano, Lecco, Como e Verona. “Abbiamo riempito sale da 1.500 posti – ricorda con orgoglio il vicepresidente Acli e responsabile del progetto – ci sono state tantissime persone che non riuscivano a entrare e rimanevano sulla porta”.I ricordi più belli però sono legati agli eventi più intimi, quelli con un centinaio di persone, come le cene con la comunità ucraina o quella cattolica di lingua Tamil o l’incontro con la comunità cinese che per la prima volta ha partecipato alla manifestazione. “In questi momenti – racconta Rocchetti – la comunità si apre, racconta le sue usanze e le difficoltà di essere immigrati in Italia. Si condividono piatti tipici ed esperienze, le persone si conoscono e creano dei legami”.   Sempre durante l’edizione 2012, i capi religiosi presenti a Bergamo, si sono incontrati e in una cerimonia pubblica hanno consegnato al sindaco una lettera in cui chiedevano spazi di culto adeguati. “Oggi infatti a Bergamo molti gruppi, come gli evangelici e i musulmani pregano in luoghi di fortuna come i garage, le case o i centri culturali”, spiega Rocchetti. Favorire la convivenza, si legge nella lettera, vuol dire anche questo: concedere a ogni culto il suo spazio di preghiera ufficiale, permettere a tutti di esercitare la propria libertà religiosa e dunque di essere accolti senza annullare le proprie differenze. Se il successo dell’iniziativa si spiega in gran parte con il bisogno delle persone di capire il mondo che li circonda, non si possono però dimenticare alcuni fattori organizzativi come la scelta attenta dei luoghi, sempre legati alla storia cittadina, come il teatro Donizetti, il parco Montesole famoso per la strage di Marzabotto o l’abbazia di Fontanella sotto il monte, dove padre Turoldo visse per 30 anni. E poi ci sono gli ospiti amati dal pubblico: nel 2012 il palco ha visto alternarsi attori, cantanti e personaggi di fama nazionale come Ascanio Celestini, Roberto Vecchioni, Gino Strada e lo scrittore Valerio Massimo Manfredi. In cinque anni, “Molte fedi è diventato un marchio di affidabilità – spiega Rocchetti –. Non solo ospiti di spicco accettano volentieri il nostro invito, ma c’è una ricaduta sui territori che fanno a gara a realizzare eventi locali all’interno della manifestazione”. Un esempio sono le sezioni sulla disabilità organizzate nel 2012 infatti in Valle Brembana e nell’Alto Sebino da due associazioni che lavorano in quelle zone. In fondo “Molte fedi” nasce per questo: per aiutare a costruire una comunità accogliente, che permetta a tutti di partecipare con uguali diritti.

Le fedi degli altri
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morti/dispersi nel mediterraneo nel 2016 5.022
Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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