Le legge è uguale per tutti?

Parlare di regole, in tutti gli ambienti, desta generalmente fastidio. Da un lato qualcuno storce il naso perché associa questa parola alla burocrazia, alle perdite di tempo; dall’altro vi è chi pensa che senza regole, dopo tutto, ciascuno è più libero e in grado di farsi strada.

Eppure, lo abbiamo scoperto da alcuni millenni, regole certe e applicazione rigorosa sono la sola garanzia per vivere bene, tutti quanti, e assicurare quel tanto di giustizia che consenta a tutti, anche a chi è debole, di veder riconosciuti i propri diritti. La politica, fin dalle sue origini, trova la sua ragion d’essere proprio nella definizione di leggi giuste e di modalità per applicarle al fine di favorire il bene comune. 
Per questo motivo non possiamo non provare sgomento, in queste settimane, nell’assistere a un dibattito sulle regole che ignora completamente la loro funzione. In una democrazia pensare che le norme riguardanti gli adempimenti elettorali siano “burocrazia”, “cavilli” o simili sciocchezze, vuol dire non aver compreso le questioni in gioco o, ancor peggio, non avere a cuore il bene comune ma solo i propri personali interessi. Le difficoltà a presentare correttamente – legalmente, cioè secondo legge – le proprie liste elettorali è indice di un male oscuro che ha colpito la politica in questi anni: la mancanza di serietà, di rigore, di senso delle istituzioni, che è cresciuto in tutte le forze politiche, a destra come a sinistra.
Da tempo abbiamo compreso che la partecipazione democratica nei partiti non era la principale preoccupazione dei nuovi leader politici, ma finora nessuno aveva ancora pensato che anche le stesse regole della democrazia potessero essere messe in gioco, in particolare a campagna elettorale in corso.
Chi si candida a guidare una regione può barare sulle regole, non rispettare i tempi, contestare la validità delle stesse invocandone il cambio a metà del percorso? Cosa dovrebbe pensare un cittadino qualunque, escluso da un concorso pubblico per aver dimenticato di apporre una firma? E quale dovrebbe essere la reazione di una famiglia impossibilitata ad avere una casa perché iscrittasi fuori dai termini nelle liste comunali? La legge ha sempre una sua durezza e talvolta può anche apparire ingiusta agli occhi di chi ne subisce il rigore, ma abbandonarla produce disastri. In particolare, nel caso di elezioni, essa diviene quasi sacra, perché su di essa si fonda la democrazia. Tutti debbono essere parimenti posti nelle condizioni di concorrere al governo della cosa pubblica, senza eccezione alcuna e – almeno in questo caso – non può valere il principio dei pesi diversi in virtù del diverso consenso precedentemente ottenuto. Liquidare questa semplice regola significa annullare, di fatto, la democrazia.
È bene, allora, che si abbassi il tono del conflitto politico – se di politica si può ancora parlare, in un contesto così degradato – e si rifletta insieme su qual è la posta in gioco. Abbiamo bisogno che tutti i cittadini si possano riconoscere nei loro rappresentanti, non che tutti i vizi del Paese siano rappresentati nelle istituzioni.

Le legge è uguale per tutti?
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 3.081
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