L’informazione e l’avanzare del digitale

Gli italiani ‘consumano’ sempre più digitale e meno carta stampata. Come cambia l’informazione?‘Meditate gente, meditate’: il celebre slogan di Renzo Arbore, coniato per una campagna pubblicitaria dei primi anni ´80 che invitava a bere birra, potrebbe essere oggi un’epigrafe da incidere su televisori, telefonini, computer.

Si tratterebbe di un primo tentativo di riportare la funzione di alcuni media dal semplice intrattenimento (sia esso anche info-tainment) a una più appropriata azione di stimolo della materia grigia. Potrebbe infatti essere letto proprio come una messa a riposo di ampie zone di corteccia il fenomeno che vede aumentare la fruizione di media digitali a discapito di libri e giornali. Una tendenza, questa, messa in luce anche dal recente rapporto Censis-Ucsi, I media tra crisi e metamorfosi che sancisce nel nostro Paese la diminuzione del digital divide e, per contro, un aumento del press divide. I dati sembrano parlare chiaro. La lettura dei quotidiani almeno una volta alla settimana passa dal 67% al 54,8%. Gli utenti abituali, quelli che il giornale lo comprano almeno tre volte alla settimana, scendono dal 51,1% del 2007 al 34,5% del 2009. Per i periodici lo scenario non migliora: oggi i settimanali vengono letti dal 26,1% degli italiani (-14,2%), mentre i mensili dal 18,6% (-8,1%). Ancora una discesa anche nella lettura dei libri (dal 59,4% del 2007 al 56,5% del 2009). Il conto è presto fatto: mentre il numero delle persone che ha un rapporto esclusivo con i media audiovisivi è tutto sommato stabile (dal 28,2% al 26,4%), diminuiscono in modo sostanziale quanti a radio e tv accompagnano la carta stampata (dal 42,8% al 24,9%). Oggi 4 italiani su 10 non hanno contatti con la carta stampata e questa distanza aumenta in modo rilevante tra i giovani marcando un +10% rispetto al 2006. Cosa dunque sta accadendo? Lo scenario di progressiva digitalizzazione dei media disegnato nel rapporto Censis-Ucsi è sicuramente un dato di fatto. Così come pare essere un dato di fatto che la maggiore fruizione di media digitali è legata alle potenzialità spazio-temporali dei mezzi (dal real time al wi-fi), alla loro accessibilità sempre più user friendly, a una qualche forma di interattività (più potenziale che davvero fruita). Basti pensare alla flessione dell’utenza registrata dagli stessi quotidiani online (dal 21,1% al 17,7%) che non è solo di natura economica, ma va rintracciata proprio nell’evoluzione degli impieghi della rete, popolata ogni giorno da nuovi strumenti: portali, blog, motori di ricerca, aggregatori di notizie. Per non parlare del fenomeno social network, in particolare Facebook. Al fenomeno ‘Faccialibro’ il rapporto Censis-Ucsi dedica una sezione specifica, evidenziandone la crescita esponenziale soprattutto tra i giovani, ma anche gli incredibili paradossi: per il 42,4% degli internauti Fb ‘sottrae tempo alla lettura dei libri’. Secondo il rapporto si viaggia sul web 2.0 soprattutto per mantenere i contatti con gli amici (70.5%), oppure per ritrovare i compagni di scuola (57,8%). La voce “diffondere informazioni e scambiare opinioni su una causa” marca uno sconsolante 3,5%. Alla faccia dell’estemporaneo dibattito sulla chiusura di Facebook, ritenuto da qualcuno «più pericoloso dei gruppi anni ´70»: di quel periodo, sul social network girano solo ingiallite foto del liceo. Ma cosa c’è allora davvero dietro l’avanzare del digitale e l’arretramento della carta stampata? Viene il sospetto che ci si trovi non solo davanti a un fronteggiamento di tecnologie ma anche a un arretramento nella fornitura di quei contenuti capaci di sviluppare pensiero. I contenuti forniti dai media digitali sono quasi sempre rapidi, essenziali, selezionati, semplificati, in alcuni casi velocemente deperibili; inoltre, attingono sempre più a piene mani dallo stile dell’intrattenimento. Per questo vengono fruiti con modalità analoghe: potremmo dire ‘buttati giù’. Niente a che vedere con la lettura di un quotidiano o di un libro, decisamente più impegnativa. Per una generazione che sempre più fatica a impugnare una penna, a leggere un editoriale, a comprendere la struttura narrativa di un romanzo d’autore, i 160 caratteri degli sms rischiano di essere una comoda via di fuga. Quello che preoccupa è anche la costante tendenza a retrocedere sul versante dell’educazione all’uso dei media: ai vecchi come ai nuovi. Il quotidiano da sfogliare perde colpi non in favore della sua moderna versione online ma del tg televisivo da 3 minuti senza volti (e anche senza redazione); il libro invecchia ma non certo in favore dell’e-book (il cui uso pure diminuisce); la rivista soccombe davanti al portale generalista sapientemente condito di gossip o, peggio, davanti a un video di Youtube. Chi spiega ai giovani le differenze di contenuto, di valore, di attendibilità, di stimolo tra questi prodotti dell’informazione? Invece di spiegare la complessità, insomma, si tende a facilitarla. Invece di stimolare corteccia cerebrale si tende a impegnarne zone sempre più ridotte. E tutti noi finiamo a buttar giù qualcosa che ha solo il sapore di birra. Meditate gente, meditate.

L’informazione e l’avanzare del digitale
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Fonte UNHCR
morti/dispersi nel mediterraneo nel 2017 2.992
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